Botta e risposta De Luca-de Magistris. Il primo: Sindaco strafallito. L’altro: Governatore in stato confusionale

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In foto Vincenzo De Luca e Luigi de Magistris in un'immagine di archivio

“In un momento così serio, mi imbarazza perdere anche un minuto su chi parla di cose di cui non capisce nulla. Rilevo il fatto sconcertante che apra ancora bocca un sedicente sindaco che è l’espressione del più grande disastro amministrativo d’Italia: quasi tre miliardi di euro di debiti, i tributi più alti d’Italia, trasporto pubblico distrutto, manutenzioni zero e parchi devastati”. Così, in un’intervista al “Corriere della Sera”, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca commenta le critiche espresse nei confronti del suo operato dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Parla uno – aggiunge De Luca – che voleva varare la “flotta partenopea” e stampare una moneta comunale. Parla uno che non ha fatto nulla di nulla per il controllo della movida e il rispetto delle ordinanze. E venerdì sera di fronte a una città devastata dai delinquenti faceva il commentatore televisivo come se fosse a teatro. In qualunque Paese civile al mondo un tale soggetto, copertosi di gloria come magistrato e strafallito come sindaco, dovrebbe essere messo in quarantena per i prossimi 20 anni. Soltanto in Italia possono essere chiamati a fare i commentatori lui e i parcheggiatori abusivi”.
“De Luca è in stato confusionale – ha affermato, dal canto suo, Luigi de Magistris, intervistato da “La Stampa” -. Si è reso conto della tensione sociale. Ha capito che non puoi fare un annuncio del genere senza prima organizzare le attività di ristoro. Ha scatenato il pandemonio. Ora scarica la responsabilità sul governo e sulla città di Napoli, senza averla mai coinvolta in nulla. Non ci dava nemmeno i dati. Abbiamo scoperto clandestinamente che l’aumento dei contagi avveniva in campagna elettorale, da fine agosto. Ma come? Ti comporti da sovrano assoluto, da tiranno, e poi scarichi le responsabilità sui territori?”. “Napoli bisogna conoscerla bene – ha continuatto -. Dobbiamo partire dalla crescente fragilità che monta: esasperazione, situazioni economiche precarie, il lavoro che viene meno, sofferenze psicologiche. L’annuncio di quel lockdown regionale ha prodotto l’immediata trasformazione dei sentimenti che covano, che esistono, che stanno nell’animo, non dei camorristi e dei violenti, ma nel corpo di Napoli”. De Magistris ricorda che, prima dei disordini di venerdì sera, “c’erano state tante manifestazioni, tutte pacifiche. Eppure proprio questo era il rischio a cui andavamo incontro, lo avevo segnalato già a marzo. E cioè: il rischio che frange estreme, criminali e anche eversive si potessero innestare sul malessere sociale per usare la protesta. Questo è successo venerdì notte a Napoli”.