Brexit, un software per la nuova Europa

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Il popolo inglese ha gonfiato il petto e spezzato le catene votando per la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa. Accanto a motivazioni politiche, economiche, sociali, quelle di carattere psicologico devono aver avuto la loro parte. E non certo marginale. L’insoddisfazione per il presente, il senso di costrizione e d’impotenza che sta pervadendo il vecchio mondo più che il nuovo, l’angoscia per un futuro con tante di quelle incognite che aggiungerne una non spaventa, producono una voglia di evasione non più contenibile. Non si può negare, infatti, che questa Europa da cui gli inglesi fuggono (con quale velocità e per arrivare a quanta distanza si vedrà) abbia generato per i suoi cittadini una serie di gabbie e recinti così limitanti da degradarli (degradarci) al rango di sudditi. Stimando gli anglosassoni la libertà più di ogni altra cosa – e in misura certamente maggiore dei cugini sul Continente che si limitano a mugugnare sognando più garanzie – hanno deciso di riconquistarne un pezzo anche a costo di perdere qualcos’altro. È una scelta di vita resa possibile dalla capacità di accettare lacrime a sangue (non sarebbe la prima volta) piuttosto che soggiacere a una qualsivoglia forma di dittatura. Rifiutano il giogo di Bruxelles, i discendenti di Riccardo Cuor di Leone, e sono pronti ad accettarne le conseguenze. L’Unione che avrebbe dovuto assicurare alle popolazioni associate più ricchezza e benessere, maggiori opportunità, mai più guerre, si è rivelata un freno più che uno strumento di promozione e nessuno può negare che questa sia ormai una convinzione diffusa. Senza voler togliere merito alla generosa intuizione dei Padri Fondatori, i cui principii restano condivisibili, è esperienza comune che i risultati raggiunti siano distanti dagli obiettivi indicati a conferma che qualcosa è andato storto. Eppure i segnali d’irritazione, di disaffezione se non di repulsione per un sistema divenuto più adatto a sostenere se stesso che i soggetti, individuali e collettivi, che avrebbe dovuto guidare verso un mondo migliore c’erano tutti. Peccato che siano stati bellamente ignorati, a volte con arroganza. L’occasione sarà propizia per cercare e magari trovare un modello nuovo di pensiero e di azione. Un software moderno e sensibile in grado di alimentare e far funzionare l’hardware arrugginito al quale abbiamo affidato i nostri destini, oggi con qualche preoccupazione in più.