Cartabia: A S. M. Capua Vetere violenza a freddo. Sollevato il velo su condizioni durissime, il Governo non dimenticherà

11
in foto Marta Cartabia durante il suo intervento alla Camera sulle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

“I fatti di Santa Maria Capua Vetere hanno sollevato un velo sulle durissime condizioni delle carceri italiane. Il governo ha visto, anche con la visita in prima persona del presidente del Consiglio, i problemi del carcere e non vuole dimenticare…Dagli atti di indagine emerge che nel carcere di Santa Maria Capua Vetere non si è trattato di una reazione a rivolte, ma di violenza a freddo”. Lo ha affermato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, alla Camera nel corso dell’informativa urgente sui fatti di Santa Maria Capua Vetere, precisando che, “allo stato, il totale complessivo delle unità di personale dell’Amministrazione sospese a vario titolo è pari a 75. Rimangono altri indagati, per i quali il Gip ha specificato che non v’è certezza della loro presenza. Per questo ha respinto la richiesta di misura cautelare. Su questi ultimi, attendiamo gli sviluppi dell’indagine, prima di altre valutazioni”. Nel carcere, ha aggiunto Cartabia, “tante, troppe cose non hanno funzionato. E questa è una sconfitta di tutti noi, per riprendere le parole del presidente Draghi. Al di là delle specifiche responsabilità penali, che sono sempre personali e che non possono e non devono mai ricadere su altri”.

Indagine ampia su tutte le rivolte
I fatti accaduti a Santa Maria Capua Vetere, ha detto la minitra, “reclamano un’indagine ampia, perché si conosca cosa è successo negli istituti nell’ultimo anno, quando la pandemia ha esasperato tutto”, annunciando che “abbiamo costituito al Dap una commissione ispettiva che visiterà tutte le carceri interessate interessati dalle proteste”.
La Commissione ispettiva, ha spiegato Cartabia, “visiterà tutti gli istituti penitenziari interessati dalle manifestazioni di protesta o da denunce o segnalazioni inerenti ai gravi eventi occorsi nel marzo del 2020. Il suo mandato consiste nell’approfondire la dinamica dei fatti, al fine di accertare la legittimità e la correttezza di ogni iniziativa adottata. “L’amministrazione penitenziaria – ha ammonito la ministra – deve essere capace di indagare al suo interno. Deve capire ed essere essa stessa in grado di portare alla luce eventuali violazioni. I fatti di Santa Maria Capua Vetere, emersi solo a seguito degli atti dell’autorità giudiziaria denotano che questa capacità di indagine interna è mancata almeno in questa occasione”.

Responsabilità politiche
“Se vogliamo allora farci carico fino in fondo dei mali del carcere, perché non si ripetano mai più episodi di violenza – ha aggiunto -, occorre preparare una strategia che operi su più livelli ed in particolare agendo sulle strutture materiali, sul personale e sulla sua formazione”. “Sarebbe molto più semplice per tutti parlare genericamente di mele marce e andare avanti .- ha detto Cartabia – Se le responsabilità penali, torno a ripetere, sono sempre e solo individuali e non possono ricadere su nessun altro, men che meno sull’intero corpo dell’amministrazione penitenziaria, le responsabilità ‘politiche’ dell’accaduto – sottolinea Cartabia – risiedono anche nella disattenzione con cui per anni si è lasciato che peggiorassero le condizioni di chi si trova in carcere e di chi in carcere ogni giorno lavora”.