Bufala Dop: fatturato da 577 milioni, ma il giro d’affari ne vale più del doppio

23

Le 90 aziende del Consorzio di Tutela Bufala Campana Doc, il più grande distretto agroalimentare del Mezzogiorno, hanno generato nel 2017 un fatturato di 577 milioni di euro, ma il giro d’affari dell’intera filiera bufalina nel sistema economico locale vale 1,218 miliardi di euro. Lo evidenzia Svimez, associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno, in uno studio che fa emergere anche l’alto livello di redditività delle imprese del comparto. Il margine medio d’impresa, calcolato rapportando il risultato prima delle imposte al volume del fatturato, risulta infatti pari al 6,3%, che sale al 6,8% al lordo della gestione finanziaria. Un risultato in linea con quello di un’azienda dell’automotive di fascia alta come Audi.
Gli addetti del settore sono 11.200 e nel 2018 le esportazioni sono state pari al 32,75%. La crescita dei consumi ha riguardato soprattutto il Nord Ovest (+3%) e all’estero i mercati di sbocco principali sono Germania, Francia, Regno Unito, Usa, Spagna e Svizzera, con un recente forte incremento nei Paesi Bassi, al quale si aggiunge un nuovo interesse da parte di mercati emergenti dell’Est, in particolare la Polonia. In 25 anni la produzione è più che quadruplicata passando da 115.000 a 494.000 tonnellate con una crescita media annua del 6%. La filiera si fonda su 1.267 allevatori, per un totale di 270.000 capi. Nelle province di Caserta e Salerno, quelle più vocate a questo tipo di produzione,
il settore incide per l’1,4% del Pil locale. “La mozzarella di bufala campana Dop – ha evidenziato il direttore di Svimez, Luca Bianchi, durante la presentazione della ricerca a Palazzo Mezzanotte – si è rivelata non solo un prodotto identitario, ma anche fattore rilevantissimo di sviluppo per il territorio. La nostra ricerca valuta la catena del valore con gli effetti a valle e a monte e da questo complesso meccanismo viene fuori infatti che il valore complessivo attivato sul territorio è di 1,2 miliardi di euro con una redditività poco superiore al 6%, meglio della media delle Pmi italiane. È dunque un prodotto premium con una redditività che serve a investire in qualità. La prospettiva per il futuro è quella di crescere ancora, ci sono le condizioni, ma serve un rafforzamento del rapporto con le banche, continuare sull’internazionalizzazione e sulla formazione per l’impiego di nuove tecnologie e assistere la produzione”. “Abbiamo avuto una crescita significativa della produzione, pari oggi a 50 milioni di chili venduti in tutto il mondo, – ha ricordato il presidente del Consorzio Domenico Raimondo – e oggi possiamo dire che la mozzarella di bufala campana Dop è un asset per l’intero Paese, non delocalizzabile altrove, che fa numeri in controtendenza rispetto a un Mezzogiorno che invece fa fatica a crescere. Per il futuro serve meno burocrazia e che la politica ci aiuti non con soldi, ma con risposte adeguate alle nostre esigenze. Fare impresa nel Mezzogiorno è infatti un’impresa, c’è scoraggiamento, passa la voglia di fare investimenti. Mi auguro che a Roma finiscano le discussioni sulle seggiole per permetterci di dare ciò che i cittadini aspettano, cioè posti di lavoro perché i 780 euro” del reddito di cittadinanza “non sono la panacea di tutti i mali”.