Casal di Principe, demolita la casa abusiva: soluzione abitativa alternativa per le famiglie sgomberate

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In foto il tribunale di Santa Maria Capua Vetere

Lo sgombero e la demolizione dell’immobile abusivo in via Ancona a Casal di Principe sono stati eseguiti oggi anche perché le due famiglie che lo abitavano hanno trovato una soluzione abitativa alternativa. Lo rivela una nota della procura di Santa Maria Capua Vetere, firmata da Maria Antonietta Troncone, il procuratore che a fine settimana va a guidare l’ufficio giudiziario di Napoli Nord. L’immobile era stato giudicato abusivo e da abbattere con una sentenza penale passata in giudicato il 6 luglio del 2005. Era sprovvisto di autorizzazioni urbanistiche, privo di progetto strutturale, senza certificato di agibilità e di tutte quelle altre certificazioni, compresa quella sanitaria, necessarie ad abitare dei locali. In più era stato edificato in una zona agricola E1. Era poi un fabbricato di tre piani con una cubatura di 2.370 metri cubi e per questo non si trattava di edificazione per necessità abitativa, secondo i giudici, con una struttura a telaio in cemento armato e solo per metà abitato dai due nuclei familiari.
Nella sua realizzazione non si è tenuto conto di criteri antisismici di collaudo; la zona inoltre ha diversi vincoli, da quello sismico appunto alla inedificabilità da piano regolatore fino al fatto di essere zona agricola. Molte poi le irregolarità nella costruzione dalla mancanza di passamano e parapetti sulle scale di accesso alle abitazioni, che sono allo stato grezzo, fino a un impianto elettrico di elevata criticità con fili elettrici volanti. La richiesta di rinvio avanzata dal sindaco Roberto Natale, giustificata dalla necessità di trovare una diversa sistemazione alloggiativa ei due nuclei familiari, era stata già considerata positivamente il 29 marzo scorso quando era fissata l’esecuzione dell’abattimento, poi programmato per il 2 settembre con l’impegno da parte del sindaco “di individuare una sistemazione alloggiativa adeguata per i due nuclei familiari”. “Decorso ampiamente il termine concesso – sottolinea la procura in una nota – è stata fissata l’esecuzione non potendosi ulteriormente rinviare la demolizione anche in virtù delle situazioni di pericolo del fabbricato tali da poter compromettere l’incolumità fisica dei minori”. Inoltre i magistrati fanno notare che uno dei due nuclei familiari “è già anagraficamente residente da dicembre 2020 in un’abitazione diversa da quella ora demolita”, un alloggio popolare, cosa confermata da uno dei componenti del nucleo alla polizia giudiziaria nei giorni precedenti l’abbattimento; l’altro nucleo familiare, pure sentito dalla polizia giudiziaria, ha trovato una soluzione in affitto. Quindi, annota la procura “appaiono venuti meno i presupposti posti a fondamento della richiesta di rinvio”. “Questa procura – conclude la nota – continua nella doverosa attività di demolizione dei manufatti abusivi, consentendo in tal modo il ripristino dell’integrità del territorio anche grazie all’efficienza funzionalità dell’ufficio demolizione”. L’individuazione dei manufatti da abbattere risponde a criteri di priorità “di natura oggettiva e predeterminata”, non rispetta solo l’ordine cronologico delle sentenze ma tiene conto della pericolosità statica.