Camilleri non è morto, i personaggi come lui non muoiono del tutto

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In foto Andrea Camilleri

I messaggi che ha trasmesso continueranno a viaggiare, come l’esempio che ci ha dato. Onestà, cultura, saggezza, dignità e garbo, qualità che oggi purtroppo scarseggiano. Lui ce le ha spesso ricordate nei suoi libri e soprattutto nel comportamento. La società ingrata, che ora lo piange, gli ha riconosciuto il successo quand’era ormai anziano. Tanto valeva rimanere in Sicilia, che, come me, abbandonò in cerca di spazi più ampi. Avrebbe creato migliori condizioni per gli altri. Ma l’umiltà non gli consentì di intuire la genialità che possedeva. Comunque, seppure immortale, ci mancherà.

In che mondo viviamo? Fateci scendere
Una volta, quando i coniugi litigavano, qualche minuto dopo non si ricordavano neppure del motivo del dissidio. Se le ragioni erano gravi, si lasciavano. Talvolta, per ripicca, si contendevano la prole. Oggi, invece, per fare dispetto alla moglie, il marito butta dalla finestra la figlia di 16 mesi. Se lei osa chiedere la libertà la uccide. Chi beve o si droga arriva più presto alla tragedia. Ai più pacifici capita di dimenticare il neonato in auto sotto il sole. Pazienza, se poi si dovesse trovare senza vita. Tanto, prima o poi tocca a tutti morire. Da qualche anno un virus ci ha bacato il cervello.

Ci sono casi in cui nessuno merita di perdere, ma il pubblico vuole sentire l’odore del sangue
Non ci doveva essere un solo vincitore, ma due, tra il serbo Djokovic e lo svizzero Federer. È stato il match più lungo e anche più bello nella storia di Wimbledon. È durato cinque ore. Un combattimento accanito. Si è concluso al tie break, 13 a 12. Un’ingiustizia. In realtà, ha vinto anche lo sconfitto. Il risultato giusto era la parità. Come mai non c’è un personaggio autorevole che possa interrompere la gara? O un accordo tra i due tennisti. Purtroppo il regolamento è impietoso. Il popolo della corrida vuole che nell’arena uno solo sopravviva. E questo avviene anche nello sport.

La nostra inventiva ci salverà da qualsiasi crisi economica
Mi sono sempre chiesto a che cosa serva un custode del cimitero. Nessuno può uscirne, né vuole entrarvi. Non c’è nulla da rubare. Uno stipendio sprecato. Un impiegato inutile. Ci smentisce, però, l’addetto al camposanto di Sezze, cittadina in provincia di Latina, dove, appunto per la riservatezza del luogo, vengono organizzati con successo convegni amorosi a pagamento. Seppure il posto sia macabro (ricordate “Totò cerca casa”?), gli incontri riguardano anche ragazze minorenni, che dicono di esservi costrette. Affari a gonfie vele. Peccato che le notti d’estate siano così brevi.

Anche il capo del governo ha diritto alla privacy come qualsiasi semplice cittadino?
Mitterrand fu criticato dai francesi quando, al termine del secondo mandato e addirittura in fin di vita, si seppe che aveva nascosto di avere il cancro. Oggi a preoccupare i tedeschi – ma anche l’Europa – è la salute di Angela Merkel. La Cancelliera è spesso aggredita, persino nelle cerimonie ufficiali, da un tremore irrefrenabile che dura alcuni secondi. Si ostina a nascondere la verità: dice di stare bene e di non correre pericolo. Però, quando riceve un ospite straniero, ascolta gli inni nazionali seduta in poltrona. Così non si nota se trema e si assicura pure che nessuno gliela porti via.

“Siete froci e pezzenti, non la passerete liscia, ve ne pentirete”

Chi può avere rivolto questi volgari insulti a una pattuglia della stradale? Lo hanno sorpreso in piena notte a Torino ubriaco fradicio alla guida di una Jeep Grand Cherokee: Stava investendo un pedone. Certamente un nuovo ricco, divenuto addirittura ambasciatore.. Chissà se ora la Juve se ne vergogna. Si spera che in futuro sappia sceglierne di migliori. I poliziotti sono stati elogiati per la professionalità dimostrata con Trezeguet. Ma, con un rumeno, un negro o un poveraccio si sarebbero comportati diversamente. Lo avrebbero portato in prigione e sequestrato patente e Panda.

Era un gentiluomo, di quelli che solo a Napoli

Non lo vedevo da tempo, ma sapevo che c’era. La demenza può aggredire anche un genio come De Crescenzo. E fu il suo vero dramma, la morte un sollievo. Quando divenni direttore del Giornale di Napoli mi fu di grande aiuto. Era un filosofo. E amava raccontarsi nei suoi libri. 25 milioni di copie nel mondo. Insegnava a vivere divertendo, con i suoi paradossi. Un giorno un mio editoriale che non gli piacque. “Noi eravamo brutti, bassi e tarchiati – mi disse – eppure l’ambiente era incontaminato. Oggi sono tutti alti e longilinei magari è grazie all’inquinamento. E tu dici che fa male?”.