Calzature made in Italy, nel 2025 rallenta la crisi. Ma in Campania export e occupazione ancora in calo

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in foto Giovanna Ceolini

Il settore calzaturiero italiano prova a rialzare la testa in un contesto macroeconomico globale ancora instabile. I dati dei primi nove mesi del 2025, diffusi dall’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, restituiscono l’immagine di un comparto che resta in territorio negativo ma con segnali di progressiva attenuazione della flessione.

Nel campione di imprese associate, i ricavi registrano tra gennaio e settembre un calo complessivo del -4,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. A fare notizia è però il terzo trimestre, che segna una contrazione tendenziale del fatturato limitata al -0,9%, un dato nettamente migliore rispetto alle forti riduzioni registrate nella prima metà dell’anno.

Campania, export in calo a doppia cifra

A livello regionale, la Campania continua a mostrare criticità significative. Nei primi nove mesi del 2025 l’export in valore di calzature e componentistica per calzature registra una contrazione del -11,9% rispetto all’analogo periodo del 2024.

Le prime cinque destinazioni dell’export campano, che concentrano circa il 60% del totale, sono la Francia (-14,7%), gli Stati Uniti (-6,3%), la Germania (+3,1%), la Svizzera (-11,7%) e la Slovacchia (-38,3%). La Russia, decima destinazione, segna una flessione del -26,4%.

Imprese e occupazione in lieve arretramento

Sul fronte produttivo, il numero di imprese attive – tra calzaturifici e produttori di parti – registra a fine settembre, tra industria e artigianato, una riduzione di 5 aziende rispetto al consuntivo 2024. Il dato è accompagnato da un saldo occupazionale negativo pari a -86 addetti, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda.

Per quanto riguarda la cassa integrazione guadagni, nei primi nove mesi del 2025 le ore autorizzate dall’INPS per le imprese campane della filiera pelle diminuiscono del -14,2% rispetto al 2024. Sono state autorizzate circa 4,7 milioni di ore, un livello ancora elevato e nettamente superiore a quello del 2019, periodo pre-Covid.

Ceolini: “Una prima luce in fondo al tunnel”

“Sul piano nazionale, il quadro generale resta complesso e non risparmia nemmeno le fasce più alte dell’offerta, ma i dati del terzo trimestre indicano una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo”, dichiara Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici.

Secondo Ceolini, nonostante l’assenza di miglioramenti rilevanti negli scenari geopolitici, la capacità delle imprese italiane di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, rappresenta un fattore decisivo in vista del 2026.

“La flessione contenuta attesa nel fatturato settoriale nazionale a fine anno – stimato in 12,8 miliardi di euro, con un -3,1% sul 2024 – conferma la resilienza del Made in Italy, pur in presenza di performance aziendali ancora molto disomogenee”, conclude la presidente.