Catacombe di San Gennaro, Sepe e Ravasi ottimisti: Soluzione possibile

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Un “comune convincimento che esistono concrete condizioni per una soluzione che tenga conto delle esigenze istituzionali, a garanzia dei diritti e dei doveri delle parti in causa”. I cardinali Gianfranco Ravasi e Crescenzio Sepe, a Roma per l’Assemblea della Conferenza episcopale italiana, hanno affrontato il nodo delle Catacombe di San Gennaro, finite sotto i riflettori per una richiesta della Pontifica Commissione di Archeologia Sacra, presieduta da Ravasi, di un credito, maturato negli anni. Il 50% degli incassi dei biglietti, infatti, secondo una convenzione in scadenza nel prossimo mese di luglio, sarebbe dovuto andare al Vaticano. Cosa che, ad ora, non è avvenuta. Se davvero la Pontificia commissione dovesse formalizzare la riscossione di una cifra stimata in 700 mila euro per 10 anni di attività, sarebbe a rischio il lavoro dei ragazzi della Cooperativa La Paranza che, dal 2009 gestisce le Catacombe. Sarebbe soprattutto a rischio il “modello Sanità”, il riscatto cioè di un rione difficile attraverso il tessuto sociale, i cittadini, una chiesa che, con don Antonio Loffredo, parroco della Sanità, ha creato una rete in grado di attrarre nel quartiere turismo ed economia. Sepe “in questi giorni ha lavorato, nel silenzio – si legge in una nota della Cura partenopea – in stretta collaborazione con la Santa Sede, perché si individuasse un percorso positivo ed efficace finalizzato al rinnovo della convenzione per una migliore gestione e fruizione delle Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso”. Nei giorni successivi alla visita di Ravasi a Napoli a sostegno dell’esperienza dei ragazzi che lavorano alle catacombe, circa una 50ina, si sono mobilitati tutti: dalla società civile al quartiere. La onlus L’Altra Napoli ha anche scritto una lettera appello a Papa Francesco, affinché intervenisse. Ad oggi, quasi una settimana dal lancio, quella iniziativa ha raccolto circa 86mila adesioni.