Canzone napoletana, al via il fundraising per l’Auditorium Novecento

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É partita la campagna di fundraising per sostenere l’Auditorium Novecento Napoli (sulla piattaforma www.produzionidalbasso.com) negli spazi del laboratorio Phonotype Record, la prima casa discografica italiana nata nel 1901, in Via Mezzocannone. Custode del patrimonio della canzone napoletana della storica etichetta è stata la famiglia Esposito che ha ceduto il passo a una nuova compagine costituita da Fabrizio Piccolo, Daniele Chessa, Paolo Nappi, Francesco Virgilio Sabatini, Paolo De Rosa e Gianni Ruggiero. La volontà è quella portare avanti la produzione musicale in ogni segmento e coinvolgere quanto più possibile il pubblico, fin dal primo start. Ciascun partecipante alla campagna di donazioni potrà avere un ruolo concreto nelle dinamiche di produzione e potrà sostenere Auditorium Novecento a fronte di una serie estesa di premialità: dalla tessera di socio a prelazioni sui biglietti dei concerti, dall’accesso all’Archivio per le consultazioni al noleggio dello studio, dalle serigrafie originali firmate da Cyop&Kaf ai vinili originali del catalogo Phonotype Record. Ma potrà anche realizzare un concerto registrato in studio con spettatori presenti, con abbinate le riprese di un videoclip. Ed infine diventare sponsor ufficiale di Auditorium Novecento o poter intitolare a suo nome una sala. Proprio in queste stanze – ex stalle – del centro antico di Napoli, sono cresciute decine di generazioni di artisti. Uno per tutti, Riccardo Muti che ha appreso qui gli insegnamenti dal suo maestro di pianoforte Vincenzo Vitale.

La redazione del Denaro.it riceve dal sig. Fernando Esposito, nella qualità di socio e amministratore unico della Phonotype Record Srl, una richiesta di rettifica all’articolo.

Lo scrivente precisa quanto segue:
– la Phonotype Record s.r.l. non ha mai interrotto la propria attività dal 1901, né sono in atto procedure concorsuali, di liquidazione, di cessione di azienda o di ramo di azienda;
– detta società non ha ceduto la propria casa discografica al alcuno (come erroneamente si evince dall’articolo in oggetto);
– la Phonotype non ha mai concesso il proprio archivio musicale e il proprio repertorio, né tanto meno ha autorizzato altri a digitalizzarlo;
– la Phonotype ha stipulato un MERO contratto di locazione di immobile (relativo SOLO ad una parte della vasta proprietà immobiliare della casa discografica) con la Museum Records s.r.l.;
– La Museum Records s.r.l. Non ha concluso alcun accordo con la Phonotype al fine di utilizzare la storia, il marchio, i prodotti, il prestigio ed il nome della stessa;
– la raccolta fondi promossa dalla Museum records s.r.l. per “rilanciare” la Phonotype nulla ha a che vedere con la stessa, né in veste di promotrice né di beneficiaria.