Borse in calo, pesano i dati sull’economia cinese

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Il punto della mattinata. Borsa italiana in rosso. Vendite sui bancari e gli assicurativi. In netto calo anche i mercati azionari europei, in scia ai segnali di rallentamento dell’economia cinese.
Il Ftse Italia All-Share segna -1.15%, Ftse All-Share Capped -1.16%, Ftse Mib -1.28%, Ftse Italia Mid Cap -0.39%, Ftse Italia Small Cap +0.23%, Ftse Italia Star -0.64%, Ftse Aim Italia +0.32%.

Avvio di seduta difficile per i titoli del settore assicurativo, con UnipolSai (-3,8%) in forte ribasso, seguita da Generali (-2,7%) e Unipol GF (-3,6%). Bancari in rosso: indice FTSE Italia Banche -1,8%, EURO STOXX Banks -2%.

Il Dax30 di Francoforte cede l’1,2%, il Cac40 di Parigi l’1,3%, il Ftse100 di Londra lo 0,8% e l’Ibex35 di Madrid l’1,1%.
Obbligazionario eurozona positivo. Il rendimento del Bund decennale scende di 1 bp a +0,05%, quello del BTP cede 2 bp all’1,45% (-2 bp anche per il Bono all’1,04%). Lo spread scende di 1 bp a 140. Oggi aste di BTP a 3, 7 e 15 anni per massimi 8,5 miliardi di euro.
Euro debole contro dollaro. EUR/USD al momento viene scambiato poco sopra quota 1,10, sui minimi da fine luglio.

In Germania l’Ufficio Federale di Statistica (Destatis) ha reso noto il dato definitivo relativo all’inflazione di settembre. L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,1% su base mensile ed è aumentato dello 0,7% su base annuale, confermando la lettura preliminare. L’indice armonizzato è invece rimasto invariato su base mensile ma è cresciuto dello 0,5% su base annua.

Le chiusure della seduta precedente. Come accennato, l’Asia è frenata dall’export cinese. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,39%.
Poco sopra la parità, invece, la chiusura di ieri a Wall Street: S&P 500 +0,11%, Nasdaq Composite -0,15%, Dow Jones Industrial +0,09%.

L’attenzione degli operatori, in serata, è stata rivolta alla pubblicazione dei verbali FOMC, ma ancora una volta è emerso che nell’ultima riunione del comitato direttivo della Fed è stata soltanto sfiorata la decisione di alzare i tassi ufficiali.

Future sugli indici azionari americani in ribasso dello 0,6-0,7 per cento.

Borse asiatiche

Sono i “fattori “locali”, secondo gli analisti, a spingere in basso le piazze asiatiche. A cominciare dalle sorti del re della Thailandia Bhumibol Adulyadej, i cui gravi problemi di salute avevano già spinto al crollo del 6% mercoledì la piazza di Bangkok e all’ulteriore declino di circa il 2% nella seduta che contribuisce alla perdita superiore al mezzo punto percentuale dell’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso. 
Rilevanti, poi, sono i dati macroeconomici in arrivo dalla Cina. In settembre l’export di Pechino è calato del 10,0% su base annua contro il 2,8% di declino registrato in agosto e ben oltre la flessione del 3,2% del consensus del Wall Street Journal. Le piazze della Cina continentale non sono però le più colpite e anzi a circa un’ora dalla chiusura, Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 virano in positivo e si muovono poco sopra la parità, mentre è intorno allo 0,20% il guadagno dello Shenzhen Composite. Non sembra fermarsi, invece, la striscia di declino di Hong Kong, che continua a scontare però i timori di un rallentamento degli investimenti dalla Cina continentale e di una frenata del mercato immobiliare anche per il probabile rialzo dei tassi in Usa.

L’Hang Seng perde circa l’1,30% (e fa peggio l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, il cui declino è intorno all’1,60%).

A Tokyo, il Nikkei 225 ha segnato una perdita dello 0,39% (chiude invece praticamente invariato l’indice più ampio Topix). 
Fa peggio Sydney, con l’S&P ASX 200 in declino dello 0,71% al termine degli scambi, mentre è intorno allo 0,90% la perdita del Kospi di Seoul.

Borsa Usa

Poche sorprese dalla Fed. La Borsa di New York ha chiuso la seduta poco mossa. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,09%, l’S&P 500 lo 0,11% mentre il Nasdaq Composite ha perso lo 0,15%. Dai verbali del Fomc, il comitato operativo della Fed, è emersa la volontà di alzare “presto” i tassi di interesse. Al mercato non sono arrivate tuttavia indicazioni sulla tempistica di un incremento del costo del denaro. L’indagine JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) segnala che le posizioni lavorative ricercate dai datori di lavoro ad agosto si sono attestate a 5,443 milioni, in calo rispetto a 5,831 milioni di luglio e inferiori a 5,443 milioni attesi dagli economisti. 

I dati macro attesi oggi
Giovedì 13 Ottobre 2016

04:39 CINA Bilancia commerciale set;

08:00 GER Inflazione finale set;
13:00 GB Verbali BoE;

14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione;

14:30 USA Indice prezzi importazioni set;

17:00 USA Scorte settimanali petrolio e derivati.