Casamicciola: la teoria delle finestre rotte indica come ricominciare

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(foto dal profilo Facebook di Roberto Scotti)

Casamicciola, sempre Casamicciola, di nuovo oggetto di fenomeni naturali che generano distruzione. Siamo alle solite, il copione è sempre lo stesso. Alcuni morti, alcuni feriti, tanta paura e danni. Danni al territorio, all’ambiente naturale e a quello costruito, all’economia. I titoloni si ripetono: disastro annunciato, l’Europa, sempre pronta a fornire assistenza (a buoni tassi) come la macro entità dei film fantasy e i soloni del momento che parlano di disastro annunciato, di scarse misure di prevenzione, giorni del dolore, territori in ginocchio, il momento di salvare vite.  Esiste, nella comunicazione, un vocabolario specifico che lega tutti gli eventi calamitosi, di qualsiasi origine, ed in qualsiasi luogo. S’invoca velocità, sostegno economico, poi è caccia al colpevole con conseguente denuncia ed esposizione al giudizio pubblico. Tutto sperimentato, tutto reiterato. Il problema però resta intonso, come e quanto  lo sdegno e le  parole. Il lessico contemporaneo un po’ sgangherato e, per buona parte, figlio degli sgrammaticati frequentatori degli show televisivi, impone a questo punto un solenne: ”ma anche basta”.  I soldi arriveranno, qualche capro espiatorio sarà offerto alla pubblica riprovazione, e poi la ripresa delle danze, sempre con la solita musica. Noi italiani siamo gli eroi dell’emergenza: fronteggiamo i disastri che si susseguono con forza, coraggio, solidarietà. L’evento speciale ci vede eroi senza macchia e senza paura. L’ordinarietà non fa per noi. Nazione di super eroi che si rarefanno non appena la questione diventa ordinaria amministrazione.
 In tutta Italia, negli ultimi 70 anni, centinaia di morti per alluvioni, bombe d’acqua, fenomeni idrogeologici. Intere città e porzioni di territorio completamente dissestate. Piani di riassetto territoriale infranti, lotta all’abusivismo. La ricetta c’è, gli specialisti anche. Cosa manca. La cultura, innegabile, è la grande assente nel privato come nel pubblico. C’è in “io” enorme, gigantesco che determina ogni comportamento. Con buona pace di ogni psicologo o psichiatra di ogni epoca e scuola, quello che affligge gli italiani è il culto di un io personalissimo: ognuno di noi è un caso speciale, indiscutibile e invalutabile, al di la di ogni bene ed ogni male. Io posso parcheggiare in quarta fila perché ho una necessità: il bimbo ha dimenticato la cannuccia del suo frullato, io posso camminare contro mano, andare in 4 sul motorino, fare a meno dello specchietto retrovisore, non pagare la multa. Posso qualsiasi cosa perché la mia ragione è sempre emergenziale: il gatto, la nonna, un futuribile lutto o dissesti fisici vari e inaspettati ed allora, alla stregua di un parcheggio in tripla fila, di una fila abilmente saltata al super o di altre azioni poco educate posso, anzi devo costruire, perché ho bisogno di un altra stanza, perché posso affittare ricavando una ulteriore fonte di reddito, posso avere una villa, che le mie finanze, altrimenti, non mi consentirebbero. Il “ MA IO” regna sovrano. E chi non è con noi peste lo colga, tanto il marito del cugino, del fratello della moglie del compagno mi aiuterà. Benvenuti al meridione d’Italia dove anche se in piena colpevolezza d’agire, puoi chiedere comprensione e talvolta condono perché, comunque vada, sei un caso speciale. Inorridiscono gli europei, e tutti quelli di più diversa cultura. L’IOPUO’ è un patrimonio di pochi.  Il colpevole del disastro è dunque l’abusivismo edilizio. Beata certezza: la pena si è abbattuta su quelli che hanno commesso l’abuso. Davvero. Il fatto che Ischia sia un territorio classificato sommariamente fragile significa, detto in soldoni, che trattasi di un territorio a notevole rischio idrogeologico. Attenzione quindi a non spostare il focus: ciò che è avvenuto è un dissesto idrogeologico aggravato senz’altro da molti fenomeni di edilizia abusiva. Scarsa manutenzione del territorio, cioè disattesa ripulitura dei canali che dirottano l’acqua, mancata realizzazione di opere di protezione. Mica patatine fritte. Il messaggio che un amministrazione poco adempiente ai propri compiti trasmette alla popolazione è recepito così come un via libera a qualsiasi iniziativa dei privati, ed alcuni per così dire più maliziosi, ne hanno approfittato. “Tanto se non se ne curano loro  vuol dire che non è grave”. Facile ricetta che garantisce il disastro. Wilson e Kelling con la teoria delle finestre rotte avevano visto giusto. Prima azione: riparare le finestre rotte, tutto il resto verrà di conseguenza.