Catalogna, cosa succede adesso

10

Madrid, 19 ott. (AdnKronos) – Il muro contro muro tra Madrid e la Catalogna ha portato oggi alla scelta del governo spagnolo di avviare la sospensione dell’autonomia della regione. Ma cosa succede adesso? El Mundo spiega che c’è tempo fino alla fine del mese, prima che l’articolo 155 sia votato dal Senato di Madrid, sottolineando che il presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, ha ancora una dozzina di giorni di tempo per fare marcia indietro sull’indipendenza o convocare elezioni anticipate. Una soluzione, quest’ultima, facevano sapere ieri fonti governative, che fermerebbe l’applicazione dell’articolo 155.

Se la marcia indietro non dovesse arrivare, la strada è segnata. Il governo del primo ministro Mariano Rajoy, come ha annunciato oggi, sabato convocherà un Consiglio dei ministri straordinario per attivare l’articolo 155, che permetterà a Madrid di assumere temporaneamente poteri della amministrazione autonoma catalana. Inizierà così un processo che, secondo fonti del partito Popolare di Rajoy e dei socialisti, potrebbe durare fino a venerdì 27 ottobre o martedì 31.

Dopo il consiglio dei ministri, i vertici del Senato si riuniranno lunedì o martedì per convocare la commissione generale delle Comunità Autonome. Questo organo creerà a sua volta una commissione congiunta assieme alla commissione Costituzionale. Quest’ultimo passo, spiega El Mundo, avverrà su richiesta del Psoe che vuole così evitare un dibattito in sede plenaria al quale dovrebbero essere invitati a partecipare i presidenti delle comunità autonome.

Il governo di Madrid esporrà le sue ragioni davanti alla Commissione congiunta, dove tutti i gruppi politici esprimeranno le loro posizioni. Dopo il voto della commissione, Puigdemont avrà circa una settimana di tempo per rispondere.

Se il presidente della Generalitat non risponderà oppure darà una risposta ritenuta insufficiente, il Senato si riunirà in sede plenaria fra il 27 e il 31 ottobre per approvare la richiesta di attivare l’articolo 155. L’approvazione è scontata: si prevede un voto favorevole del partito Popolare, i Socialisti, Ciudadanos, Coalicion Canaria, Foro Asturias e Upn. Insieme queste formazioni politiche rappresentano l’82% dei senatori, 218 su 266.