Cattedrali Urbane, la mostra di Anna Rosati per un’educazione sentimentale all’immagine

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in foto_ Anna Rosati, Cattedrali urbane, 2020

L’Occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

“Educazione sentimentale all’immagine” è un concetto pregnante che è stato il focus centrale della mostra personale di Anna Rosati, ben nota in Campania sin dal 2017 con la mostra Km0 Bologna Londra incontra Benevento, al Museo Arcos di Benevento, prima mostra istituzionale per la rivoluzionaria iphoneography, a cura di Ferdinando Creta, Francesco T. Creta e Azzurra Immediato, per le sue partecipazioni al Festival VinArte ideato da Giuseppe Leone e al progetto Imago Murgantia, ideato e curato da Azzurra Immediato e Massimo Mattioli. La mostra, dicevamo, si, una personale nata a Bologna, inserita nell’importante circuito culturale ArtCity 2021 e curata da Azzurra Immediato, nel rinnovo di un sodalizio che continua e trova spazio nell’osservatorio de L’Occhio di Leone.

in foto Anna Rosati

“Cattedrali urbane” è il titolo dell’esposizione ospitata dal 21 aprile al 29 maggio dalla storica Galleria B4 di Bologna, tra affascinanti stradine e portici del centro storico della città. Una personale di fotografie “che, giocando con gli spazi e le geometrie della galleria stessa, indaga lo spazio della città, inteso come non luogo metaforico ove sono racchiusi elementi dall’identità sì definita da tradursi in tópoi concettuali, ripensati, trasformati, ripetuti mantenendo la propria unicità e mostrando le infinite possibilità di mutamento emblematico”. L’artista agisce secondo i dettami di una “educazione sentimentale all’immagine, in cui prospettive e visioni suggeriscono e si fondono per affezione o invenzione nell’istante epifanico di rigenerazione visuale” come si legge nel testo critico in catalogo a firma della curatrice Azzurra Immediato che sottolinea quanto la precipua ricerca di Anna Rosati e il progetto Cattedrali Urbane – sempre in fieri e mai destinato a concludersi – si propongano all’astante in foggia di “allegoria della memoria,  fornendo un codice, un archivio di effimera essenza che tenta, riuscendovi, di tracciare le coordinate di un tempo che non tornerà e che nella bellezza della creazione e della sua conversione trova ragion d’essere e di mutare così come muta l’anima, come mutano i sentimenti”. Ciononostante, ogni foto, nel proprio riconoscibile potere astraente, diventa immaginifica ed universale costruzione spaziale, avamposto di nuova scoperta che segue un peculiare filo conduttore, seme filosofico dell’intera esposizione, quella accomunabile a ciò che la curatrice ha definito come “un viaggio fotografico nello spazio urbano di Bologna, trasformato secondo una prospettiva di filosofica ripetizione, metafora formale dell’osservazione del quotidiano attraverso l’architettura e la sua rimodulazione compositiva”.

in foto: Anna Rosati, Cattedrali urbane, 2020

Cattedrali Urbane è anche il prodotto di una spinta generatrice di trasformazioni, di superfetazioni che da architettoniche diventano percettive. È la stessa artista, Anna Rosati, a raccontare la genesi del progetto, avviato nel 2014 ed ancora in atto: “Ogni fotografia di Cattedrali Urbane, anche oltre a quelle proposte in mostra e catalogo, è diversa, unica; pur ripetendo il medesimo soggetto, a volte anche la medesima inquadratura, stravolgo l’idea di fotografia documentale concettuale, poiché questo vuole essere prima di tutto un racconto visivo che costringe, trasfigurandolo, a decifrare – attraverso un profondo coinvolgimento emotivo – il concetto stesso di ‘casa’, come forma originaria della memoria del luogo urbano”.

in foto: Anna Rosati, Cattedrali urbane, 2020

Chi conosce il lavoro e la poetica dell’artista, individua immediatamente nelle fotografie proposte dal progetto, il dato più puro della formalizzazione della sua carriera, cui si lega anche il profondo studio del pensiero di Gilles Deleuze e un agire sulla forma e sullo spazio predittivo. Inoltre, “Cattedrali Urbane reca in sé l’eco di una sacralità laica che assurge ad icona del proprio osservare ed agire: un edificio bolognese la cui ripetizione fotografica non muta nulla nell’essenza del soggetto che si reitera pressoché all’infinito, in uno scatto quotidiano, da anni, mutando, però, nello spirito che è da esso contemplato” producendo un effetto di corto circuito, presentando il vuoto dello spazio urbano, alieno ed alienante, ben prima che esso diventasse tale a causa del Covid19, senza però, proporne una visione drammatica, bensì altra ed ispiratrice. Questa è “l’ educazione sentimentale all’immagine’, nel cui ambito le prospettive, le visioni suggeriscono e si fondono per affezione che diviene ‘invenzione’ nell’istante epifanico di nuova fattura, di rigenerazione visuale. […] La sublimazione attuata da Anna Rosati provoca l’istituzione di un vero genere narrativo, la cui configurazione compositiva ricalca la gnoseologia ex ante la creazione, dando vita ad una spazialità inconscia che, seppur occupata imperituramente dal soggetto attoriale prescelto, ne dimostra la sua variabile di ‘probabilità’ filosofica. Ciò che la foto registra è la verità del cambiamento come invenzione successiva, processo nel quale interviene l’azione umana dell’artista. L’eco è duplice: alla prima invenzione umana, ovvero quella architettonica, ben fissa nello spazio urbano ed immutabile, Anna Rosati propone un contraltare, una nuova invenzione che scardina le certezze granitiche della pietra, del cemento, dello skyline urbano, per definirne una prospettiva d’affezione, di sempre nuova invenzione” si legge ancora nel testo critico che accompagna il prezioso catalogo.

In tale avanzare L’Occhio di Leone indaga e nelle fotografie di Anna Rosati è semplice imparare ad idealizzare il reale perché si osserva Bologna ma si osserva un luogo che potrebbe essere ovunque e altrove.