Brevi interviste con uomini schifosi di D. F. Wallace: al San Ferdinando il teatro scomodo di Daniel Veronese

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in foto Paolo Mazzarelli e Lino Musella

di Erika Basile

Uno spazio bianco, un tavolo, due uomini. Otto brevi round, indipendenti, ciascuno annunciato dal suono di una campanella. Il drammaturgo e regista argentino Daniel Veronese mette in scena Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace. Al Teatro San Ferdinando di Napoli dal 1 al 6 febbraio.
Lo scrittore statunitense, morto suicida a quarantasei anni, nel 2008, è considerato uno dei più geniali e tormentati della sua generazione. Pubblicato nel 1999, Brief Interviews with Hideous Men è stata la prima raccolta di narrativa di Wallace dopo Infinite Jest, il suo racconto epico sulla cultura americana. I monologhi selezionati da Veronese, nella traduzione di Aldo Miguel Grompone e Gaia Silvestrini, sono stati trasformati in conversazioni tra un uomo e una donna, che svolge la funzione di sparring partner. Paolo Mazzarelli e Lino Musella si alternano nei due ruoli, per sperimentare un cambio continuo di prospettiva: “penso che mettersi nei panni dell’altro sia fondamentale”, sostiene Veronese. La trama è assente. Ma ogni incontro contribuisce, con humor tagliente, a creare un vero e proprio bestiario dell’egoismo maschile. Le strategie di seduzione e l’oggettivazione sessuale restituiscono l’immagine di una mascolinità costruita sulla incapacità di apprezzare e rispettare la donna. E rappresentano l’impossibilità di stabilire una connessione fondata sull’amore, sulla lealtà e sulla fiducia. Si assiste al cristallizzarsi di due universi paralleli. Da una parte, quello maschile, caratterizzato da un atteggiamento cinico, manipolatorio, indifferente e psicologicamente violento, che si autoassolve. Dall’altra, quello femminile, in cui prevalgono lo sconforto e la rassegnazione. Questi uomini “orribili”, persi nel loro disinteresse narcisistico, sono incapaci di empatia e di vedere realmente la donna, se non come uno specchio, in cui riflettere la propria immagine. La necessità di pensare a se stessi come ad amanti formidabili li induce a usare ogni mezzo, comprese la falsa erudizione e la menzogna, per raggirare e possedere quanti più “corpi” possibile. Mascherando, in questo modo, il vuoto emotivo che genera la loro compulsione. Tutta la messa in scena appare essenziale, manca la musica e non c’è travestimento per gli attori, che recitano a piedi scalzi. Protagonista è la verità che si mostra nuda in questa dissezione della psiche maschile. Sono uomini che odiano le donne. “Secondo Wallace, la buona letteratura deve mettere a disagio chi è a suo agio e rassicurare chi è a disagio. Penso che lo stesso precetto sia applicabile al teatro indipendente: lo spettatore – afferma il regista – deve uscire diverso da come è venuto a vedere lo spettacolo. Il teatro deve essere scomodo”. E Brevi interviste con uomini schifosi lo è. Senza alcun dubbio.