Carrefour, l’azienda recede dal contratto integrativo: prosegue il confronto su 620 esuberi

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Si complica la vertenza dei circa 19mila addetti di Carrefour, la multinazionale francese della grande distribuzione organizzata presente in Italia con 55 ipermercati, 441 supermercati market e 583 express. La direzione aziendale ha comunicato ai sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs il recesso dal contratto integrativo proprio nel corso della fase sindacale di espletamento della procedura di mobilita’ avviata per 620 addetti di 32 ipermercati della rete vendita – 239 nei 21 ipermercati in sofferenza in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Campania e Lazio, 111 dei due punti vendita prossimi alla cessione in Piemonte e 270 dei 9 ipermercati in contratto di solidarieta’ in Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Lazio e Marche – nell’ambito della riorganizzazione aziendale. “La cancellazione della contrattazione integrativa di settore, peraltro siglata lo scorso anno condividendo formule di flessibilita’ contrattata finalizzate al mantenimento dei livelli occupazionali, non e’ certo il giusto presupposto per affrontare un confronto sulla struttura e sulla tenuta dei format degli ipermercati che hanno senza dubbio registrato una flessione in termini di produttivita’”, dice il segretario generale della Fisascat Cisl Pierangelo Raineri. “Non dimentichiamo che le migliaia addetti di Carrefour, come tutti i 300mila addetti della grande distribuzione organizzata, sono sprovvisti di un contratto nazionale di riferimento che probabilmente, in questa situazione di crisi aziendale, avrebbe svolto un ruolo moderatore”, sottolinea il sindacalista. “Ora ci troviamo a gestire un piano di esuberi in assenza di regole contrattuali che avrebbero invece supportato la ristrutturazione, fermo restando l’obiettivo di gestire i licenziamenti con la ricollocazione e la mobilita’ volontaria incentivata puntando il piu’ possibile a limitare il danno”, aggiunge Raineri. “Invitiamo la direzione di Carrefour a tornare sui propri passi e ad individuare con i sindacati una strada maestra volta a risollevare il margine operativo senza incidere esclusivamente sul costo del lavoro e sui lavoratori, coinvolti da strategie commerciali che evidentemente non hanno prodotto il risultato sperato”, conclude il sindacalista.