“C’avemo ‘a graduatoria”, corruzione a Roma per le case popolari

10

Roma, 17 set. (Adnkronos) – “C’avemo in mano ‘a graduatoria, ce l’ho in mano io!”. Così parlava al telefono il dipendente del Comune di Roma finito ai domiciliari con altre 5 persone per un giro di corruzione nell’ambito delle assegnazioni di locali e case popolari dell’Ater. L’uomo lavorava all’ispettorato edilizia – idoneità alloggiativa al Municipio Roma XV. 

Per ottenere una casa bisognava pagare. “Lui vuole i sordi subito, i sordi i deve da’ e j’i deve dà subito” si legge in una delle intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare. In una telefonata fra due dei sei arrestati, si sente: “Ecco, io sto aspettà quello che offre de più”. E con i clienti che non si mostravano riconoscenti, le cose venivano messe in chiaro subito: “mo’ ti dico! Il signor Rocco una casa dell’Ater la prende quando dico io! – dice uno degli indagati parlando al telefono a proposito di una persona alla quale era stato dato l’indirizzo di una casa da poter occupare – Da’ i sordi che je dico io, se je sta bene, se no non pija neanche a’ residenza!”.

I reati contestati sono, a vario titolo ed in concorso tra loro, corruzione per atti contrari ai doveri d ‘ufficio, accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ecc. L’attività di indagine, svolta a partire da maggio 2015, ha messo in luce l’esistenza di uno strutturato sistema corruttivo posto in essere da dipendenti dell’Ater di Roma e del comune di Roma, unitamente ad altri soggetti, alcuni con pregiudizi penali, finalizzato alla creazione di un canale parallelo ed illegale per l’assegnazione di alloggi Erp di proprietà dell’Ater in violazione degli ordinari bandi di assegnazione e con la produzione di falsa documentazione volta a dare una parvenza di legittimità a quelle che, di fatto, sono state vere e proprie occupazioni abusive.

In tal senso la progressione delle attività tecniche predisposte sulle utenze in uso agli indagati ha evidenziato inequivocabilmente dipendenti pubblici dell’Ater di Roma, dediti a compiere atti contrari al loro ufficio, i quali, previo compenso in danaro, producevano e protocollavano nulla osta falsi su carta intestata Ater al fine di consentire l’allaccio delle utenze domestiche e l’ottenimento della residenza presso gli alloggi Ater occupati illecitamente. Il compenso per gli atti contrari ai doveri d ‘ufficio avevano un ‘prezzo’ diverso: 1500 /2000 euro per gli indirizzi degli alloggi da occupare e 1000 euro per i nulla osta falsi dell’Ater.