Brexit più debole, la coppia GBP/USD vola a 1,4625 nella seduta asiatica

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Il punto. Avvio in rialzo a Milano: il Ftse Mib +2,53%, Ftse Italia All Share +2,45% e Ftse Italia Star +1,9 per cento.

Guadagnano terreno anche gli altri indici europei con il Dax che segna un +2,72%, il Cac 40 che recupera il 2,76% e il Ftse 100 che segna un rialzo di 2,09 punti percentuali. Bene anche l’Ibex 35 (+3,01%).

Molto bene i bancari in avvio con il Ftse Italia Banche che recupera il 5,68% incoraggiato da titoli come Bper (+8,29%), Ubi Banca (+8,07%) e Bpm (+8,38%). Molto bene anche Mps (+7,12%) e Unicredit (+6,88%). Acquisti su Intesa (+5,1%) e Banco Popolare (+4,93%).

Per quanto riguarda Unicredit continua a destare l’attenzione il dibattito sul futuro amministratore delegato: il Fatto Quotidiano ha scritto ieri che questa settimana potrebbe essere nominato per questo ruolo l’ex ministro dell’Industria, Corrado Passera. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan venerdì ha auspicato un decisione rapida sul caso dicendo che “ci sono nomi assolutamente all’altezza”. Il Fondo di tutela Depositi e Prestiti ha approvato il nuovo schema volontario che prevede un ampliamento delle risorse e una semplificazione degli interventi sulle banche in crisi.

Forex. L’EUR/USD la notte scorsa è andato benissimo. La moneta unica ha guadagnato lo 0,80% contro il biglietto verde e ora si muove verso l’area di resistenza a 1,14 (massimo precedente e livello psicologico). E, tuttavia, la moneta unica è la valuta più rischiosa in vista del voto sulla Brexit, perché le conseguenze per l’UE sono molto incerte e genererebbero forti incertezze per la politica. 
Ad ogni modo, tra le fine della scorsa e l’inizio di quest’ottava, la sterlina britannica ha fatto registrare i guadagni maggiori fra le valute G10, perché aumentano le probabilità che il Regno Unito rimanga nell’Unione Europea. Nelle ultime settimane, il mercato è oscillato fra avversione e propensione al rischio, perché i sondaggisti davano risultati temporanei contrastanti. Stamattina, l’ultimo sondaggio mostra che il fronte del “rimanere” sta acquisendo slancio; il mercato, quindi, è passato in modalità di propensione al rischio, gli investitori acquistano sterlina, euro e titoli azionari, liberandosi di oro e yen giapponese. La coppia GBP/USD ha compiuto un rally da 1,4390, all’inizio della seduta asiatica, a 1,4625 sull’onda dei sondaggi britannici che danno il voto per “rimanere” in testa. I movimenti di questa mattina della GBP e degli asset rischiosi mostrano ancora una volta la reazione eccessiva dei sottili mercati asiatici agli eventi del fine settimana.
Insomma, via via che migliorava la propensione al rischio gli investitori hanno cominciato nuovamente a vendere lo yen giapponese. L’USD/JPY ha guadagnato lo 0,50% in apertura, raggiungendo quota 104,85, per poi stabilizzarsi intorno a 104,65. 
Altra giornata difficile per l’oro, che a Tokyo ha ceduto l’1,20%. Neanche l’incertezza generata dalla situazione nel Regno Unito ha consentito al metallo giallo di violare la forte resistenza costituita dal massimo del 22 gennaio 2015, pari a 1.307,62 USD. Probabilmente i prezzi dell’oro continueranno a muoversi lateralmente prima di giovedì. Nel caso di Brexit, molto probabilmente l’oro salirà alle stelle, muovendosi rapidamente verso il livello a 1.400. Ma se i britannici decideranno di rimanere nell’UE, il Gold invertirà bruscamente marcia e il primo obiettivo sarà il livello a 1.200.

Borse asiatiche
La nuova settimana si apre in significativo progresso per l’Asia (in particolare per Tokyo) grazie soprattutto all’allontanamento dello spettro della possibile uscita della Gran Bretagna dall’Europa. L’assassinio di Jo Cox, parlamentare laburista e decisa oppositrice della Brexit, oltre ad avere messo in stand-by le campagne dei due fronti in vista del referendum del prossimo 23 giugno sembra fare pendere la bilancia a favore degli europeisti, anche se non si possono escludere ulteriori fluttuazioni dei mercati in scia ai timori più o meno fondati per una vittoria dei “separatisti”. Il risultato, per ora, è però il rafforzamento della sterlina e il relativo indebolimento dei cosiddetti beni-rifugio (l’oro è in declino di oltre l’1% dopo avere sfiorato un guadagno del 2% settimana scorsa), a partire dallo yen. La valuta nipponica perde circa mezzo punto percentuale nei confronti del dollaro Usa: settimana scorsa si era apprezzata del 2,7% oltre che per i timori di Brexit anche per le decisioni “attendiste” di Federal Reserve e Bank of Japan. 
In scia allo yen, Tokyo ha aperto la seduta in deciso rialzo: a fine sessione il Nikkei 225 ha segnato un progresso del 2,34% (performance simile per l’indice più ampio Topix, apprezzatosi del 2,39%). Positiva anche la giornata di Sydney e Seoul: al traino della Borsa nipponica S&P/ASX 200 e Kospi guadagnano l’1,82% e l’1,42% rispettivamente.
La settimana parte invece in modo più contrastato per i mercati della Cina continentale, che avevano comunque registrato perdite decisamente inferiori a quella di Tokyo la scorsa ottava. 
In vista della chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,10% mentre è in positivo, anche se molto vicino alla parità, lo Shenzhen Composite. 
Come spesso accade Hong Kong è invece maggiormente allineata a Tokyo: l’Hang Seng guadagna circa l’1,50% (performance simile per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China). 
Sul fronte macroeconomico due i dati usciti nel weekend: quello sulla bilancia commerciale del Giappone e quello sui prezzi delle case in Cina. In maggio l’export del Sol Levante è calato per l’ottavo mese consecutivo (10,4% su base annua, contro il declino del 10,1% di aprile). Le importazioni sono invece scese del 13,8% lo scorso mese, contro il crollo del 23,3% di aprile. Il risultato è stato un deficit della bilancia commerciale di 40,7 miliardi di yen contro il surplus di 823,5 miliardi di yen di aprile e quello di 26,5 miliardi del consensus di Wall Street Journal e Nikkei. In Cina, invece, maggio è stato l’ottavo mese consecutivo di progresso per i prezzi delle case, dopo una striscia negativa che era durata 14 mesi. I prezzi medi delle nuove abitazioni sono cresciuti lo scorso mese del 6,9% su base annua rispetto al 6,2% registrato in aprile (4,9% in marzo).

I dati macro attesi oggi
Lunedì 20 Giugno 2016

04:00 CINA Produzione industriale mag;

04:00 CINA Investimenti fissi mag;

04:00 CINA Vendite al dettaglio mag;

07:50 GIA Indice manifatturiero BSI trim2

08:00 GER Indice prezzi produzione mag.