Carceri, dossier Antigone: Ogni detenuto costa 137 euro al giorno 

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Il budget preventivo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per il 2018 è di 2.881.004.859euro per un costo giornaliero per detenuto di 137,02 euro, in lieve diminuzione rispetto al 2017 (quando il budget preventivo era di 2.853.346.330 e il costo giornaliero per detenuto di 137,34€) a causa dell’aumento del numero dei detenuti. È quanto emerge dal dossier dell’associazione Antigone sulla situazione nelle carceri italiane. L’80% del budget è destinato a spese per il personale civile e di polizia penitenziaria. Secondo quanto riportato dall’Amministrazione Penitenziaria nella Relazione di inizio anno giudiziario, nel 2017 sono stati ultimati un nuovo padiglione detentivo da 200 posti a Caltagirone e un padiglione da 97 posti detentivi a Nuoro. Vicini al completamento sono invece un padiglione da 200 posti a Parma e uno di uguale grandezza a Lecce.Altri padiglioni che sono in corso di costruzione e che risultano tuttavia in ritardo rispetto al Piano Carceri sono quelli di Trani e di Sulmona da 200 posti e di Milano Opera da 400 posti. Sono in corso le procedure di gara relativa alla progettazione del nuovo carcere di Nola (1200 posti) e all’ampliamento del carcere di Brescia Verziano (400 posti). In fase di approvazione del progetto è il nuovo carcere di San Vito al Tagliamento (300 posti), mentre il procedimento per il nuovo carcere di Bolzano (220 posti) sembra essere arenato. La ristrutturazione delle carceri di Milano San Vittore e Napoli sono in procedura di gara mentre sono sospese quelle del carcere di Livorno.

Quasi 4 su 10 tornano in cella
Il 39% delle persone uscite dal carcere nel 2007 vi ha fatto rientro, una o più volte, negli ultimi 10 anni. È quanto emerge dal dossier Antigone. “Troppo spesso il carcere non aiuta la sicurezza dei cittadini – scrive l’associazione per i diritti dei detenuti nel rapporto presentato oggi a Roma -. Dei 57.608, solo 22.253, meno del 37%, non avevano alle spalle precedenti carcerazioni. 7.042 ne avevano addirittura un numero che spazia dalle 5 alle 9. Il 29% degli italiani e il 57% degli stranieri non ha precedenti, mentre il 49,6% degli italiani e il 38,8% degli stranieri ne avevano fino a 4. Se si sale con il numero dei precedenti aumenta il divario tra gli italiani e gli stranieri, infatti il 16,6% dei primi e il 3,8% dei secondi ne avevano da 5 a 9 mentre, ad averne oltre 10, erano il 4,8% degli italiani e lo 0,8% degli stranieri”.

Dal 1998 l’Associazione Antigone è autorizzata dal Ministero della Giustizia a visitare i 190 Istituti di pena italiani. Sono oltre 70 le osservatrici e gli osservatori di Antigone autorizzati a entrare nelle carceri con prerogative paragonabili a quelle dei parlamentari. Negli ultimi mesi l’associazione ha visitato 86 carceri: 36 nel nord, dalla Valle d’Aosta alla Romagna, 20 in centro Italia e 30 tra il sud e le isole. Il carcere più grande è stato Poggioreale, una cittadina nel centro della città di Napoli che ospita oltre 2.200 detenuti (erano poco più di 2.000 un anno fa) ed in cui lavorano più di 1.000 persone. Il più piccolo probabilmente Arezzo, una Casa Circondariale con una capienza ufficiale di 101 posti ma in cui da tempo, a causa di interminabili lavori di ristrutturazione, le presenze non superano le 30 unità. “Alla fine delle nostre visite pubblichiamo una dettagliata scheda di quanto osservato in ciascun istituto nel sito del nostro Osservatorio – spiega l’associazione -. Da quest’anno, in una pagina apposita del sito, è possibile vedere in tempo reale lo stato di avanzamento delle nostre visite ed una parziale visualizzazione dei dati raccolti. Si vede ad esempio come in 10 istituti tra quelli che abbiamo visitato c’erano celle in cui i detenuti non avevano a disposizione 3mq calpestabili, in 50 istituti c’erano celle senza doccia ed in 4 celle in cui il wc non era in un ambiente separato dal resto della cella”. Negli istituti visitati c’era in media un educatore ogni 76 detenuti ed un agente ogni 1,7 detenuti, ma in molti istituti questi numeri sono decisamente più alti, come nel caso di Bergamo (un educatore ogni 136 detenuti e un agente ogni 2,8 detenuti). Nel 43% degli istituti al momento della visita non c’erano corsi di formazione professionale attivi e nel 32,6% non c’erano spazi per le lavorazioni.