Brs, male la capitalizzazione e la palla passa ai soci forti: in bilico Carisal

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Tre milioni su 29, raggiunto appena il 10% del totale previsto. Si è concluso così qualche giorno fa l’aumento di capitale della Banca Regione di Sviluppo. Gran parte dei 2.136 soci, in pratica, si sono tirati fuori dall’operazione decidendo di affidare al comitato di garanzia il compito di salvare l’istituto. 
 
Si apre così a nuovi azionisti. Le sottoscrizioni potranno essere effettuate nel periodo compreso tra il 16 e il 23 agosto prossimi e ognuna delle 372mila azioni in vendita avrà un costo di 80 euro. 
A seguire da vicino tutti i delicati passaggi di questa fase è lo studio legale napoletano di Daniele Marrama, avvocato e presidente dell’Istituto Banco di Napoli Fondazione che è anche il principale investitore nell’aumento di capitale di Brs con una cifra di 8 milioni di euro. Gli altri attori del patto di sindacato sono la Lgr di Carlo Pontecorvo, il presidente di Brs, che mette sul piatto 6 milioni di euro, Banca Promos di Ugo Malasomma (1 milione), M.Car concessionaria Bmw della famiglia Pascarella (1 milione), e Deriblok della famiglia Cincotti (500mila euro). Quest’ultima azienda, attiva presso la zona industriale di Battipaglia (Salerno), produce le bottiglie in plastica della Ferrarelle, al cui vertice c’è sempre Pontecorvo.
 
In bilico pare invece la Fondazione Cassa di Risparmio di Salerno (Carisal), che negli ultimi giorni ha manifestato l’intenzione di uscire dal gruppo di investitori. La fondazione salernitana non più tardi di due mesi fa si era impegnata per una cifra di due milioni di euro. Adesso però non tutti membri del consiglio di amministrazione sono convinti della bontà dell’investimento.
La sopravvivenza della banca napoletana non dovrebbe comunque essere in discussione nel breve periodo. Secondo le regole della Banca d’Italia, infatti, ai fini della continuità aziendale è necessario un coefficiente minimo di patrimonializzazione pari al 14,5 per cento. I 20 milioni in entrata dagli investitori assicureranno il superamento di tale tetto fino al raggiungimento del 15,6 per cento. Rimarrà comunque lontano l’obiettivo del 20 per cento inizialmente prefissato con l’avvio dell’operazione di ricapitalizzazione. 
 
Per questo per il futuro non si escludono provvedimenti estremi come quelli di “bail in” (che coinvolgerebbero anche i risparmiatori con con conti correnti superiori a 100mila euro) o, più probabilmente, la nascita di un’aggregazione a tre tra Banca Regione di Sviluppo, Banca Promos e Banca del Sud.