Cancro e malattie croniche, al Sud si muore di più: maglia nera alla Campania

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Al Sud il tasso di mortalità per tumori e malattie croniche è maggiore rispetto al nord, dove la prevenzione funziona meglio, con una percentuale che va dal 5 al 28%. La regione con i dati peggiori è la Campania. Si conferma quindi nella sanità il divario settentrione-meridione, con ricadute “anche gravi sulla salute degli italiani lungo lo stivale, come dimostra anche l’ampia disparità in Italia sulla capacità di prevenire e curare alcuni tipi di tumore. Criticità che si registrano soprattutto in alcune regioni del Centro Sud”. A farlo sapere il 15esimo Rapporto Osservasalute (2017), pubblicato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane e presentato oggi a Roma.

Il ruolo della prevenzione
Laddove la prevenzione funziona, la salute degli italiani è più al sicuro, con meno morti per tumori e malattie croniche come il diabete e l’ipertensione (diminuiti del 20% in 12 anni i tassi di mortalità precoce per queste cause). Gli italiani, inoltre, cominciano timidamente a occuparsi in maniera più proattiva della propria salute, tendono a fare più sport (nel 2016 il 34,8% della popolazione, pari a circa 20 milioni e 485 mila). Nel 2015 erano il 33,3%, pari a circa 19 milioni e 600 mila), ma scontano ancora tanti problemi, in primis quelli con la bilancia (nel periodo 2001-2016 è aumentata la percentuale delle persone in sovrappeso, dal 33,9% al 36,2% della popolazione; soprattutto è aumentata la quota degli obesi, dal 8,5% al 10,4%, poi anche il vizio del fumo che almeno dal 2014 resta in Italia praticamente stabile (al 2016 si stima fumi il 19,8% della popolazione over-14 anni). Anche sul fronte dei consumi di alcolici il dato sembra assumere contorni a tinte fosche: si assiste a una lenta, ma inarrestabile diminuzione dei non consumatori (astemi e astinenti negli ultimi 12 mesi), pari al 34,4% (nel 2014 era il 35,6%, nel 2015 34,8%) degli individui di età >11 anni.

Si consolida il gap Nord-Sud
Il decennio appena trascorso ha confermato una situazione da tempo nota e tollerata: il profondo divario fra Nord e Meridione sia nelle dimensioni della performance indagate che nella qualità della spesa pubblica e, nello specifico, di quella sanitaria. Paradigmatica delle conseguenze del gradiente Nord-Sud che si abbattono sulla salute degli italiani è la sopravvivenza per tumori che mostra una certa variabilità geografica. Nelle aree del Centro-Nord la sopravvivenza è largamente omogenea per tutte le sedi tumorali esaminate, indicando una sostanziale equivalenza non solo dei trattamenti, ma anche delle strategie di diagnosi (introduzione dei programmi di screening), mentre al Sud e Isole risulta generalmente inferiore della media del Centro-Nord.
Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede a Roma presso l’Università Cattolica, e coordinato da Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, direttore dell’Osservatorio e Ordinario di Igiene all’Università Cattolica, e da Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio, il Rapporto (603 pagine) è frutto del lavoro di 197 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche, Istituto nazionale Tumori, Istituto italiano di Medicina Sociale, Agenzia italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori epidemiologici regionali, Agenzie regionali e provinciali di Sanità pubblica, Assessorati regionali e provinciali alla Salute).