(Br)Exit or Remain? Il futuro dell’Unione Europea passa da Londra.

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Exit or Remain? Giovedí 23 Giugno i britannici troveranno quest’alternativa sulle schede il cui scrutinio deciderà del futuro del (Regno Unito nell’) Unione Europea. I cittadini di Oltremanica sono chiamati ad una scelta cruciale, in un Referendum che, assicurano gli addetti ai lavori, non sarà in ogni caso privo di conseguenze per quasi 500 milioni di cittadini europei: l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione politica europea (non è mai entrata in quella monetaria – UEM  – al pari di Danimarca, Svezia ecc.) costituirebbe un precedente senza pari, che gli esperti più catastrofisti ritengono possa aprire, all’alba del 50esimo anniversario dalla nascita, addirittura alla dissoluzione della UE. Attualmente questa previsione sembra essere dettata dagli eccessi del fronte scetticista europeo (convinto che l’uscita britannica possa provocare uno “spillover”) ma nel frattempo le più grandi borse europee continuano a bruciare miliardi di euro al giorno per il solo fatto che le previsioni diano il fronte del Brexit in vantaggio di circa 5-10 punti. È l’art. 50 del Trattato di Lisbona che permetterebbe ai “sudditi” della Regina di attivare il recesso dall’UE e mettere fine alla cessione di sovranitá prevista dal TUE (allora non ancora previsto) al momento dell’ingresso nell’Unione. Il Brexit, infatti, non è solo una scelta di mera propaganda politica: il fronte del No (l’UKIP di Nigel Farage in primis) spinge perchè Londra riacquisti cosí il potere di definire strategie protezioniste in punti caldi come immigrazione, lavoro, politica estera. D’altra parte lo schieramento europeista, capeggiato dal Premier David Cameron, teme che, in caso di uscita, il Regno Unito resti isolato a livello politico-economico, che la sterlina perda la stabilità che la caratterizza da decenni, che l’economia inglese non possa assorbire l’eventuale contraccolpo, che la Gran Bretagna non riesca più a fronteggiare l’egemonia tedesca nel vecchio continente. Mentre il partito laburista e, per ovvie ragioni, la stessa Monarchia non lasciano trasparire nulla sulle proprie convinzioni in tema, il popolo britannico, dopo il referendum sulla secessione scozzese, è  chiamato nuovamente a decidere del futuro. Ma, questa volta, non solo del proprio.