Brexit, duro colpo per gli europeisti. Mattarella: Ora rilanciare l’Ue

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Un duro colpo agli europeisti convinti, che però non mollano e dopo il voto sulla Brexit rilanciano: l’Europa ora va riformata in difesa del suo valore fondante. E’ nelle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si ritrova la sintesi del sentire tra tutti coloro che hanno creduto e credono ancora di più oggi nell’Unione. “Rispetto” e “rammarico” sì, dice il capo dello Stato da Lubiana, in occasione delle celebrazioni per il XXV anniversario della Repubblica di Slovenia, ma anche la convinzione nel “riaffermare la validità storica e l’importanza per il futuro dei nostri giovani dell’Unione europea e delle sue prospettive che vanno rilanciate con convinzione”. Non a caso Mattarella oggi ha comunque deciso di non rinunciare al viaggio, durante il quale incontrerà i suoi omologhi di Croazia, Austria, Ungheria e Germania, Kolinda Grabar-Kitarovic, Heinz Fischer, Janos Ader e Joachim Gauck.
Un atto a conferma della convinzione che l’Europa debba andare avanti unita. Sicuramente più tagliente e incisiva l’analisi di Giorgio Napolitano, che in più occasioni si è speso nel difendere l’unità dell’Ue: “E’ un colpo molto duro, elemento di grande destabilizzazione economico, finanziario e politico. Bisogna chiedersi quanto sia stato incauto proporre questo referendum su una materia di enorme complessità”. Secondo il presidente emerito sull’esito del referendum in Gran Bretagna “hanno prevalso elementi emotivi” come i flussi migratori prosegue Napolitano. E sull’idea che il referendum sia stato espressione di democrazia il senatore a vita non ha dubbi: “La democrazia, innanzitutto, e la Gran Bretagna ce lo ha insegnato già secoli, è il popolo che si esprime anche affidando ai rappresentanti le scelte e le decisioni. Sono i Parlamenti eletti che lavorano sotto il controllo dell’opinione pubblica. I referendum sono strumenti e nella nostra Costituzione non possono essere convocati sui trattati internazionali, perchè temi così complessi non possono essere affidati ad un voto superficiale e impulsivo”. E a chi oggi approfitta incitando il Pasese a seguire le orme della Gran Bretagna, Napolitano attacca: “Pura demagogia pensare di chiedere nel nostro paese il referendum per l’uscita dall’Europa” una “aberrazione il referendum inglese, istituto che non e’ previsto dalla nostra costituzione che saggiamente ha escluso consultazioni popolari sui trattati internazionali”. Il senatore a vita infatti confida che l’Italia proceda nella “continuita’ nella tradizione di integrazione e auspico un clima meno stridente rispetto all’esigenza di un Paese che si consolida e non si destabilizza”.
Romano Prodi invece analizzando il “problema del contagio” è sicuro che sia “meno di quello che la gente pensi, perché i Paesi dell’Europa orientale, dell’ex area dell’Unione Sovietica, che sarebbero i più tentati, ricevono però quantità cospicue di risorse dall’Unione Europea e quindi il loro tenore di vita precipiterebbe”. Secondo l’ex commissario Ue bisogna andare “adagio a parlare di dissoluzione. Certamente è un segnale fortissimo sia per Bruxelles, per una politica che non si è resa conto dei problemi di tutti, sia anche per la stessa Gran Bretagna che potrà avere anche dei momenti di tensione interna estremamente forte e questo proprio per la diversità con cui si è votato”. Ora però, conclude Prodi è “il momento delle riforme” in Europa. Dura la critica di Massimo D’Alema al premier David Cameron, un voto “frutto della debolezza di una leadership britannica. Cameron ha giocato con il fuoco. Ha promesso il voto per avere i voti degli antieuropeisti pensando di vincere poi il referendum e restare in sella. Ma le furbizie si pagano. Non si governano grandi scelte attraverso manovre furbesche”. Secondo l’ex premier “i problemi più gravi li avranno loro, la Gran Bretagna pagherà un prezzo molto alto. Innanzitutto è in discussione l’unità del Regno Unito perchè sia l’Irlanda del Nord che la Scozia non intendono uscire dell’Ue e quindi potrebbero uscire da Regno Unito, e poi senza dubbio il Regno Unito pagherà un prezzo in termini economici di isolamento molto pesante”. D’Alema però si allinea con chi non vuole mollare il sogno dei padri fondatori: “Serve un rilancio del processo di unità politica a questo punto con quelli che sono disponibili, cioe’ occorre puntare ad una cooperazione politica rafforzata tra i paesi che sono disponibili”.