Campania male per reddito e lavoro
Barbagallo: Ora giù le tasse

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La Campania è la regione d’Italia messa peggio in quanto a occupazione e reddito: dopo la Svimez la conferma arriva dall’Indice di benessere dell’Ocse che La Campania è la regione d’Italia messa peggio in quanto a occupazione e reddito: dopo la Svimez la conferma arriva dall’Indice di benessere dell’Ocse che colloca l’ex Terra Felix agli antipodi rispetto alla provincia di Bolzano. “In Campania le famiglie in condizioni di povertà relativa sono 23 su 100. Circa 5 su 100 percepiscono meno di 6mila euro all’anno e 9 su 100 sono al di sotto di 12mila euro di reddito. Una condizione – spiega Carlo Barbagallo, ex presidente dei Giovani di Confindustria Campania e amministratore unico di Cofiba, azienda casertana leader nella bonifica ambientale – che naturalmente si riflette sui consumi deprimendoli al punto tale che la Campania si colloca all’ultimo posto della graduatoria nazionale anche per la spesa delle famiglie (11,6 mila euro l’anno contro una media italiana di 16,3 mila euro l’anno)”. Alla base di questo gap c’è il fattore fisco: “E’ a causa delle tasse, infatti, se agli imprenditori conviene di più assumere un lavoratore a tempo indeterminato al Centro-Nord che al Sud dove gli costa circa 550 euro in più. Così al danno si aggiunge la beffa: i contribuenti campani, imprese e famiglie, non solo sono i più tartassati d’Italia, ma sono anche quelli che ne ricevono in cambio servizi pessimi se messi a paragone con gli standard del resto d’Italia. Le aliquote sono le più alte del Belpaese, con l’addizionale Irap al 4,97 per cento e Irpef al 2,8” . Le conseguenze? “Una perdita di reddito netto rispetto ai minimi di oltre il 7 per cento e la disoccupazione, che specie nella fascia tra i 15 e i 29 anni, supera ampiamente il 50 per cento. Basta dare uno sguardo ai numeri per capire come il Paese sia stato messo in ginocchio dalla latitanza della politica: in sette anni di crisi abbiamo perso un milione di posti di lavoro e la ripresa dei tassi di occupazione sarà molto lenta anche nei prossimi anni”. Come si rimettono in moto occupazione e investimenti? Barbagallo non ha dubbi: “Il lavoro non si crea per decreto e per quanto le previsioni ottimistiche dell’Inps sugli effetti del Jobs Act lascino presupporre una ripresa, occorre creare un contesto favorevole a un reale rilancio degli investimenti. Riduzione dell’Irpef, azzeramento totale dell’Irap, incentivi ad investimenti pubblici e privati per rilanciare la domanda interna e la competitività, recupero del mancato gettito da una dura lotta all’evasione, alla corruzione ed alle mafie, un taglio deciso a costi, privilegi e sprechi della politica e della pubblica amministrazione – dice Barbagallo – al momento sono l’unica strada percorribile per evitare la desertificazione produttiva del Paese, specie al Mezzogiorno – dove cittadini e imprese pagano di più ma usufruiscono di servizi ben peggiori e certamente non in linea con i tributi versati”.