“Cappella Neapolitana” mette in scena il barocco napoletano

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Si avvicina un nuovo appuntamento per gli amanti della musica barocca napoletana, lunedì 12 febbraio, alle 20.30, al Teatro Sannazaro, nell’ambito del programma dell’Associazione Alessandro Scarlatti, andrà in scena “Festa Napoletana, maschere follie e travestimenti nel teatro comico napoletano”. Festa è la parola d’ordine in una città come Napoli che è essa stessa un grande palcoscenico all’aperto in grado di esibire contemporaneamente i suoi vizi e le sue virtù.

L’esecuzione dei brani sarà affidata ad uno storico ensemble che nel 2016, a quasi trent’anni dalla sua fondazione, ha cambiato il suo nome in “Cappella Neapolitana di Antonio Florio”, rendendo omaggio al suo fondatore. L’ensemble è costituito da strumentisti e cantanti (Alessandro Ciccolini, primo violino; Patrizio Focardi, Paolo Cantamessa, violini I; Marco Piantoni, Nunzia Sorrentino, Massimo Percivaldi, violini II; Rosario Di Meglio, viola; Alberto Guerrero, violoncello; Giorgio Sanvito, contrabbasso; Patrizia Varone, cembalo; Valentina Varriale, soprano; Giuseppe De Vittorio, tenore) specializzati nell’esecuzione del repertorio musicale attivo a Napoli tra Sei e Settecento e mira alla riscoperta di compositori poco conosciuti ed eseguiti. È proprio la specificità musicale legata alla prassi esecutoria barocca e l’apertura verso repertori originali ad aver consentito all’orchestra di esibirsi negli anni sui più importanti palcoscenici nazionali ed internazionali del mondo dal Teatro di San Carlo alla Berliner Philharmonie, dall’Accademia di Santa Cecilia di Roma al Wiener Konzerthaus e nei maggiori festival di musica antica europei come il Festival di Versailles, Festival “Mozart” di La Coruña, Festival de Otoño di Madrid, Festival di Musica Antica di Tel Aviv.

Il programma prevede l’esecuzione di Anonimo (tradizionale), Canto dei carrettieri; Michelangelo Faggioli, La Catubba, tarantella a 2 voci; Francesco Provenzale, da Il Schiavo di sua Moglie, Sinfonia e “Me sento ‘na cosa” , aria di Sciarra; Leonardo Vinci, da Lo cecato fauzo, So le ssorva e le nespol’amare, aria e Che bella ‘nzalatell, duetto, da Partenope, Sinfonia, Allegro – Largo – Allegro; Giovanni Paisiello, da Pulcinella Vendicato, “Tengo treglie rossolelle”, aria di Carmosina e “Gioia de st’arma mia”, duetto di Pulcinella e Carmosina; Niccolò Gillo, Sosutose ‘no juorno de’ dormire, cantata; Leonardo Vinci, da Li Zite ‘ngalera, “Da me che bbuo’ se sa”, aria di Ciomma e “L’uommo è comm’a ‘nu piezzo de pane”, aria di Meneca; Leonardo Leo, da Alidoro, “Chesta è la regola”, aria di Zeza tavernara; Giuseppe de Majo, (da Lo Finto Lacchejo), “Quanno lo pesce è vivo”, aria; Leonardo Vinci, Sinfonia, Allegro – Adagio – Allegro; Giuseppe Petrini, Graziello e Nella, intermezzo a 2 voci con violini. Le musiche proposte affondano le proprie radici nella tradizione veneziana reinterpretata e arrangiata all’uso locale partenopeo fino a divenire l’essenza del teatro napoletano del Settecento.