Calo senza fine per il petrolio: sui mercati asiatici si deprezza di un altro 4%

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Il punto della giornata. Il Ftse Mib segna +0,01%, il Ftse Italia All-Share -0,10%, il Ftse Italia Mid Cap -0,45%, il Ftse Italia Star -0,32%.

Mercati azionari europei positivi: DAX +0,7%, CAC 40 +0,7%, FTSE 100 +0,5%, IBEX 35 +0,4%.
Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,5-0,6 per cento.
Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -2,16%, Nasdaq Composite -2,74%, Dow Jones Industrial -2,39%. I mercati azionari americani oggi resteranno chiusi per festività (Martin Luther King, Jr. Day). 
In rosso Tokyo con il Nikkei 225 a -1,12%.
Incerte le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a +0,38%, a Hong Kong l’Hang Seng a -1,45%
Euro in calo contro dollaro dagli 1,0984 raggiunti venerdì. EUR/USD al momento oscilla in area 1,0890.
Inizio seduta negativo per i mercati obbligazionari eurozona. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente sale dei 2 bp allo 0,49%, quello del BTP sale di 3 bp all’1,57%. Lo spread sale di 1 bp a 108.

 

Borse asiatiche
La nuova ottava si apre così come s’era chiusa la precedente: all’insegna del petrolio che cala ancora. Dopo avere trascinato, venerdì scorso, al ribasso Wall Street (i tre principali indici Usa hanno segnato perdite del 2-3%) sui mercati asiatici il greggio è arrivato a deprezzarsi del 4% con i future sul Brent sotto quota 28 dollari al barile, livelli mai così bassi dal 2003. 
Dietro all’ulteriore declino c’è il ritorno ufficiale dell’Iran sul mercato. Teheran, che è membro dell’Opec, è pronto ad aumentare di mezzo milione di barili al giorno le sue esportazioni, secondo quanto riportato domenica da Reuters. Ali al-Naimi, ministro saudita del Petrolio, ha dichiarato che i prezzi risaliranno e che le forze del mercato e la cooperazione tra i Paesi produttori contribuiranno alla stabilità. Dichiarazioni che non hanno restituito fiducia ai mercati e il primo risultato sono state perdite sui listini asiatici. Tutte le principali Borse della regione sono scivolate in territorio negativo e anche Shanghai e Shenzhen hanno toccato perdite intorno al 2% per poi virare in positivo avvicinandosi alla chiusura degli scambi. L’Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, ha segnato una flessione dell’1% portando all’11% il deprezzamento da inizio 2016.
A Tokyo, il Nikkei 225 ha chiuso negativo dell’1,12% e avendo perso oltre il 20% dai massimi registrati in giugno è entrato formalmente in mercato ribassista. Peggiore titolo dell’indice nipponico è stato SoftBank. Il colosso delle telecomunicazioni è arrivato a perdere oltre l’8% su timori che il turnaround di Sprint (che venerdì aveva perso il 10,01% a Wall Street) sia un’impresa disperata. E non a caso SoftBank è scivolato ai minimi proprio dal 2013, quando fu concretizzata la presa di controllo dell’operatore telefonico Usa.
Sul fronte macroeconomico, torna a calare in novembre, dopo due mesi consecutivi di crescita, la produzione industriale del Sol Levante. Secondo la lettura finale diffusa dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, il dato segna infatti un calo dell0 0,9% su base mensile rettificata, dopo il progresso dell’1,4% registrato in ottobre e quello dell’1,1% in settembre (in agosto la lettura era stata per una flessione dell’1,2%), e peggio rispetto allo 0,4% di declino del consensus del Wall Street Journal. Il dato è però leggermente migliore rispetto all’1% di flessione della lettura preliminare. Seoul, la piazza meno colpita dalla tendenza ribassista, ha vissuto una seduta sostanzialmente piatta ma il Kospi ha comunque chiuso in flessione dello 0,02% al termine delle contrattazioni.
Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno guadagnato lo 0,46% e lo 0,40% rispettivamente, ma in intraday sono stati toccati i minimi dello scorso agosto. Lo Shenzhen Composite si è apprezzato dell’1,91% al termine degli scambi. Seduta negativa invece per Hong Kong: l’Hang Seng perde oltre l’1% avvicinandosi alla chiusura (mentre l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica, è in declino intorno allo 0,90%).

 

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in forte ribasso. Il Dow Jones ha perso il 2,39%, l’S&P 500 il 2,16% e il Nasdaq Composite il 2,74%. Il tonfo del petrolio, causato dal possibile rallentamento dell’economia mondiale, ha scatenato una ondata di vendite sull’azionario Usa. Inoltre alcuni dati macroeconomici pubblicati in giornata hanno fornito indicazioni deludenti. Le vendite al dettaglio hanno evidenziato nel mese di dicembre un decremento dello 0,1% m/m, risultando sia inferiori alle attese fissate su un incremento dello 0,1% che alla rilevazione precedente pari a un indice di +0,4%. L’indice escluso il comparto auto è diminuito dello 0,1% su base mensile dopo il risultato positivo pari allo 0,3% della rilevazione precedente.
L’indice grezzo dei prezzi alla produzione ha evidenziato, nel mese di dicembre, una flessione dello 0,2%, dopo l’incremento dello 0,3% della rilevazione precedente. Su Base annuale il PPI ha registrato un decremento dell’1,0% (-1,1% a novembre). L’indice core (esclusi energetici ed alimentari) e’ invece cresciuto dello 0,1% su base mensile (consensus +0,1%). Su base annuale, l’indice Core ha fatto segnare un incremento pari allo 0,3%. L’indice Empire State Manufactoring (che misura l’andamento dell’attività manifatturiera di New York) si attesta nel mese di gennaio a -19,37 punti da -6,21 punti di dicembre risultando inferiore alle attese degli analisti fissate su un indice pari a -4 punti. Un valore al di sotto dello zero indica che l’economia del settore manifatturiero dello stato di New York si sta contraendo. La stima preliminare di gennaio dell’indice di fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dall’Università del Michigan e da Reuters, sa le a 93,3 punti, in crescita rispetto alla rilevazione di dicembre (92,6 punti) e superiore alle previsioni degli addetti ai lavori pari a 93 punti. Sul fronte societario male in particolare tecnologici ed energetici.

 

Europa
Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta della settimana in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,4%, il Cac40 di Parigi lo 0,6%, il Ftse100 di Londra lo 0,3% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,4%.

 

Italia
Il nuovo brusco tonfo delle quotazioni di Wti e Brent, tornati entrambi sotto quota 30 dollari al barile aggiornando i minimi pluriennali con cali giornalieri superiori al 5%, si è fatto sentire sul sentiment di mercato. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso l’ottava a quota 19.195 punti (-3,07%) sui nuovi minimi da gennaio 2015. L’indice guida milanese ha portato a circa -10% il saldo da inizio anno. Il tonfo del petrolio ha pesato sui titoli oil con Eni in calo del 3,53%, Saipem del 5,69% e Tenaris del 6,28%.
Nel recinto di Piazza Affari hanno pagato dazio anche tutti i testimonial bancari con Mps (-6,7%) e Ubi (-4,04%) a guidate i ribassi. In affanno anche il Banco Popolare (-4,04%) che era stato protagonista sul listino milanese nelle scorse sedute sulle voci di un’integrazione sempre più probabile con Bpm. Questa mattina gli analisti di Berenberg hanno alzato il giudizio sul titolo dell’istituto scaligero a hold dal precedente sell, confermando però il target price a 12 euro.
Tra i peggiori della giornata di fine settimana i titoli della galassia Agnelli (-2,77% Fca, -3,27% Ferrari, -5,55% Exor), già reduci dal precedente tonfo sull’onda del caso Renault e della causa intentata da due concessionari Usa a Fca Us sul presunto tentativo di alterare i dati sulle vendite.
Intanto si confermano le indicazioni positive sul fronte immatricolazioni. A dicembre Fiat Chrysler Automobiles (Fca) ha ottenuto un risultato migliore rispetto a quello del mercato europeo: le immatricolazioni sono infatti cresciute del 16,4 per cento in un mercato che ha registrato un aumento del 15,9 per cento. Molto male anche CNH (-5,6% a 5,385 euro). Gli analisti di Credit Suisse hanno avviato la copertura su CNH con giudizio underperform e target price a 5,4 euro per azione.

I dati macro attesi oggi
Lunedì 18 gennaio 2016
USA Mercati chiusi (Martin Luther King, Jr. Day);
02:30 CINA Indice prezzi abitazioni dic;
05:30 GIA Produzione industriale (finale) nov;
05:30 GIA Indice attività settore servizi nov;
10:00 ITA Bilancia commerciale (totale) nov;
10:00 ITA Bilancia commerciale (EU) nov.