Canada, accordo Ceta nelle mani del nuovo ambasciatore

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La diplomazia del Canada ha da un mese celebrato il nuovo Ambasciatore presso la Repubblica Italiana Alexandra Bugailiskis, in un contesto di rapporti bilaterali nettamente in crescita e in un momento storico particolare per il libero scambio con l’UE.
La stabilità del sistema politico ed economico, le condizioni del mercato del lavoro, il costo dei fattori di produzione e di accesso al credito, insieme all’apprezzamento dei prodotti e delle tecnologie italiani e alla politica di apertura al commercio
internazionale, rendono il Canada un Paese di interesse strategico per le aziende italiane interessate ad accrescere le proprie attività in Nord America, e ad insediarvi una
presenza produttiva per accrescere la loro competitività internazionale.
Si stima inoltre che il nuovo accordo commerciale tra UE e Canada (CETA -“Comprehensive Economic and Trade Agreement”) determinerà una crescita  dell’interscambio bilaterale di beni e servizi del 22,9 %, per circa 26 miliardi di Euro.
Oltre all’abolizione quasi integrale dei dazi doganali, l’accordo prevede misure quali l’apertura degli appalti pubblici alle imprese europee, la protezione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine, marchi e brevetti, il mutuo riconoscimento delle qualifiche professionali e la liberalizzazione del commercio nel settore dei servizi.
La sezione commerciale dell’Ambasciata del Canada in Italia,  offre assistenza alle aziende italiane che intendono investire in Canada o importare e distribuire prodotti canadesi in Italia e alle aziende canadesi interessate ad esportare verso l’Italia. Il servizio dei delegati commerciali in Italia è a disposizione per fornire supporto per investire in Canada; trovare un fornitore canadese; accrescere le collaborazioni tra organismi pubblici e privati italiani e canadesi; fornire informazioni alle aziende italiane alla ricerca di prodotti, servizi o tecnologie canadesi da importare e distribuire in Italia.
CETA è quindi un nuovo accordo commerciale tra l’UE e il Canada che semplicherà l’esportazione di beni e servizi, con conseguenti vantaggi per i cittadini e le imprese nell’UE e in Canada.
Il 21 settembre 2017 il CETA entra in vigore in via provvisoria. La maggior parte dell’accordo diverrà così applicabile. Il CETA, prima di entrare pienamente in vigore, dovrà essere approvato dai parlamenti nazionali e, in alcuni casi, anche da quelli regionali dei paesi dell’UE.
OGM, ormoni ed imitazioni dei prodotti tipici italiani. Il “Comprehensive Economic and Trade Agreement” desta non poche preoccupazioni fra gli agricoltori e i produttori italiani. Il CETA infatti prevede il riconoscimento solamente di 40 su un totale di 290 prodotti italiani dop e igp. Per non parlare dell’aspetto sanitario, in Canada infatti vengono utilizzate sostanze attive proibite in Italia. Da mesi la Coldiretti è impegnata in una battaglia contro la ratifica dell’accordo, un’iniziativa condivisa da numerose associazioni fra cui Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori e Legambiente. Non bastavano i danni provocati all’agroalimentare italiano dalle sanzioni antirusse, ora tocca al CETA. Un esempio staziona nelle parole del responsabile economico di Coldiretti Lorenzo Bottara, che in una recente intervista ha detto: ” Parliamo del fatto che si consente al Canada di utilizzare dei nomi italiani, di poter chiamare formaggi, prosciutti e altri prodotti con denominazioni protette e riconosciute all’interno dell’Unione europea come se fossero luoghi o prodotti legati al territorio canadese. A nostro avviso è molto scorretto. L’accordo prevede il riconoscimento di una quarantina di prodotti dop e igp italiani, quando questi in realtà sono 290, quindi la stragrande maggioranza dei prodotti rimangono senza tutela e non vengono riconosciuti.
Un altro problema è legato al grano, soprattutto al grano duro ma anche a quello tenero. La modalità di produzione che c’è in Canada per il grano prevede la possibilità di realizzare trattamenti con glisofate in pre-raccolta, quando questo è vietato in Italia. Tutto ciò crea una disparità di condizioni per i produttori italiani e penalizza le produzioni nazionali. Un discorso a parte riguarda i sistemi sanitari in cui viene genericamente accordata un’equivalenza quando equivalenza non è. C’è una serie di principi attivi e di antiparassitari utilizzati in Canada che in Italia non possono più essere utilizzati.