Cento anni dal primo Convegno del Paesaggio. Tutelare la bellezza, si cominciò a parlarne a Capri

74

In vista della XLV edizione dell’Incontro d’agosto, che si svolgerà sabato 13 , pubblichiamo un testo tratto dagli Atti del Convegno del Paesaggio, in occasione del Centenario del suo svolgimento, avvenuto a Capri il 9 e 10 luglio 1922. E’ incluso nella breve opera “Nel Centesimo Anniversario del Convegno del Paesaggio” di imminente pubblicazione, in edizione privata. Il testo presenta riunito quel che di essenziale e di sempre attuale dissero i protagonisti del Convegno. Non è di semplice erudizione, ma è un testo ispirato da quella Bellezza che, come fu detto nel Convegno, dovrebbe regolare sia il vivere dei singoli, sia quello delle comunità. E che, ritenendo l’Isola di Capri “Opus Dei”, riconosce e ricorda l’esistenza di Dio.

DAL CONVEGNO DEL PAESAGGIO
CAPRI 9-10 LUGLIO 1922

a cura di
RAFFAELE VACCA

PROLOGO

Nel 1922, mentre nel mondo occidentale, con le macchine, si penetrava sempre più in luoghi incontaminati, disintegrandoli, e riducendo negli uomini la capacità di plasmare la natura e di creare nuove bellezze, a mano a mano aumentavano coloro che visitavano e soggiornavano nell’Isola di Capri, ritenendola un luogo a sé. E senza accorgersi (o, forse, senza volersi accorgere) che anche per la loro presenza possenti influssi del mondo giungevano nell’Isola e la modificavano.
Ritraendo e descrivendo le bellezze naturali dell’Isola, ricordando aspetti della sua storia, specialmente di quella imperiale-romana, si alimentava un mito che esisteva solo in parole, e che allontanava sia visitatori, sia stessi abitanti dall’avere piena consapevolezza della realtà concreta. Ed in particolare dal comprendere che, com’era stato scritto nel 1878 da Friedrich Nietzsche, nell’opera elaborata in gran parte a Sorrento, la civiltà correva il rischio di essere distrutta dai suoi stessi mezzi. Ciò mentre già dal 1862, dapprima in Inghilterra, poi in altre nazioni, erano sorti movimenti contro le distruzioni di paesaggi naturali da parte del sistema tecnico-industraile-economico.
In Italia, per tutelare le bellezze naturali e paesaggistiche, furono emanate leggi come quella dell’11 giugno 1922, che ispirò il Convegno del Paesaggio, il quale non restò nella limitata visione del vivere dell’Isola di Capri e dei luoghi vicini, o in quella dell’Italia, ma si spinse nella visione universale del vivere, che è sempre nuova, pur restando antica.

I

Nell’Isola di Capri, la bellezza illumina l’essenza delle cose. La natura non fa più esperimenti, ma rivela l’opera compiuta, l’Opus Dei.
Ingenera un’armonia perfetta, dove ogni particolare è asservito all’insieme.
Il pathos è mitigato dall’ethos; l’ardore passionale si calma nella misura apollinea.
Fulcro della tradizione antica, la bellezza è suscitatrice di humanitas (ovvero dell’esistenza umana piena di nobiltà e ricca di armoniose forme).

II

Lo spirito sbigottisce nel luogo incantevole dove la luce par che renda cristalline persino le rocce, rivela il limite supremo tra la realtà ed il sogno ed offra l’immagine completa della bellezza del mistero e dell’infinito.
Sorgente di vita e della poesia, la bellezza brilla, come ai tempi d’Omero e come sempre, sulla terra, sui mari ed anche nello spirito dei popoli.
Essa è l’ala che accompagna le concezioni elevate e durevoli, il sentimento che rinsalda la volontà di vivere, e che sostiene nelle lotte contro “l’industrialismo livellatore e beota”.

III

Capri è stupendamente viva, per cui non è necessario dare molti ricordi, molte leggende, molti miti. Bisogna solo difenderla dal commercialismo artistico.
Le sue rocce assomigliano a quelle del Carso, simbolo della nuova Italia, nella quale si è diversi dagli avi, si è più veloci, più vivi, più capaci, più potenti.
Ci sono coloro che vedono l’Isola come unica ed armoniosa, e non come l’innumerevole, la molteplice.

INTERMEZZO

La tutela del Paesaggio non è per assicurare visione passiva di quel che si è ricevuto dal passato.
E’ problema fondamentale del nostro proprio vivere.
E’ tutela di quel che contribuisce ad alimentare lo spirito (immortale per essenza), il quale ha ispirato le grandi opere umane che hanno ampliato il patrimonio delle bellezze naturali. E che unicamente può ispirare nuove opere di poesia, di arte e di pensiero.

IV

L’architettura è la sintesi di tutti gli elementi creativi, perché comprende in sé ogni produzione d’arte del passato e del presente.
Ma, or che si avvale di mezzi giganteschi e sproporzionati ai fini, manifesta un decadimento, sintomo di un abbassamento generale del livello spirituale, causato dal moderno uso barbarico d’intonare le idee alle abitudini mentali, tecniche, meccaniche, insediate dal materialismo. E dal costruire in gran fretta, tenendo conto unicamente dell’area edilizia e dei capitali disponibili, tralasciando o disintegrando la vegetazione e le piante che del paesaggio sono elementi costitutivi.

V

Per classico deve intendersi l’equilibrio artistico raggiunto in una data epoca storica.
Lo si conquista non imitando ciò che è stato, ma raggiungendo un nuovo equilibrio, espressione della propria sensibilità.
Autentico stile rurale è la ricerca di semplicità architettonica, è adattamento della casa al piano offerto dalla natura.
I nuovi materiali da costruzione invitano a nuove forme che corrispondano alle nostre sensibilità. Queste non debbono essere arbitrarie, né essere uguali per tutte le città d’Italia e del nuovo mondo.
Usati da un architetto geniale, i nuovi materiali s’intonano con ciò che esiste; usati da un architetto non geniale suscitano stonature.

VI

Si svolgano pure convegni, purché non si riducano alle solite accademie, e purché da essi partano coloro che con abnegazione e passione attuino quel che è richiesto per la protezione della bellezza, anche attraverso una concreta ed efficace azione educativa.
Noi non dobbiamo solamente preoccuparci di coloro che passarono per questa terra, e vi lasciarono l’impronta del loro genio, ma anche, e soprattutto, di coloro che dovranno ancora passarvi e che, senza cancellarle, sulle orme dei tempi antichi, sovrapporranno quelle dei tempi nuovi.

ESODO

Se lo si consideri nella luce di quel che, poco prima, quasi contemporaneamente, poco dopo, scrissero, tra gli altri, Osvald Spengler, Paul Valéry, Romano Guardini, José Ortega y Gasset, Johan Huizinga, ci si avvede che il Convegno del Paesaggio si svolse in un tempo nel quale si diffondeva la convinzione di essere nel tramonto della civiltà occidentale.
Come nel periodo finale di ogni civiltà, la cultura, che nei periodi precedenti esisteva in ogni paese ed in ogni piccolo città, veniva attratta da quella della metropoli, dove si trasformava in civilizzazione. E questa, giovandosi dei suoi potentissimi mezzi di comunicazione, sottometteva le culture locali, rendendole simili ed asfittiche. E, logicamente, niente più di nuovo ricevendo da esse.
Il mondo dell’umanità legata alla natura e della natura compenetrata di umanità scompariva a vista d’occhio; le masse occupavano ogni luogo, che nessuna legge riusciva a difendere e tutelare.
Di fronte a questa situazione, nei più sensibili venivano meno addirittura le ragioni del vivere.
Abbiamo ascoltato quel che, anche per noi, fu detto durante il Convegno del Paesaggio, mentre siamo nell’era nucleare, iniziata il 6 agosto 1945, quando scoppiò la prima bomba atomica ad Hiroshima.
La civilizzazione è aumentata a dismisura, le masse hanno occupato quasi ogni luogo, le leggi di difesa e di tutela delle bellezze naturali si sono rivelate sempre più impotenti.
Alla minaccia di una distruzione nucleare dell’umanità, o di parte di essa, si sono aggiunte altre minacce, come quella del clima, e quella di inaspettati, sconosciuti virus.
Al Convegno del Paesaggio furono invitati ad aderire “quei pochi uomini che in Italia avevano ancor sacra la bellezza”.
A considerare quel che da esso viene, sono invitati, ovunque si trovino, coloro che, essendo consapevoli di se stessi e della situazione esistente, ritengono che solo se si ascolta e si segue lo spirito e quel che esso ha dettato e detta, ci si potrà salvare dall’abisso.

NOTA

L’Incontro d’agosto è nato nella Chiesa di S. Michele in Anacapri, nell’agosto del 1977, quando, anche d’estate, rare erano le manifestazioni culturali che si svolgevano nell’Isola di Capri.
Il suo intento è stato sempre quello di un incontro tra abitanti dell’Isola e coloro che vi soggiornano, che superi la quotidianità e tenda verso la verità e la bellezza, ricordando che è nella magnificenza della natura, che risorge e si alimenta lo spirito.
Ha sempre richiesto il grande animo di coloro che attuano l’Incontro, e di coloro che vi partecipano.
Si svolge con l’originale formula della lettura di un testo, appositamente redatto, alternata all’esecuzione di brani musicali, per lo più per organo, in sintonia con esso.
Molti dei testi sono stati tratti dalle maggiori opere dell’umanità, vari, specialmente nelle più recenti edizioni, sono stati scritti per l’occasione.
Particolari ragioni, anche quest’anno, hanno temporaneamente indotto a far svolgere l’Incontro con la contemporanea lettura del testo predisposto, ovunque si fosse, sia nell’Isola, si lontano da essa.

Nel Centesimo Anniversario del Primo Convegno Italiano del Paesaggio, svoltosi a Capri il 9 e 10 luglio 1922, il testo è stato tratto dal volume degli Atti, pubblicato da Edwin Cerio all’inizio del 1923.
Fonde le singole voci dei protagonisti in un insieme, che presenta quel che di ancora essenziale fu detto durante il Convegno .

Far silenzio in sé e, possibilmente, anche intorno a sé