Cafè Milano ospita Mattarella e si conferma icona del food italiano in America

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L’imprenditore salernitano Franco Nuschese ospita il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, presso il suo ristorante Cafè Milano a Washington (Usa). In visita ufficiale negli States, il capo dello Stato ha voluto visitare uno dei ritrovi storici della capitale americana. Alla cena di gala, organizzata subito dopo l’incontro tra Mattarella e Barack Obama alla Casa Bianca, hanno partecipato anche il ministro degli Esteri italiano, Claudio Gentiloni, e l’ambasciatore del Belpaese negli Usa, Claudio Bisogniero. Ovviamente il menu, curato dallo chef Franco Sangiacomo, è rigorosamente a base di pietanze tipiche della cucina italiana. E, in particolare, di quella campana perché Nuschese da anni è ambasciatore delle eccellenze della Costa d’Amalfi negli Usa. ll suo locale, situato al 3251 di Prospect Street, a Georgetown, è un’icona fin dalla sua fondazione, all’inizio degli anni ’90, ed è eletto a più riprese miglior ristorante della East Coast staunitense. Qui era di casa l’ex presidente Giorgio Napolitano e sono presenze fisse tanto Bill Clinton che Obama: l’attuale capo dell’Amministrazione americana ha asddirittura organizzato proprio al Cafè Milano, il 17 gennaio 2013, il 49mo compleanno della moglie Michelle.

Made in Italy di successo
Premiato dalla National Italian American Foundation il 17 ottobre scorso con il riconoscimento “Leadership e servizio”, Nuschese è ormai un imprenditore affermato che possiede una catena di ristoranti ed è presidente di Capital Wines e Georgetown Entertainment Group. Originario di Maiori (Salerno), Nuschese prima di ottenere successo negli Usa lavora per qualche anno a Londra (Regno Unito) dove si trasferisce nel 1982 per cimentarsi nel campo della ristorazione. Da lì parte la scalata che lo porta alla dimensione attuale di imprenditore tra i più stimati del panorama americano del food. L’attività di Nuschese si sviluppa anche in altri settori attraverso la presenza nei board dell’Istituto di Virologia dell’università del Maryland, del Global Virus Network, del Georgetown University Italian Research Institute e dell’Atlantic Council.

Fonte foto: ilvescovando.it