Caccia al valore – Monte dei Paschi di Siena, la storia si ripete

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Lo scorso mese di giugno Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) ha portato a termine con successo un aumento di capitale da 5 miliardi di euro, pari a circa l’80% del corrispondente patrimonio netto. Data l’entità Lo scorso mese di giugno Banca Monte dei Paschi di Siena (BMPS) ha portato a termine con successo un aumento di capitale da 5 miliardi di euro, pari a circa l’80% del corrispondente patrimonio netto. Data l’entità dell’operazione, l’istituto senese si è affidato a un consorzio di garanzia composto da ben 24 banche guidate dal colosso svizzero UBS, pronte a sottoscrivere a un euro per azione l’aumento di capitale in caso di rinuncia da parte degli azionisti. L’ammontare complessivo delle spese derivanti dall’aumento, incluse le commissioni massime riconosciute ai membri del consorzio di garanzia, è stato stimato pari a circa 260 milioni di euro. L’operazione di ricapitalizzazione è stata portata a termine con l’adesione del 99,85% degli azionisti e senza alcun intervento da parte del consorzio: tale risultato è stato accolto molto positivamente dai principali analisti di mercato in quanto l’istituto ha potuto rimborsare 3 dei 4 miliardi del prestito sottoscritto con il Tesoro nel 2013 (i cosiddetti Monti Bond) e, inoltre, ha riequilibrato l’assetto patrimoniale in vista degli stress test imposti dall’Unione Europea alle principali banche del continente nel prossimo mese di ottobre. Il Monte dei Paschi di Siena, dopo avere vissuto un quinquennio caratterizzato da scandali finanziari e da enormi perdite di bilancio, ha dunque completato un difficilissimo processo di ristrutturazione che ha causato la chiusura di circa 400 filiali, il licenziamento di quasi 5.000 dipendenti e svalutazioni dell’attivo patrimoniale pari a circa 10 miliardi di euro. L’istituto lo scorso anno, durante le elezioni politiche di febbraio, è stato al centro di una campagna mediatica negativa senza precedenti che ha generato panico e confusione tra i risparmiatori e ha determinato un’ingiustificata caduta delle obbligazioni  che, in alcuni casi, hanno ceduto il 40 per cento del loro valore in meno di un mese. I fatti, nella realtà, sono andati molto diversamente e oggi BMPS finanzia il proprio debito ai tassi minimi degli ultimi vent’anni e gli obbligazionisti nell’ultimo anno hanno realizzato profitti a doppia cifra. Nelle ultime settimane stiamo nuovamente assistendo a una nuova tornata di giudizi negativi da parte di alcune autorevoli case di investimento che, inopinatamente, ipotizzano che l’istituto rischi di non superare gli stress test del prossimo ottobre ritenendo insufficiente il “cuscinetto” di 5 miliardi derivante dalla recente ricapitalizzazione. Tali giudizi hanno nuovamente determinato un effetto negativo a catena sugli investitori e il titolo azionario BMPS dal primo di agosto ha ceduto circa il 25 per cento del suo valore con la banca che oggi capitalizza in borsa appena 5,4 miliardi di euro, ovvero solo 400 milioni di euro al netto dell’aumento di capitale dello scorso mese di giugno; un’ipotesi che rifletterebbe il “quasi fallimento” dell’istituto nonostante l’opera di ristrutturazione e di pulizia di bilancio degli ultimi tre anni mentre il prezzo di mercato delle obbligazioni riflette uno scenario del tutto opposto. Ognuno è libero di esprimere i propri giudizi e il mio mestiere fa leva proprio sullo squilibrio tra domanda e offerta per decidere quando effettuare le scelte di investimento. Ciò che in questo caso desta maggiormente la mia perplessità è che buona parte degli analisti che nelle ultime settimane hanno espresso un giudizio negativo sul titolo azionario BMPS rappresentano alcune delle 24 banche che solo tre mesi fa hanno partecipato al consorzio di garanzia e che, in quel periodo, avevano un giudizio del tutto diverso sulle prospettive reddituali dell’istituto. Al di là dell’inopportunità di esprimere un parere in potenziale conflitto di interesse (a mio parere andrebbe vietato alle banche partecipanti al consorzio ogni giudizio sull’emittente nei dodici mesi successivi all’aumento), trovo davvero singolare e poco elegante che, senza che sia intervenuto alcun elemento oggettivo tale da determinare una variazione del valore intrinseco di BMPS, si generi nuovamente tensione tra i gli investitori, i quali spesso si lasciano influenzare dai giudizi degli analisti di case autorevoli senza approfondire le motivazioni degli stessi. A mio parere anche questa volta il tempo porterà consiglio e come è già accaduto nel recente passato per gli obbligazionisti, anche gli azionisti saranno premiati in quanto ritengo che nel prossimo biennio l’investimento nel titolo BMPS possa generare un ritorno pari a circa il doppio del valore attuale.