Capodimonte incontra la Sanità, La Motta in mostra. Tra le opere esposte anche il Maradona bambino

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di Maria Carla Tartarone Realfonzo

Alla Reggia di Capodimonte dal 18 febbraio espone Paolo La Motta, con “Capodimonte incontra la Sanità” a cura di Sylvain Bellenger e Maria Tamayo Contarini. La Motta è un artista che, già a Capodimonte, ha esposto di recente “Incontri sensibili” dal 30 giugno 2018 al 24 febbraio 2019. Le opere sono tutte rappresentanti immagini e volti di bambini che l’artista riprende nel rione Sanità , in cui egli vive e lavora, sono volti che egli conosce o facilmente immagina, considerato che abitando quei luoghi ne ha percorso l’infanzia che ora gli riappare. Del resto in passato altri artisti famosi, come il grande Gemito, hanno saputo raffigurare quei volti, quelle espressioni significanti la vita difficile di quelle creature. Anche La Motta, nato a Napoli, che non è legato ad alcun movimento contemporaneo, rappresenta la storia dell’arte napoletana dei grandi artisti, non solo contemporanea, ma già dal Seicento. L’artista rappresenta l’anima, l’ambiente , le emozioni che tutti i bambini e i ragazzi della città, del suo centro più significativo (Stella, Sanità, Vergini), hanno vissuto, con i quali organizza, come sa fare un Maestro, laboratori di scultura. Il Maestro raccoglie gli insegnamenti ricevuti dai grandi maestri in Accademia e fatti propri. Trasmette le sue fonti d’ispirazione ai ragazzi in olio su tela o su terracotta talvolta sostenuta da struttura in ferro. Alcune delle sue opere sono già acquisite dal Museo di Capodimonte. Tra queste è da ricordare l’immagine di un ragazzo ucciso, Geremy Cesarano, durante uno scontro tra bande, nel 2015, in Piazza della Sanità, dove oggi, anche per la partecipazione del Parroco, una statua dell’artista lo ha fatto rinascere. Il ragazzo è raffigurato in bilico tra due travi mentre tenta di recuperare un pallone. Nei particolari vi sono allusioni all’innocenza del fanciullo. Altra opera, donata alla Collezione del Museo, è “Diego”, un olio su tavola di piccole dimensioni, 20×30 cm. Che raffigura Diego Maradona da bambino. Nello sguardo del fanciullo La Motta ha trasmesso lo sguardo dei ragazzi del rione Sanità con soli tre colori: ocra giallo, terra di Siena bruciata, e blu oltremare, naturalmente colori espressi dalla sua ricerca. In mostra è anche presente un documentario di venti minuti. Mi piace ricordare che La Motta, andando a giocare nel parco Capodimonte a pallone, si interruppe ed entrò in una Sala proprio quando nel Museo, era il 1984, veniva esposta la mostra sulla Civiltà del Seicento. Allora, ammirato, il ragazzino comprese quale doveva essere la sua strada. Egli nato nel 1972, nel 1990 completa il Liceo Artistico, dove incontra Giuseppe Desiato, e nel 1990 completa l’Accademia di Belle Arti, in scultura con Augusto Perez. Come nella scultura è attratto da Perez e da Vincenzo Gemito, così nella pittura viene attratto da Ribera, da Mancini ed anche da Lucien Freud. Nel 1998 incominciano le sue mostre: al Museo Archeologico, al Pan, al Castel dell’Ovo, alla “Galerie Mercier” di Parigi, nel 1919. Quel che colpisce è che La Motta, come Gemito, sa cogliere la drammatica espressione del volto infantile, che non si può dimenticare. Amando poi anche l’Architettura, talvolta nei suoi dipinti, ma anche nelle sculture, introduce vaghi elementi architettonici.