Caterina Morigi: L’arte solleva domande, il suo scopo non è dare risposte univoche e soluzioni

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in foto Caterina Morigi

L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Azzurra Immediato

Continua il viaggio de L’Occhio di Leone alla scoperta degli artisti della Fondazione Lercaro di Bologna. Oggi incontriamo Caterina Morigi, altra artista in residenza per il progetto Impronte. Caterina Morigi focalizza da anni la propria ricerca sulla materia e sull’interazione che essa genera in contatto con altre sperimentazioni, di matrice chimica e fisica. Alchimista dei nostri giorni, Caterina Morigi “sovrappone strutture e solleva domande” proprio come l’arte, gemmando un universo in imperituro mutamento, del quale siamo parte integrante anche se non sempre agente. È mediante il suo lavoro che traccia, azione, gesto e interpolazione di elementi che invadono il campo della natura, anzi dell’uomo, o meglio, dell’incontro tra entrambi i soggetti, stabiliscono una sorta di precario equilibrio. E se tutto fosse più labile di ciò che immaginiamo?

Caterina, cos’è per te l’Arte?
L’arte può essere un elemento tattile o impalpabile, che evoca immagini e significati. Ha a che fare con i sensi e può contenere tracce della poetica dell’artista e di elementi vissuti. Propone uno sguardo personale, eventualmente condivisibile, così da guidare gli occhi verso aspetti prima d’ora mai visti allo stesso modo o mai approfonditi a tal punto. L’arte sovrappone strutture e solleva domande, il suo scopo non è dare risposte univoche e soluzioni a problemi specifici, semmai il suo valore sta nel condurre al pensiero e portare bellezza.

Sei tra gli artisti che ha svolto la residenza artistica presso la Fondazione Lercaro a Bologna. In che maniera essa ti ha dato modo di riflettere sul tuo percorso precedente? E in cosa, invece, il tempo in residenza ti ha permesso di attuare mutamenti o darti nuova ispirazione?
In residenza ci è stato dato sin dall’inizio un tema su cui riflettere, quello dell’impronta, un aspetto centrale anche per la mia precedente ricerca. In passato interpretavo l’impronta come una traccia lasciata sulla materia, una trama eloquente, superficiale ma complessa, tutt’altro che silente, capace di raccontare storie tattili che si sovrappongono confondendosi tra antico e contemporaneo. Con il percorso di residenza ho però potuto riflettere su piani più profondi, anche spirituali, Ho scelto di guardare alla materia come sostanza comune tra gli esseri, viventi e non, nella creazione di un nuovo racconto in cui il rapporto tra uomo e natura è per forza influenzato da ciò che ci sta accadendo. Ho deciso di trattare un tema di attualità in maniera diretta lavorando con disinfettanti su carta. Nelle pitture, disegni, sculture prodotte non c’è pigmento; sperimentando questi materiali – ormai a noi così comuni – ho scoperto che nell’unirli tra loro, ad esempio due sostanze trasparenti, si creano reazioni chimiche e cromatiche incredibili. Mescolo antisettici per le superfici, per la pelle, per le ferite, liquidi e gel; con questi realizzo opere al limite della riconoscibilità delle forme. Tra controllato e libero, tra figurativo e astratto, i disegni assumono paradossalmente le sembianze di nuove forme di vita.

La tua poetica e la tua ricerca si focalizzano sulla relazione tra uomo e natura, in maniera del tutto peculiare, narrata tramite la metafora della mimesi che attualizzi grazie al ricorso dei valori percettivi del qui ed ora. Ogni tua opera agisce per volontà di suggestione ed evocazione. Quali sono, perciò, i linguaggi con cui preferisci dialogare con l’osservatore e come, quest’ultimo, deve porsi di fronte ai tuoi lavori?
Uso vari media per esprimermi: l’installazione, la scultura, la fotografia, la pittura, e soprattutto molte tecniche. A Napoli ad esempio ho collaborato con la Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte, per Honesty of matter, sculture in porcellana che imitano originali in pietra. Nella realizzazione ho chiesto ai maestri ceramisti di di poterci attenere il più possibile ai materiali e ai metodi tradizionali, così da riuscire a comunicare al meglio il concetto, un’idea del presente, la cui forma ottimale viene invece veicolata da una magistrale tecnica antica. Credo che nella fruizione di opere d’arte contemporanea ci si debba lasciare andare alle suggestioni che essa – in maniera del tutto singolare in ognuno – suscita. Volendo invece dare una chiave di lettura, i miei lavori hanno forti riferimenti agli ambiti scientifico e archeologico, due sfere altamente significative per il mio trascorso; così l’osservatore penso potrebbe calarsi nella parte, guardando attentamente da vicino e da lontano, con un occhio insieme storico e proiettato al futuro, le sovrapposizioni tra umano e naturale. Le assonanze tra mondo antropico e natura possono essere riscontrate sulle superfici, tra venature del marmo e vene che affiorano in trasparenza dall’epidermide umana, ad esempio; ma dall’altro lato l’uomo si è sempre applicato a riprodurre le forme naturali, nel design, nell’architettura, e nella scienza. Nei miei lavori vorrei quindi rivelare, in maniera poetica e sensoriale, questo reciproco rapporto di imitazione e scambio, di sostanziale appartenenza a un unico mondo di relazioni.

Nel solco della residenza progettuale Impronte, tra i protagonisti nel weekend di maggio dedicato ad Artcity Bologna 2021, il lavoro di Caterina Morigi si propone come rilettura della materia intesa quale matrice esistenziale, metafora tangibile di un ben più complesso ed ampio sistema di elementi che sostanziano il dato sensoriale come riprova di esistenza e sua molteplice connessione con lo spazio circostante, da cui dipende e con cui è in costante dialogo. L’azione epifanica è affezione per il mutamento, quella trasformazione che avviene in profondità ed affiora in superficie di cui, ad un certo punto, l’artista non può che rispondere come disarmata osservatrice, come guida sino all’imponderabile.
Caterina Morigi, dunque, interroga l’invisibile, la cui alterità risponde in maniera sempre nuova, inusitata e sorprendente. Come accade nella vita.

in foto Caterina Morigi, Honesty of matter, Napoli 2019, Scultura, porcellana e pietra, dimensioni varie.

Ph.credits Mucho Mas! Artist-run space, Luca Vianello e silvia Mangosio

in foto: Caterina Morigi, Elitropia (Melusine), Bologna 2020, Installazione, disinfettanti su carta, dimensioni varie. Ph.credits Mucho Mas! Artist-run space, Luca Vianello e Silvia Mangosio