Cresce l’attenzione istituzionale dopo il nuovo sciame sismico che ha interessato i Campi Flegrei: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi mercoledì 5 agosto incontrerà in Prefettura a Napoli i sindaci dell’area per fare il punto sulla situazione e sulle misure da adottare. In questo contesto si inserisce l’appello di Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli architetti di Napoli e delegato della commissione nazionale per la Protezione civile, che chiede la dichiarazione dello stato di emergenza per affrontare in modo straordinario la vulnerabilità del patrimonio edilizio flegreo.
L’allarme degli architetti
“Nei Campi Flegrei ci sono centinaia di abitazioni ad elevata vulnerabilità, per quell’area è necessario dichiarare lo stato di emergenza”. A dirlo è Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli architetti di Napoli e delegato della commissione nazionale dell’Ordine per la Protezione civile. “Molti edifici dell’area flegrea – osserva Cerbone, che è anche coordinatore regionale del Car Campania (Coordinamento attività regionali) della struttura tecnica nazionale della Protezione civile – presentano criticità che non dipendono esclusivamente dal bradisismo. Gli interventi di manutenzione sono stati spesso assenti, incompleti o eseguiti senza una reale strategia di miglioramento strutturale. Ogni evento sismico rappresenta quindi una nuova sollecitazione che si somma a quelle precedenti, accelerando il degrado e aumentando la vulnerabilità”. “Le attività di ricognizione svolte negli ultimi anni – ricorda – hanno già fornito indicazioni importanti: numerosi edifici richiedono approfondimenti e centinaia di abitazioni sono ad elevata vulnerabilità. Tuttavia, il percorso che dovrebbe trasformare queste analisi in interventi concreti procede con estrema difficoltà. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla normativa edilizia. Molti proprietari temono che l’emersione di difformità urbanistiche possa comportare conseguenze rilevanti, fino alla perdita, totale o parziale, della possibilità di intervenire sull’immobile o di accedere ai finanziamenti pubblici. Questa situazione genera un effetto paradossale: si rinuncia alle verifiche e agli interventi proprio quando sarebbero più necessari”.
“Il risultato – continua Cerbone – è sotto gli occhi di tutti. Gli edifici continuano a deteriorarsi e ogni nuova sequenza sismica rischia soltanto di aggravare una situazione già delicata. Le conseguenze rischiano di essere sempre più gravi. È giunto il momento di valutare lo stato di emergenza. Non come risposta emotiva all’ultimo terremoto, ma come strumento amministrativo capace di consentire allo Stato di programmare interventi straordinari, mettere a disposizione risorse adeguate e affrontare in modo sistematico la sicurezza del patrimonio edilizio e dei cittadini. Un’azione di questa portata permetterebbe di superare molte delle attuali criticità burocratiche e di accompagnare i cittadini in un percorso di regolarizzazione e messa in sicurezza, senza lasciare soli proprietari e amministrazioni”. “Solo attraverso il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti e cittadini – conclude – sarà possibile trasformare l’emergenza permanente dei Campi Flegrei in un’occasione di rigenerazione e messa in sicurezza del territorio”.





































