Cavalli, vino e architettura: qui a Carditello il marketing evoluto si può applicare

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In foto il real sito di Carditello

Cavallino rampante. Macchina potente, rossa, corridori famosi, Maranello. Evocazione perfetta. Quasi. Quel cavallino rampante ha infatti una storia affascinante, una di quelle che in un attimo evocano una valanga di ricordi e storie, aneddoti. Cominciamo dal cavallo. Francesco Baracca, l’asso dell’aviazione italiana, frequentò la scuola di cavalleria presso il 2° Reggimento “Piemonte Reale”. Fu allievo di questa scuola (il cui stemma araldico era un cavallino rampante argenteo su campo rosso, guardante a sinistra e con la coda abbassata) solo per un anno, dal 1909 al 1910, ma quel tempo bastò a fargli entrare quello stemma nel cuore, tanto che lo fece riportare sulla fusoliera del suo aereo. Quando nel 1923 Enzo Ferrari vinse il primo Circuito del Savio, conobbe il padre di Baracca e successivamente anche la madre. La signora Paolina gli disse “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna”. Fortuna a Ferrari ne ha portata quel bel cavallino, e tanta. La razza rappresentata sul famoso stemma, ma chiamiamolo logo per essere moderni, trae origine dalla tenuta di Persano, ma oggi l’allevamento di questa pregiatissima razza reale si trova, oh sorpresa delle sorprese, in provincia di Caserta, a Carditello. Negli spazi della tenuta intorno alla magnifica reggia. Fu voluta da Ferdinando Di Borbone, secondo l’anomalo schema funzionale che univa nella stessa costruzione l’abitazione reale e l’azienda agricola dedita all’allevamento della selezione di cavalli di razza reale e alla produzione agricola e casearia. Pensa un po’. L’appartamento reale era reale in tutto e per tutto. Ricco, raffinato, sontuoso e pieno di decorazioni importanti. Infatti Hackert, si proprio lui, il signore della gouache, fu incaricato dal re di dirigere i lavori di decorazione e arredo dell’appartamento reale. Oggi tanti mobili, quadri e decorazioni murali non ci sono più. La buona notizia è che in occasioni particolari, sebbene siano ancora in corso i lavori di risistemazione, le visite siano possibili. Sarà magnifico se il processo di rivitalizzazione comprenderà nell’esercizio quotidiano e non saltuario anche la degustazione di un vino molto particolare e raro che si produce grazie allo speciale vigneto che si coltiva nella tenuta. Un nome una garanzia: l’Asprinio di Aversa. Questa pratica insieme all’allevamento del cavallo persano con la scuola d’equitazione, e alla visita degli appartamenti reali ha tutte le carte in regola per diventare una bomba di lavoro ed economia per l’intera zona. Ciò che serve è la continuità dell’apertura e delle iniziative per evitare che tutto il lavoro che si dona al sito non possa portare il giusto ritorno economico.
Nel rilanciare o promuovere ex novo un sito, un opera, un bene culturale bisogna elaborare una modalità di marketing territoriale evoluto, che tragga spunto dalle caratteristiche endogene del territorio (e a Carditello ce ne sono, capperi se ce ne sono), e sviluppare la giusta formula di valorizzazione della componente culturale. Creatività mai come infrazione delle norme, ma come applicazione delle stesse, cioè come la specificazione della legalità dell’intelletto. In questo modo, la creatività sarà concepita come parte integrante del processo di adattamento dell’essere umano all’ambiente. Per raggiungere questi obiettivi si deve avviare una programmazione in grado di agire a più livelli, promuovendo in particolare una sempre crescente correlazione tra la cultura e le varie dimensioni della vita sociale ed economica. A Carditello si può.