Caccia al valore – Fiat Chrysler, valore e passione

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Fiat Chrysler Automobiles (FCA) è un gruppo automobilistico globale con circa 226.000 dipendenti nel mondo (di cui 62.500 in Italia) che opera attraverso 159 stabilimenti, 78 centri di ricerca e Fiat Chrysler Automobiles (FCA) è un gruppo automobilistico globale con circa 226.000 dipendenti nel mondo (di cui 62.500 in Italia) che opera attraverso 159 stabilimenti, 78 centri di ricerca e sviluppo e intrattiene rapporti commerciali in 150 Paesi. Il gruppo, che nel 2013 ha realizzato un utile netto di 1,9 miliardi di euro, è sotto la guida di Sergio Marchionne dal giugno 2004, quando l’azienda aveva cumulato perdite pari a circa 8 miliardi di euro nei tre esercizi precedenti ed era in procinto di fallire. La strategia di diversificazione geografica perseguita dall’amministratore delegato ha consentito alla società di sopravvivere in Italia, tutelando e salvando decine di migliaia di posti di lavoro. Le ripetute critiche rivolte dai sindacati italiani a Marchionne hanno fatto da contraltare alla riconoscenza espressagli ripetutamente dal mondo operaio statunitense e pubblicamente dal Presidente Obama in seguito al salvataggio della Chrysler dalla quasi bancarotta del 2009. Proprio grazie ai risultati conseguiti nei Paesi d’oltreoceano, il gruppo Fiat ha potuto coprire le perdite realizzate in Italia e in Europa e ha completato l’acquisizione della totalità di Chrysler, creando le basi per rilanciare gli investimenti nelle aree geografiche critiche e per aggredire altri mercati caratterizzati da elevati tassi di crescita economica. Lo scorso sei maggio Marchionne ha presentato a Detroit il nuovo ambizioso piano industriale del gruppo, focalizzato sull’ulteriore espansione internazionale (Cina) e sull’affermazione dei cosiddetti marchi premium (lusso). In particolare, è previsto il totale riposizionamento del marchio Alfa Romeo all’interno della categoria premium, con ben 5 miliardi di investimenti e il lancio di otto nuovi modelli entro il 2018. Jeep sarà l’altro marchio trainante del gruppo con l’obiettivo di vendere 1,9 milioni di fuoristrada nel 2018 rispetto ai 730mila del 2013; la sola presenza in Cina garantirà la vendita nel 2018 di ben 500mila Jeep. Quanto al mercato italiano, nel 2018 si prevede che saranno realizzate nei nostri stabilimenti, unitamente al marchio Fiat, ben 200mila Jeep, 400mila Alfa Romeo e 75mila Maserati, con l’obiettivo di saturare al 100% le nostre fabbriche. Lo sforzo di espansione a livello globale sarà sostenuto da un rafforzamento della rete commerciale con l’apertura di ben 1.300 nuovi punti vendita in tutto il mondo. L’investimento complessivo del piano è di 48 miliardi di euro e sarà autofinanziato. A piano ultimato, FCA venderà 7 milioni di auto rispetto a 4,3 milioni del 2013, realizzerà un fatturato di 132 miliardi di euro, un utile netto di 5 miliardi di euro e avrà un debito industriale netto di 1 miliardo di euro. Come è spesso accaduto, la prima reazione degli analisti ai numeri presentati da Sergio Marchionne è stata negativa. Il titolo Fiat S.p.A. ha ceduto l’11% nella seduta del sette maggio e il coro prevalente è stato quello di un piano troppo ambizioso e poco realistico. Nonostante tale caduta, la performance del titolo da inizio 2014 è superiore al 25% e fa seguito al +56% realizzato nell’anno 2013. Ciò che gli analisti non hanno compreso (per l’ennesima volta) è che FCA non è un’azienda qualsiasi, ma è un gruppo che grazie all’incredibile spirito di sacrificio dei suoi dipendenti (dagli operai ai dirigenti) è stato protagonista di una delle vicende più esaltanti nella storia dell’industria automobilistica: l’uscita dalla bancarotta pilotata di Chrysler nel 2009 e, nel mezzo di due delle peggiori crisi finanziarie degli ultimi ottant’anni (2009-2011), la rapidissima quanto straordinaria ripresa della redditività dell’azienda testimoniata da ben quarantotto mesi consecutivi di crescita del fatturato dal primo trimestre 2010 ai giorni odierni. Tutto ciò fa di FCA un costruttore di auto globale caratterizzato da un bagaglio unico di esperienze e competenze e da un senso di appartenenza che, come dice Sergio Marchionne, fa sì che “il privilegio di essere parte del management team di questa organizzazione è riconosciuto solo a coloro che dimostrino l’abilità di cambiare, di avere spirito competitivo, integrità e rapidità decisionale”. Un piano industriale così ambizioso non può non tener conto della passione con cui Sergio Marchionne e tutto l’universo Fiat Chrysler Automotive affronteranno l’ennesima sfida che, tra lo scetticismo generale, molto probabilmente vinceranno. A mio modesto parere quei numeri dicono che, anche in caso di realizzazione degli obiettivi al 70%, il valore intrinseco del titolo Fiat, in un’ottica di investimento triennale, è pari a circa 17 euro per azione.