Calitri, a quasi 40 anni dal sisma l’ospedale è ancora nei container

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Una targa di ottone è lì da quasi 40 anni a ricordare che quell’edificio prefabbricato è un dono della Croce Rossa Italiana alle popolazione terremotate dell’Alta Irpinia. Era il periodo in cui si discuteva se fosse giusto o meno “deportare” chi aveva perso la casa, la famiglia, il lavoro e tutta un mondo in quei 90 secondi che alle 19.34 di una domenica insolitamente calda distrussero un’area di 17mila metri quadrati, grande cioè quanto il Belgio, uccidendo 2.735 persone, provocando 8848 feriti in 687 comuni e lasciando senza un tetto 300mila abitanti delle province di Avellino, Salerno e Potenza. Il 23 novembre del 1980 non è ancora passato. Uno dei terremoti più violenti del secolo scorso ha trasformato per sempre un territorio, e a ha lasciato qualche traccia dura da cancellare. Se nei prefabbricati che andarono a costituire villaggi durati anche vent’anni ormai non vive più nessuno, se gran parte di quelle sistemazioni provvisorie per case, scuole, ospedali, uffici e stazioni, è ormai cancellata, a Calitri, importante comunità irpina, gli ambulatori del presidio sanitario sono ancora sistemati in quell’edificio messo in piedi in tutta fretta all’indomani del terremoto. Ed è lì – racconta oggi l’Agi – che da più di 37 anni si eseguono visite specialistiche, vaccini, si organizzano i servizi del 118. Di ambulatori specialistici ne sono rimasti solo cinque. Un fisiatra, un oculista, un endocrinologo, un pediatra e un dermatologo lavorano per assicurare visite specialistiche del servizio sanitario pubblico a una popolazione che invecchia sempre di più, che viene oltre che da Calitri anche da Lacedonia, da Cairano, da Sant’Andrea di Conza e da Conza della Campania, da Vallata e persino da Bisaccia, da quando l’ospedale è stato chiuso e il più vicino, si fa per dire, sarebbe a Sant’Angelo dei Lombardi o a Oliveto Citra, in provincia di Salerno. Un viaggio comunque, tra strade con le insormontabili difficoltà logistiche che incontrarono le colonne di soccorritori in quel lontano 1980, quando una scossa di 6,9 gradi di magnitudo secondo la scala Richter (10 per la Mercalli), creò la prima emergenza che portò all’ideazione di una Protezione civile nazionale. “Abbiamo sollevato il problema due anni fa – racconta il segretario provinciale della Uil Funione Pubblica Gaetano Venezia – non è possibile che dopo oltre trent’anni si usi un prefabbricato fatiscente per le visite. E il sindaco di Calitri ha messo a disposizione un piano della ex scuola elementare, ha addirittura stanziato 200mila euro per adeguare i locali. L’Asl di Avellino, a distanza di due anni non ha ancora un progetto”. E’ stato chiesto un incontro al prefetto di Avellino per dipanare la matassa burocratica che imbriglia il Comune di Calitri e l’Asl.
In passato il presidio di Calitri è stato anche un distretto sanitario, con 13 ambulatori specialistici. Poi il piano sanitario ha ridimensionato pesantemente i servizi sul territorio e gli ambulatori si sono ridotti a cinque. Ma sono rimasti sempre in quell’edificio di calcestruzzo precompresso, che comincia a sbriciolarsi, che fu tirato su in pochi giorni perchè bisognava dare dei servizi alle popolazioni terremotate che si ostinavano a cercare di ricostruire case e vite. “C’è un muro alle spalle degli ambulatori – racconta Venezia – che a stento è contenuto da delle lamiere. Rischia di cedere quando piove abbondantemente e può finire sull’ambulatorio. Non è possibile che si continui a operare in quelle condizioni. Era una soluzione provvisoria: sono passati 38 anni”. Di casette prefabbricate in alta Irpinia ce ne sono ancora tante. Ma hanno tutte un volto diverso. A Teora sono diventate un villaggio vacanze per chi aveva una famiglia e la lasciò all’indomani del terremoto, cercando una vita altrove, al nord o all’estero. O per chi ha scoperto un territorio e vuol trascorrere un fine settimana tra l’aria buona e la buona cucina. Le migliori sono state rimesse a nuovo e date in fitto dal Comune. A Calitri il centro storico, ridotto in polvere e macerie è rinato, con le sue casette costruite una sull’altra, con i mille colori che dalla Statale Ofantina sembrano una tavolozza. Una trentina di famiglie inglesi ne hanno acquistate alcune e d’estate animano il centro storico. Qualcuno ha fatto anche i conti con i servizi sanitari del territorio, scoprendo come il tempo sia ancora fermo al 1980. E per chiudere un caso che doveva essere risolto dalla legge 219 del maggio 1981, nel quale poi furono riversate risorse per 60 miliardi di lire, servono ancora 2 anni e 40 milioni di euro.