Borse in attesa della Fed

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Il punto. Questa settimana le attenzioni degli operatori sono puntate tutte sulle riunioni delle Banche centrali. Ieri mattina la Bank of Japan ha mantenuto invariato il suo piano di stimolo monetario e, al tempo stesso, ha sottolineato i rischi di indebolimento della ripresa economica giapponese. Questa sera sarà la volta della Federal Reserve che dovrebbe confermare il costo del denaro, anche se Janet Yellen potrebbe aprire le porte a un possibile rialzo nel meeting di giugno alla luce degli ultimi dati arrivati sul fronte macro. Domani, alle 13, sarà la Bank of England a chiudere il cerchio con l’annuncio del tasso di interesse.

Intanto, questo lo sguardo del mattino sulle borse. Il Ftse Mib segna +0,79%, il Ftse Italia All-Share +0,78%, il Ftse Italia Mid Cap +0,65%, il Ftse Italia Star +0,53%.
Mercati azionari europei in verde: DAX +0,6%, CAC 40 +0,5%, FTSE 100 +0,4%, IBEX 35 +0,7%.
Mercati obbligazionari eurozona in lieve rialzo. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente scende di 1 bp allo 0,31%, quello del BTP scende di 2 bp all’1,34%. Lo spread è in calo di 1 bp a 103.
Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,2% circa.
Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -0,18%, Nasdaq Composite -0,45%, Dow Jones Industrial +0,13%.
In calo Tokyo con il Nikkei 225 a -0,83%. Incerte le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a +0,50%, a Hong Kong l’indice Hang Seng a -0,15%. Euro contro dollaro in lieve calo a 1,1085.

Borse asiatiche
Seduta contrastata per i mercati asiatici, mentre gli investitori attendono le decisioni della Federal Reserve e, soprattutto, indicazioni sulla possibile tempistica di un nuovo rialzo dei tassi da parte dell’istituto centrale Usa, dopo il primo incremento dal 2006 realizzato lo scorso dicembre.
La tendenza complessiva dei mercati azionari globali è negativa, anche se nella seduta di martedì il Dow Jones Industrial è riuscito a segnare un guadagno dello 0,13% (mentre S&P 500 e Nasdaq hanno chiuso in negativo), in scia a dati macroeconomici contrastanti.
Intanto i corsi del greggio tornano a crescere moderatamente, dopo che le indicazioni dell’American Petroleum Institute hanno evidenziato una crescita inferiore di circa la metà per le scorte in Usa rispetto a quanto atteso dagli analisti.
C’era attesa anche per il discorso di Li Keqiang davanti all’Assemblea nazionale del popolo, e il premier cinese parlando alla stampa ha sottolineato che Pechino rispetterà i propri target di crescita e nonostante la difficile congiuntura globale proseguirà con le riforme. Il risultato delle sue parole si è sentito sui corsi di Borsa, con Shanghai che ha virato in territorio positivo nella seconda parte della seduta, soprattutto grazie ai titoli bancari. In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno guadagnato lo 0,21% e lo 0,50% rispettivamente. Rimane invece ancora in negativo lo Shenzhen Composite che dopo la perdita dello 0,93% di martedì segna un’ulteriore flessione dell’1,02% al termine delle contrattazioni. Perde terreno anche Hong Kong: avvicinandosi alla chiusura l’Hang Seng è infatti in declino di circa lo 0,30% (peggio fa l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, in declino intorno allo 0,80%).
E complessivamente la seduta è in segno meno per l’Asia, con l’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, in declino di circa lo 0,30% allontanandosi ulteriormente dai massimi degli ultimi due mesi e mezzo toccati lunedì.
La giornata si era aperta con una nuova perdita per Tokyo, dopo che martedì la Bank of Japan aveva lasciato invariati i tassi allo 0,10% in negativo introdotto a sorpresa in gennaio, ma aveva anche in parte peggiorato l’outlook economico. Le parole del governatore Hakiro Kuroda davanti al Parlamento hanno però contribuito a un deprezzamento dello yen che non è stato comunque sufficiente a sostenere il listino azionario. Alla fine il Nikkei 225 ha perso lo 0,83% (performance sostanzialmente uguale a quella dell’indice più ampio Topix, in declino dello 0,84%), appesantito soprattutto dai titoli bancari. Peggiore performance della seduta, però, è stata quella di Sharp, crollata dell’11,84% su indiscrezioni che il takeover da parte di Hon Hai Precision Industry sia stato rimandato ulteriormente visto che l’azienda di Taiwan nota (e non sempre in positivo viste le polemiche sulle condizioni di lavoro nelle sue fabbriche cinesi) come Foxconn vuole verificare ancora dati di bilancio della conglomerata nipponica, in particolare per quanto riguarda il quarto trimestre.
Hanno chiuso invece in positivo Seoul e Sydney: a fine seduta il guadagno di Kospi e S&P/ASX 200 è infatti dello 0,25% e dello 0,15% rispettivamente.

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso contrastati alla vigilia delle decisioni della Fed. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,13% mentre l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno perso rispettivamente lo 0,18% e lo 0,45%.
Luci ed ombre dai dati macroeconomici pubblicati in giornata. Le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di febbraio un calo dello 0,1% m/m, risultando lievemente superiori alle attese fissate su un decremento dello 0,2%. L’indice escluso il comparto auto è diminuito dello 0,1% su base mensile a fronte di attese per una variazione negativa dello 0,2%.
L’indice Empire State Manufactoring (che misura l’andamento dell’attività manifatturiera di New York) si attesta nel mese di marzo a 0,62 punti da -16,64 punti di febbraio risultando nettamente superiori alle attese degli analisti fissate su un indice pari a -10 punti. Un valore al di sopra dello zero indica che l’economia del settore manifatturiero dello stato di New York è in fase di espansione.
L’indice grezzo dei prezzi alla produzione ha evidenziato, nel mese di febbraio, una flessione dello 0,2%, dopo l’incremento dello 0,1% della rilevazione precedente. Su Base annuale il PPI ha registrato una variazione nulla dal -0,2% di gennaio. L’indice core (esclusi energetici ed alimentari) è invece rimasto invariato su base mensile (consensus +0,1%). Su base annuale, l’indice Core ha fatto segnare un incremento pari all’1,2%.
Le scorte delle imprese sono cresciute dello 0,1% nel mese di gennaio a fronte di un calo dello 0,1% atteso.
L’Indice del Mercato Immobiliare NAHB si è attestato nel mese di marzo a 58 punti. Il dato risulta inferiore alle attese degli analisti pari a 59 punti ma in linea con rilevazione precedente.

Europa
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in rialzo nel giorno delle decisioni della Fed. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,5%, il Cac40 di Parigi lo 0,55%, il Ftse100 di Londra lo 0,4% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,6%.

Italia
Piazza Affari ieri ha chiuso in ribasso in scia alla debole chiusura delle Borse asiatiche e all’andamento negativo di Wall Street, che ha sofferto il pesante calo delle quotazioni del petrolio. L’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dell’1,14% a 18.765 punti.
Tonfo di Mps (-6,06% a 0,596 euro) dopo l’exploit di lunedì. I rumors, rilanciati dall’agenzia Reuters, hanno depresso l’andamento del titolo. Secondo l’agenzia, infatti, il Tesoro potrebbe aumentare la sua partecipazione nella banca senese dal 4% al 7% in scia al possibile pagamento in azioni degli interessi mancanti sui Monti Bond.
Vendite anche sugli altri titoli del comparto bancario: Popolare dell’Emilia Romagna ha ceduto il 3,09% a 5,02 euro, Popolare di Milano il 5,09% a 0,709 euro, Ubi Banca il 2,77% a 3,996 euro, Unicredit il 2% a 3,922 euro.
In caduta Tod’s (-6,68% a 68,50 euro) all’indomani dei conti. Il gruppo della famiglia Della Valle ha chiuso il 2015 con un utile netto in calo del 4,5% a 92,7 milioni di euro, sotto le attese degli analisti che si aspettavano profitti superiori a 100 milioni.
Nel settore del lusso le vendite hanno colpito duramente anche Salvatore Ferragamo che ha perso il 4,29% a 21,62 euro.
Di contro Campari (+1,80% a 8,50 euro) ha brindato al lancio dell’Opa amichevole sulla francese Société des Produits Marnier Lapostolle, proprietaria del celebre brand Grand Marnier.
Positiva anche Telecom Italia (+1,65% a 1,049 euro): La Repubblica ha scritto che dietro le quinte continuano i movimenti in attesa che si concluda l’unione tra Orange e Bouygues. Il regista dell’operazione sarebbe Vincent Bollorè, presidente di Vivendi, che nelle scorse settimane avrebbe incontrato prima il premier Matteo Renzi e poi il numero uno di Orange, Stephane Richard. Secondo il quotidiano, il disegno del finanziere bretone sarebbe quello di diventare il primo azionista di un colosso franco-italiano che avrebbe in pancia Orange, Telecom Italia, Bouygues e forse anche Mediaset.

I dati macro attesi oggi
Mercoledì 16 marzo 2016

10:30 GB Tasso di disoccupazione gen;
10:30 GB Variazione n° richiedenti sussidi disoccupazione gen;
13:30 USA Nuovi cantieri residenziali feb;
13:30 USA Licenze edilizie feb;
13:30 USA Inflazione feb;
14:15 USA Produzione industriale feb;
15:30 USA Scorte settimanali petrolio e derivati;
19:00 USA Riunione FOMC (Fed);
19:30 USA Conferenza stampa Janet Yellen (Fed).