Campania: Barbagallo (Cofiba), da binomio turismo-alimentare valore aggiunto di 8 mld

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Ora lo certifica anche il Censis: turismo e filiera dell’agroalimentare rappresentano l’unico vero binomio vincente per lo sviluppo e la crescita dell’occupazione nel Sud e potrebbero da soli bastare a contrastare il rischio di una secessione di fatto del Mezzogiorno”. A sostenerlo è Carlo Barbagallo, ex presidente dei Giovani di Confindustria e amministratore unico della Cofiba, che commentando lo studio presentato a Expo dall’Istituto di ricerca, snocciola i dati di due settori che insieme presentano potenzialità ancora inesplorate specie per quelle regione come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia che detengono la maglia nera in Europa per tasso di occupazione. “Il settore turistico in Campania genera attualmente 3,6 miliardi di Pil e ha un significativo effetto moltiplicativo con un vasto indotto. Studi accreditati stimano che ogni singola presenza turistica aggiuntiva generI ogni giorno un prodotto interno lordo di 74 euro. Sulla base di tale stima – dice Barbagallo – è ipotizzabile che una crescita dei turisti pari al 20% sia in grado di generare un Pil aggiuntivo per la regione Campania di circa 719 milioni di euro, arrivando a un totale di oltre 4,3 miliardi”. Discorso analogo vale per la filiera del cibo che, ricorda Barbagallo, in Campania ha un valore aggiunto di oltre 3,61 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi dall’agricoltura (pari al 20,7% del Mezzogiorno e 2,7% del valore Aggiunto totale della regione) e 1,3 dal comparto alimentare (pari al 28,4% del Mezzogiorno ed all’1,6% del Valore Aggiunto totale della regione). Mettere a sistema questi due comparti, attuando le opportune sinergie organizzative e produttive tra la ricchezza enogastronomica e il sistema turistico integrato (balneare/culturale), aumenterebbe nel medio periodo la capacità endogena di creare ricchezza. Parliamo di un valore aggiunto complessivo che si aggira sugli 8 miliardi. Tra i primi 30 sistemi locali del lavoro per tasso di occupazione individuati dal Censis, ben 13 hanno una specializzazione produttiva legata al turismo: da Bressanone a Vipiteno e Ortisei, in provincia di Bolzano, a Bormio, in provincia di Sondrio. “Sono esperienze da cui si deve prendere esempio per rifare sviluppo – dice Barbagallo -. Indicano che la filiera del cibo, dalla produzione alla distribuzione, al consumo, è oggi un formidabile moltiplicatore di opportunità per i territori: agroindustria, ristorazione, turismo, se messi in rete, diventano una straordinaria leva di sviluppo e rilancio dell’occupazione”. Ma perché si possa raggiungere questo risultato, conclude Barbagallo, è necessario correggere il tiro delle politiche messe in atto finora dalle istituzioni: “rafforzare l’attrattività del territorio campano nelle varie possibili fruizioni: beni culturali, storia, tradizioni, patrimonio naturalistico-ambientale, produzioni enogastronomiche di eccellenza e produzioni agroalimentari tipiche; favorire la crescita dimensionale delle Pmi attraverso anche il contratto di rete; rafforzare l’interesse per l’innovazione; implementare un sistema logistico e infrastrutturale efficiente; e soprattutto rafforzare e consolidare l’interconnessione tra gli attori della filiera”.