Canada, cresce il timore per l’epidemia tra gli emigrati a Ottawa: eventi rinviati

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L’annuncio che Sophie, la moglie del Primo Ministro canadese Justin Trudeau, è stata trovata positiva al COVID-19, ha lasciato sorpresi gli italiani residenti a Ottawa. Il problema, quindi, in un primo momento avvertito nella locale comunità italiana lontano, è stato avvertito non solo come problema dell’Italia. Soprattutto gli emigrati più anziani iniziano ora a guardare con maggior preoccupazione e attenzione alla situazione e cresce il timore per il virus: “Si cercano risposte che non arrivano per nessuno” dice a 9Colonne Antonio Giannetti, avvocato italiano emigrato a Ottawa qualche anno fa, già Assistente alla cattedra di italiano alla Ottawa University e attualmente consulente legale della Cancelleria Consolare dell’Ambasciata italiana a Ottawa, molto attivo nella comunità italiana e nel sociale. “Le preghiere che prima erano solo per i parenti in Patria – ccontinua Giannetti – ora diventano la preghiera per i figli o per i nipoti che vivono qui”.

“Non c’è tempo per organizzarsi, per capire, perché le notizie si susseguono velocemente, ti travolgono e non ti danno il tempo per realzzare il problema – spiega Giannetti -. Arrivano i primi provvedimenti per tenere le persone lontane tra di loro: l’Università di Ottawa, una delle più prestigiose del Canada, chiude il campus, chiedendo a tutti gli studenti di lasciare le proprie residenze, interne alla struttura, entro il 22 marzo”. Intanto il governo dell’Ontario dirama i primi bollettini medici che, come in Italia, sembrano sempre più “bollettini di guerra” E “i luoghi di ritrovo della Comunità italiana – aggiunge Giannetti – il posto del caffè al mattino e del ‘bianchetto’ a mezzogiorno, piano piano si svuotano. La paura del contagio, per i nostri anziani che sono particolarmente legati alla tradizione di questi momenti conviviali tipici italiani, prende sempre più il posto del desiderio di socialità e della voglia di stare insieme. Le feste, unico vero momento di incontro della nostra comunità in Canada, piano, piano vengono annullate e rinviate a data da destinarsi”. “Ma i pochi che restano ancora seduti ai tavoli di Giovanni Snack Bar, ultimo baluardo di italianità aperto nel cuore di Little Italy – conclude Giannetti – non perdono l’ottimismo tipico di noi italiani e, quasi ad esorcizzare la situazione, con un sorriso forzato, si ripetono: andrà tutto bene”.