Capitan Futuro, il seme della space opera moderna animata

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di Alessandro Spagnuolo

Nel panorama dell’animazione giapponese di fine anni Settanta, Capitan Futuro (キャプテン・フューチャー, Kyaputen Fyūchā) rappresenta un caso di studio emblematico di dialogo culturale tra Oriente e Occidente. Prodotta da Toei Animation (東映アニメーション株式会社, Tōei Animēshon Kabushiki-gaisha, famosa per aver realizzato serie come L’Uomo TigreMazinga Z, Capitan HarlockDr. Slump, Dragon Ball, I Cavalieri dello zodiaco, Sailor Moon, Slam Dunk, Digimon, One Piece e tanti altri), storica casa di produzione fondata nel 1956 e già allora colonna portante dell’industria anime*, la serie nasce come ambizioso progetto di adattamento di un immaginario fantascientifico americano, riletto attraverso il linguaggio visivo, narrativo e produttivo dell’animazione televisiva giapponese.

Capitan Futuro si colloca in una fase cruciale per Tōei Animation, segnata dalla transizione da un modello fortemente artigianale a una serialità industriale sempre più consapevole del mercato internazionale. L’opera riflette l’attenzione dello studio verso la science fiction “classica”, quella di matrice letteraria, filtrata però da sensibilità nipponiche legate all’eroismo, alla tecnologia e al progresso come responsabilità morale. Il risultato è una serie che, pur mantenendo solide radici pulp, anticipa molte delle tematiche e delle soluzioni estetiche che diventeranno centrali nell’anime di fantascienza degli anni successivi.

In Europa, e in particolare in Italia, la serie assume inoltre una rilevanza storica ulteriore: quella di prodotto mediale capace di segnare profondamente un’intera generazione di spettatori, diventando uno dei simboli della prima grande ondata di anime trasmessi in televisione. Un’opera che, ancora oggi, merita di essere analizzata non solo come oggetto nostalgico, ma come tassello fondamentale nella storia della globalizzazione dell’animazione giapponese.

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Etimologia del nome

Il nome Capitan Futuro non è nato per la televisione giapponese, ma arriva direttamente dai romanzi pulp americani scritti da Edmond Hamilton negli anni ’40. L’editore Leo Margulies commissionò l’autore con un obiettivo chiaro: creare un eroe che incarnasse l’ottimismo tecnologico dell’epoca, un simbolo di progresso e speranza in un mondo in cui la scienza stava rapidamente cambiando la vita quotidiana.

Il risultato fu Curtis Newton, il “Captain Future”, il cui nome fu scelto proprio per evocare immediatamente progresso, scoperta e avventura spaziale. “Captain” indica il ruolo di guida e leadership del protagonista, mentre “Future” proietta il lettore verso un “domani” radioso, fatto di esplorazioni scientifiche, coraggio e curiosità. In altre parole, il nome stesso era già un manifesto: un eroe che non combatte solo nemici, ma anche l’ignoranza e l’immobilismo, con la scienza come strumento principale.

Quando Toei Animation decise negli anni ’70 di trasformare i romanzi in anime, mantenne il nome originale, traslitterandolo in giapponese come キャプテン・フューチャー (Kyaputen Fyūchā). In questo modo la serie eredita non solo il titolo, ma tutto il valore ideologico e simbolico dei romanzi: un eroe che guida il suo equipaggio attraverso lo spazio, affrontando pericoli con ingegno e coraggio, incarnando l’idea di un futuro migliore grazie alla scienza.

Oggi, anche a distanza di decenni, il nome Capitan Futuro continua a evocare speranza, esplorazione e meraviglia, rimanendo un punto di riferimento per la fantascienza animata e per tutti gli autori che hanno guardato al protagonista come modello di eroe spaziale ottimista.

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Trama (senza spoiler)

Il protagonista (come detto prima) è Curtis Newton, orfano cresciuto dal Dottor Simon Wright (cervello in un contenitore) e dai robot Grag e dall’androide Otto dopo la morte violenta dei genitori. Curtis diventa uno scienziato geniale e un pirata galattico buono: per aiutare l’umanità si fa chiamare Capitan Futuro, e insieme al Professor Simon Wright, Grag, Otto e la giovane pilota Joan viaggia a bordo della Comet. Ogni avventura inizia generalmente con un mistero o una minaccia – un mostro spaziale, un furto di prezioso minerale o un tiranno che incombe sulla galassia – e Capitan Futuro interviene usando ingegno, tecnologia avanzata e, quando serve, coraggio da pilota. La trama è perlopiù episodica: molti archi narrativi durano 4 puntate (come da sceneggiatura originale), ma ricorrono temi ricorrenti come le origini di Simon, i poteri di Otto e la magia di antiche civiltà aliene. In ogni caso la morale è chiara: l’intelligenza e la scienza aiutano l’umanità a sconfiggere il male, non la brutalità.

Episodi

Fu trasmesso su NHK dal novembre 1978 al dicembre 1979 in 52 episodi (in Italia tutti gli episodi furono trasmessi negli anni ’80). È diretto da Tomoharu Katsumata (勝間田 具治, Katsumata Tomoharu, già regista di Mazinga Z), con sceneggiature di Massaki Tsuji, o anche Masaki Tsuji ( 真先 Tsuji Masakie) le musiche di Yūji Ōno (大野 雄二, Ōno Yūji). Lo studio di animazione curò ogni fase: i personaggi furono disegnati da Koji Yoshimoto (吉本光志, Yoshimoto Koji) e Haruka Takachiho (高千穂 , Takachiho Haruka), mentre gli storyboard furono affidati ai veterani dell’animazione. La serie venne organizzata in 13 mini-archi narrativi di 4 episodi ciascuno, tutti basati (come detto prima) sui romanzi di Edmond Hamilton ma adattati per la TV. La produzione mantenne lo spirito dell’originale: spazi infiniti, scienza reale e un eroe incorreggibile. Pur utilizzando l’animazione limitata tipica dell’epoca, Toei mise cura nei disegni dei veicoli spaziali e delle ambientazioni, inserendo anche effetti speciali (esplosioni, raggi al plasma) con il minimo di fotogrammi necessari.

Manga one-shot

L’anime non nacque da un manga, bensì dai romanzi pulp, ma al momento della sua messa in onda in Giappone furono pubblicate anche alcune versioni a fumetti. Ad esempio Hiroshi Aizawa (相沢 , Aizawa Hiroshi) realizzò un volume unico cartonato basato sul primo arco narrativo (“Il Tiranno Spaziale”). Inoltre Mitsuru Sugaya (すがやみつる, Sugaya Mitsuru) serializzò sul mensile TV Magazine una miniserie a fumetti ispirata all’anime, con trame autonome rispetto alla TV. Anche la rivista Monthly Shōnen Magazine (1978-79) pubblicò tre capitoli brevi disegnati da Seiichi Tateyama (立山 誠一, Tateyama Seiichi).

Nel 2025 Capitan Futuro vive una nuova stagione editoriale con Capitan Futuro. L’Imperatore dello Spazio, un fumetto pubblicato in Italia da Tunué uscito il 3 ottobre 2025. Questa graphic novel è un progetto ambizioso che reinterpreta il personaggio, mantenendo intatto lo spirito originale ma aggiornandolo per lettori contemporanei.

L’albo è pensato per conquistare una nuova generazione di lettori mantenendo il rispetto per la fonte originale: il senso di meraviglia e scoperta che Hamilton immaginò letteralmente nell’idea di Captain Future e che l’anime di Toei portò sul piccolo schermo viene qui rinnovato in una forma visiva ricca, dinamica e narrativamente matura.

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Stile visivo e qualità dell’animazione

Lo stile riflette l’animazione giapponese di fine anni ’70: tratti decisi, colori vivaci, e personaggi dal design pulito. I protagonisti indossano completi spaziali dal gusto retro (lo scienziato Capitan Futuro ha stivali e casco minimalisti), e l’astronave Comet è un mix di navicella futuristica e aereo di latta. L’animazione è spesso limitata: molte sequenze d’azione ricorrono a movimenti ripetitivi o sfondi scorrevoli con pochi fotogrammi chiave, una tecnica comune all’epoca. Questo rende certe scene un po’ rigide secondo gli standard moderni. In compenso Toei curò i fondali stellati e i robot. Il robottone Grag, ad esempio, ha un bel design (ribattezzato “Futuremen” nell’anime, con aria da guerriero). Nel complesso la resa grafica è coerente e funzionale: i combattimenti si comprendono bene, anche se mancano elaborazioni digitali o dettagli iperrealistici. Alcuni episodi (soprattutto quelli più drammatici) contengono buone animazioni di voci o effetti speciali. In sintesi, lo stile è semplice ma solido, coerente con l’epoca, e oggi affascina gli appassionati per il suo tocco “vintage”.

Musiche

Le musiche originali furono composte da Yuji Ohno, famoso per le sigle di Lupin III, e seguono lo stile eroico/orchestrale tipico delle sigle anime anni ’70. Il tema di apertura giapponese si intitola Yume no Funanori(「夢の舟乗り」,“Il viaggio in barca del sogno”) con testo di Keisuke Yamakawa (山川 恵介, Yamakawa Keisuke): è cantato da Hide Yūki (結木 , Yūki Hide) nelle puntate dalla 1 alla 31 e da Yukihide Takekawa (タケカワ ユキヒデ(武川 行秀, Takekawa Yukihide, leader dei Godiego) nei restanti episodi.

L’ending giapponese è Poplar-Dori-No-Ie (「ポプラ通りの家」Popura-dōri no Ie).

In Italia la sigla è una canzone pop rock intitolata semplicemente “Capitan Futuro” (nota anche per il verso “Splendido, splendido nel cielo va…”), scritta da Luigi Albertelli (testo) e Domenico Monardo (musica) e incisa dal gruppo I Micronauti. La versione italiana è energica e ottimista, rispecchiando il tono eroico del protagonista.

Film animati OAV

A differenza di molti anime, Capitan Futuro non ha avuto veri film originali con trama nuova. L’unico evento cinematografico fu la versione per il cinema (blow-up) dello special televisivo “La magnifica gara del sistema solare” (華麗なる太陽系レース – Kareinaru Taiyokei Race), presentata il 17 marzo 1979 all’interno del festival estivo Toei Manga Matsuri. In pratica fu proiettata al cinema la puntata speciale di Capitan Futuro di 60 minuti che era andata in onda a Capodanno. Non esistono altri film animati o OVA dedicati al franchise, se non le normali raccolte TV in VHS/DVD.

Live action

Non ci sono film live-action dedicati all’anime.

Spin-off e crossover

Non ci sono spin-off  di Capitan Futuro

Ordine cronologico

Per seguire la storia di Capitan Futuro, si consiglia di guardare i contenuti nell’ordine di produzione:

  1. Serie TV anime (1978-79) – tutti e 52 gli episodi originali. Anche se le trame sono in gran parte autoconclusive, è bene fruirli in sequenza per cogliere l’evoluzione dei personaggi.
  2. Special TV “華麗なる太陽系レース” (1978) – episodio speciale di 60 minuti (capitolo di transizione), che può essere visto come parte della serie o indipendentemente. In DVD/blu-ray è spesso incluso alla fine o all’inizio della raccolta completa.

Premi

Non risultano premi o nomination specifiche per la serie Capitan Futuro. Non ci sono stati festival che abbiano consacrato questa serie (essendo pensata come prodotto di intrattenimento televisivo per ragazzi). Nel corso degli anni non sono state segnalate candidature a premi anime o riconoscimenti particolari: si è trattato più che altro di un cult per appassionati, apprezzato per il suo spirito pionieristico nello sci-fi giapponese.

Videogiochi

Non ci sono videogiochi commerciali ufficiali tratti da Capitan Futuro.

Censura italiana

La serie animata non ha mai subito vere e proprie censure sui contenuti in Italia: non ci sono testimonianze di scene ritenute troppo violente o temi sensibili eliminati come accadde per altri anime trasmessi negli anni ’80. Tuttavia, ciò che gli spettatori italiani videro in televisione nel 1981 non era la versione originale giapponese, ma l’adattamento tedesco della ZDF.

In Germania la serie era stata rimontata e ridotta per motivi televisivi: episodi e blocchi narrativi furono riorganizzati, alcune scene considerate superflue furono tagliate, e la colonna sonora originale di Yuji Ohno fu sostituita con la composizione elettronica di Christian Bruhn, che sarebbe diventata poi quella memorabile anche per il pubblico italiano. Questi cambiamenti non furono motivati da censure morali o etiche, ma da esigenze di ritmo, durata e fruizione televisiva europea.

Per molti anni anche le edizioni home video italiane – VHS, DVD e prime ristampe – riproposero queste versioni già tagliate, così che molte scene originali dell’anime giapponese rimasero per decenni fuori dalla portata del pubblico nostrano. Solo le edizioni più recenti in DVD e Blu‑ray hanno permesso di recuperare versioni più fedeli all’originale, reintegrando le sequenze eliminate e restituendo alla serie la continuità narrativa e le spiegazioni scientifiche tipiche dei romanzi di Edmond Hamilton.

Quindi, Capitan Futuro in Italia non fu mai censurato nel senso classico del termine. Ciò che si perse nei decenni fu il risultato di un adattamento internazionale, che modificò ritmo, musica e alcune scene minori, creando una versione che, pur amatissima dai fan, non corrispondeva esattamente alla visione originale giapponese. Solo oggi è possibile vedere la serie nella sua forma completa, così come concepita da Toei Animation e ispirata ai romanzi pulp americani.

Citazioni e Omaggi in Altri Anime

Altri autori giapponesi hanno spesso omaggiato Capitan Futuro nei loro lavori. Eccone alcuni esempi:

  • 1978: “Captain Past” – manga breve di Gō Nagai.
  • 1994: “Space Hero Tales” (宇宙英雄物語) – manga di Takehiko Itō. Space opera fumettistica ispirata a Capitan Futuro, con un eroe che eredita un astronave di famiglia e combatte mostri spaziali.
  • 2004: Re:Cutie Honey (OVA diretta da Hideaki Anno) – l’incipit testuale “Tempo: vicino futuro, Luogo: Giappone” è un chiaro omaggio alla dicitura di Capitan Futuro

Autori influenzati da Capitan Futuro

  • 1978 – Captain Past – キャプテン・パスト – Kyaputen Pasuto – Racconto breve di Go Nagai che rilegge in chiave parodica e concettuale l’archetipo dell’eroe scientifico positivo incarnato da Capitan Futuro, ribaltando il mito del progresso lineare e dimostrando quanto l’opera di Edmond Hamilton fosse già parte del DNA creativo del mangaka.
  • 1979 – Ginga Tetsudō 999 – 銀河鉄道999 – Ginga Tetsudō San-Nain-Nain – Serie di Leiji Matsumoto che eredita da Capitan Futuro l’idea del viaggio spaziale come percorso formativo, sostituendo l’ottimismo scientifico con una malinconia filosofica, ma mantenendo intatta la funzione morale del viaggio interstellare.
  • 1985 – Dirty Pair – ダーティペア – Dāti Pea – Serie creata da Haruka Takachiho che trasforma la space opera classica di Capitan Futuro in avventura pop e ironica, conservando però la struttura episodica, l’uso della tecnologia come strumento narrativo e l’ambientazione spaziale come teatro di dilemmi etici.
  • 1994 – Uchū Eiyū Monogatari – 宇宙英雄物語 – Uchū Eiyū Monogatari – Manga di Takehiko Itō che rappresenta una delle eredità più dirette dell’anime Toei, con un giovane protagonista, un’astronave ereditata e un universo narrativo che fonde avventura, scienza divulgativa e spirito pionieristico.
  • 1995 – The Death of Captain Future – (titolo originale inglese) – Romanzo di Allen Steele che riflette in modo metanarrativo sulla fine dell’eroe scientifico classico, analizzando l’impatto culturale del personaggio di Capitan Futuro e della fantascienza ottimista di metà Novecento.
  • 2004 – Re: Cutie Honey – キューティーハニー – Kyūti Hanī – OVA diretto da Hideaki Anno che, pur appartenendo a un altro genere, omaggia apertamente Capitan Futuro nella struttura introduttiva e nell’uso di didascalie scientifiche, dimostrando l’influenza dell’anime anni Settanta sulla formazione visiva e concettuale del regista.
  • 2011 – Planetes – プラネテス – Puranetesu – Serie anime basata sul manga di Makoto Yukimura che recupera la lezione più matura di Capitan Futuro, ovvero la rappresentazione realistica della scienza spaziale e dell’uomo come esploratore responsabile, più che come conquistatore.

Curiosità

  • Giocattoli: Con l’anime furono commercializzati giocattoli. In Italia uscì il modellino della Comet e in Giappone pupazzi di Grag e Otto. Nel 2018 la HL-Pro ha prodotto un modellino in metallo della Comet (20 cm) per collezionisti.
  • Colt di grido: Grag, il robot bronzo, in originale si chiama “Futuremen”. Il suo volto ricorda un elmo da samurai: è stato disegnato pensando al mito del guerriero futurista.
  • Nomi tradotti: Alcuni personaggi hanno nomi diversi: l’androide Otho è chiamato “Otto” nel doppiaggio italiano; la serial killer Vampira (episodio 3) divenne “Galassia”. Inoltre, nei titoli doppiati, il pianeta Nu (luna di Saturno) fu talvolta chiamato Tritone (confondendo il satellite con quello di Nettuno).
  • Supercopertine: In Francia Capitan Futuro fu ribattezzato Capitaine Flam. In America Latina divenne El Capitán Futuro, mentre in Spagna si chiamò El Capitán Memo (dal soprannome del cantante della sigla spagnola).
  • Citazioni interne: Nella serie di Galaxy Express 999, un episodio del 1978 presenta un siparietto in cui il protagonista Tetsuro fa il verso agli eroi spaziali, nominandoli come se fossero Capitan Futuro (“…e tu, robot de ferro, salva la galassia!”).

Conclusione

Capitan Futuro rimane un’opera iconica nel panorama anime di fantascienza anni ’70, grazie al suo spirito pionieristico e al buonismo avventuroso. Pur con il passare del tempo, colpisce per la positività del protagonista e il contrasto tra scienza e ignoranza; è anche un affascinante documento del gusto estetico dell’epoca. Leggendari sono il tono pedagogico che spiega fenomeni naturali nei dialoghi e l’armonia che lega i membri dell’equipaggio; ciò ha insegnato ai bambini che la curiosità scientifica e l’amicizia sono armi potenti nel fronteggiare l’ignoto. In questo senso Capitan Futuro non è solo un cartone per ragazzi, ma un manifesto generoso di ottimismo spaziale, che ancor oggi arde nei fan più nostalgici.

Per apprezzarla al meglio si consiglia la visione in lingua originale con i sottotitoli in italiano, attualmente è possibile vederla solo noleggiarla o acquistarla.

Buona visione

*Anime
Gli anime sono produzioni animate provenienti dal Giappone, disponibili in TV, al cinema o sulle piattaforme di streaming. A differenza dei cartoni animati occidentali, gli anime si distinguono per il loro stile artistico distintivo, trame avvincenti e una grande diversità di generi, che includono azione, commedia, fantasy e dramma.

Si dividono in:

Kodomo (dal giapponese bambino/a) rivolto ad un pubblico di bambini. Esempi: Doraemon, Pokemon e Heidi.

**Shōnen (dal giapponese ragazzo) per un pubblico di ragazzi adolescenti. Esempi: Dragon Ball, One Piece e Naruto.

Shōjo (dal giapponese ragazza) indirizzati ad un pubblico di ragazze adolescenti Esempi: Sailor Moon, Mila e Shiro e Kiss me Licia.

Seinen (dal giapponese uomo giovane) destinati ad un pubblico adulto maschile dai 18 anni in su. Esempi: Berserk, Vinlad Saga, Psycho Pass.

Josei (dal giapponese donna) per un pubblico adulto femminile. Esempi: Nana, Paradise Kiss e Vampire Knight.

Manga
I manga sono fumetti giapponesi. Si distinguono per alcune caratteristiche uniche. Innanzitutto, la lettura avviene sempre da destra verso sinistra, partendo dall’ultima pagina. Molti manga sono stampati in bianco e nero, focalizzandosi sul dettaglio del tratto e sull’espressività dei personaggi. Lo stile di disegno è spesso caratterizzato da occhi grandi e intensi, capelli dalle forme e colori vivaci, e un’enfasi sulle reazioni emotive attraverso espressioni facciali e simbolismi visivi.

Spokon
Il termine spokon (
スポ根) nasce in Giappone dall’unione di “sport” (スポーツ, supōtsu) e “konjō” (根性), che significa grinta, forza di volontà. Questo genere racconta storie sportive dove l’elemento centrale non è solo la competizione, ma soprattutto il percorso interiore dei protagonisti, fatto di sacrifici, allenamenti estenuanti e determinazione incrollabile. Lo spokon celebra la volontà di non arrendersi mai, trasformando lo sport in una scuola di vita. È un racconto epico in cui ogni partita è una battaglia, e ogni sconfitta diventa un passo verso la crescita.

Manga one-Shot
Nel mondo del manga, un one-shot è una storia autoconclusiva, generalmente pubblicata in un singolo capitolo, che presenta una trama completa con personaggi, ambientazione e conclusione all’interno di un numero limitato di pagine. La sua caratteristica fondamentale è l’autonomia narrativa: non prevede seguiti o serializzazioni, e si sviluppa interamente in una sola pubblicazione, anche se può variare in lunghezza da una quindicina a oltre cento pagine.

Mecha
Il termine mecha (
メカ) — abbreviazione di mechanical — indica un genere dell’animazione e del fumetto giapponese incentrato su robot giganti pilotati o controllati da esseri umani. Nato negli anni ’60 con serie come Tetsujin 28-go (鉄人28), il genere esplose nel decennio successivo grazie a Mazinga Z (マジンガーZ) di Gō Nagai, che introdusse l’idea del pilota all’interno del robot, trasformando la macchina in un’estensione dell’uomo.

Negli anni ’70 e ’80 i mecha divennero un fenomeno di massa, evolvendosi in due filoni principali:

  • Super Robot, dominato da eroi invincibili e battaglie spettacolari come Jeeg Robot d’acciaio, Ufo Robot Goldrake, Daiking, Getter Robot.
  • Real Robot, più realistico e militare, inaugurato da Mobile Suit Gundam (機動戦士ガンダム) nel 1979, dove i robot sono armi e i conflitti hanno un peso politico e umano, Macross, Patlabor, Armored Trooper VOTOMS.

Il fascino dei mecha risiede nel loro equilibrio tra potenza tecnologica e dramma umano: sono storie che raccontano la fusione tra l’uomo e la macchina, tra progresso e identità, tra mito e futuro.

Negli anni ’90 e 2000 il genere si è rinnovato con opere più psicologiche come Neon Genesis Evangelion (新世紀エヴァンゲリオン, Shin Seiki Evangerion) di Hideaki Anno, e più di recente con rivisitazioni moderne come Code Geass (コードギアス) o Gurren Lagann (天元突破グレンラガン, Tengen Toppa Guren Ragan).

Manhwa
Il termine manhwa indica i fumetti prodotti in Corea del Sud, e in alcuni contesti si riferisce anche al fumetto coreano in generale. La parola è composta da due ideogrammi cinesi: “man” (
) che significa “libero, spontaneo, senza limiti” e “hwa” () che significa “disegno, pittura”. Quindi, letteralmente, manhwa può essere tradotto come “disegno spontaneo” o “fumetto libero”.

Il manhwa si distingue dal manga giapponese soprattutto per stile graficoformato di pubblicazione e modi di lettura:

  • Formato e distribuzione: tradizionalmente pubblicato su riviste settimanali o mensili, spesso in bianco e nero, ma con la crescente diffusione dei webtoon, molti manhwa oggi sono realizzati per la lettura digitale, con pagine verticali ottimizzate per smartphone.
  • Stile artistico: i tratti tendono a essere più realistici rispetto al manga, con attenzione ai dettagli architettonici e all’abbigliamento.
  • Temi e target: i manhwa spaziano dai generi romantici e scolastici agli action, horror e fantasy, spesso con una narrazione più matura e drammatica, riflettendo differenze culturali tra Corea e Giappone.

In sintesi, il manhwa è il corrispettivo coreano del manga giapponese, ma con caratteristiche peculiari che lo rendono immediatamente riconoscibile, soprattutto nella grafica e nella fruizione digitale moderna.

***OAV o OVA
L’OAV (Original Animation Video) è un episodio o una serie di episodi anime che vengono prodotti direttamente per il mercato home video (VHS, DVD, Blu-ray, streaming on demand) senza essere trasmessi prima in televisione o al cinema. Pensa agli OAV come a degli “speciali” o delle “uscite dirette per il video” che spesso approfondiscono storie secondarie, esplorano universi alternativi o continuano trame di serie TV già concluse, offrendo maggiore libertà creativa rispetto alle produzioni destinate al palinsesto televisivo.

Moe
La parola “moe” (
萌え) è un termine giapponese usato nel mondo degli anime e manga per descrivere un sentimento di affetto, attrazione o tenerezza verso un personaggio (di solito femminile) che ha caratteristiche adorabili, ingenue o protettive.