Brexit, si dimette la ministra Leadsom

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Londra, 22 mag. (AdnKronos) – Si è dimessa Andrea Leadsom, ministra per i rapporti con il Parlamento. “Non credo più che il nostro approccio porterà dei risultati – ha scritto in una lettera alla premier Theresa May – E’ con grande rammarico e con il cuore pesante che ho deciso di dimettermi dal governo”. Nella lettera, la Leadsom, che nel 2016 aveva partecipato alla corsa per la leadership del Partito conservatore, motiva tra l’altro così il suo gesto: “Non credo che si sarà un Regno Unito veramente sovrano con l’accordo che è stato proposto. Ho sempre sostenuto che un secondo referendum sarebbe pericolosamente divisivo e non sostegno un governo che vuole facilitare una tale concessione. C’è stata un fallimento dei processi governativi per cui le proposte legislative sulla Brexit non sono state appropriatamente controllate o approvata dai membri del governo”.

La May è sempre più isolata all’interno del governo e del partito conservatore. L’apertura della premier a un secondo referendum sulla Brexit ha avuto effetti dirompenti nell’ambito dell’esecutivo e dei Tory. Stamattina i ministri legati all’ala euroscettica, compresi Michael Gove e Andrea Leadsom, che poi in serata si è dimessa, si sono riuniti e hanno definito una linea che non prevede la presentazione, alla Camera dei Comuni, dell’attuale versione della legge destinata a definire la Brexit.

A minacciare la leadership di May contribuirebbe anche il meeting che il ‘1922 Committee’, il Comitato del Partito conservatore del quale fanno parte tutti i deputati senza incarichi governativi, dovrebbe tenere in serata. I parlamentari potrebbero valutare la modifiche delle norme per consentire un immediato voto di fiducia.

Da Downing Street, intanto, un portavoce getta acqua sul fuoco e descrive una situazione sostanzialmente lineare. “Il primo ministro è concentrato sul proprio incarico, le ultime 24 ore hanno dimostrato che l’impegno è notevole”, ha detto il portavoce rispondendo a domande sull’ipotesi di dimissioni immediate della premier. May, ha aggiunto, secondo i programmi incontrerà il presidente del 1922 Comittee, per definire i passaggi che porteranno al previsto avvicendamento ai vertici del partito.

Sale la rivolta fra i Brexiteer del partito. L’ex ministro degli Esteri Boris Johnson, che si candida alla sua successione, ha già detto che voterà contro l’accordo di ritiro. “Il compromesso, particolarmente la promessa di una unione doganale post Brexit con l’Ue e una nota parlamentare sulla tenuta di un secondo referendum sulla Brexit, vanno contro il manifesto conservatore- ha twittato – Possiamo e dobbiamo fare meglio per realizzare quanto votato dagli elettori”. Altrettanto negativo è il giudizio dell’ultraconservatore Jacob Rees Mogg. “Le ultime proposte del primo ministro sono peggiori di prima e ci lascerebbero profondamente legati all’Ue”, ha tuonato su Twitter. La May ha superato un voto di sfiducia interno al suo partito in dicembre e secondo le regole in vigore questo la mette a riparo fino alla fine dell’anno.