Centro Direzionale di Napoli. La formula per farlo rivivere c’è

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Hammarby Sjostad è il quartiere più ecologico di Stoccolma. Sulle rive del lago che bagna la capitale svedese, la combustione dei rifiuti copre il 47% del riscaldamento domestico, gli autobus pubblici vanno a etanolo e l’acqua è la principale fonte energetica Oltre all’utilizzo di biomasse e biogas, dei pannelli solari posti sugli edifici del quartiere, la centrale idroelettrica contribuisce a garantire agli oltre ottomila appartamenti del quartiere una copertura quasi totale del fabbisogno energetico. Grazie a questo quartiere Stoccolma è stata la prima città ad aggiudicarsi il titolo di European Green Capital. Era l’anno 2010.
Il cantante italiano che, negli anni 70, con la sua verve fantasticava di città moderne, grattacieli ed una popolazione attiva e produttiva che operosamente le percorreva grazie a scale mobili e tuttoquantofamoderno, non poteva immaginare che nel 1995 , vent’anni dopo la sua canzone e trenta prima di oggi, i grattacieli sarebbero diventati a Napoli, il segno distintivo di un intero quartiere, che nelle intenzioni dei progettisti sarebbe dovuto essere il cuore pulsante del lavoro e degli affari in città. Una vera e propria city, yeah. Tutto bene, per l’epoca. Il 1995 regalava alla città il frutto di un immagine il cui embrione, strano ma vero, era stato concepito in epoca fascista. O poffarre. Il centro politico nel Nuovo Rione Carità, ideato nel 1939, doveva, nelle intenzioni, garantire alla città una risistemazione della città, martoriata dagli eventi, tra i luoghi benedetti da Dio. Anno Domini 1995: il centro direzionale di Napoli fu finalmente consegnato alla città. Monco di una sua parte, ma in fondo, pronto ad accogliere i principali uffici. Distribuzione ed impianti: quelli che l’architetto Tange aveva immaginato nel master plan del 1982. Giusto qualche anno prima. Poca roba: 13 anni di gestazione per una realizzazione incompleta la cui gestione del traffico ricalcava quella studiata dall’arch. De Luca nel 1975. Avanguardia, strepitosa avanguardia, Magnifico. Insomma. Constava anche di un po’ di edifici d’abitazione, rigorosamente in formato grattacielo, per quelli che, fagocitati dagli affari, volessero cibarsi di quella linfa in ogni momento della vita. Bene. Per il 1995. Che anno è che giorno è, si sgolava il cantautore. Qui Napoli, anno 2021, primo anno post pandemia. Il Dumas dei” 20 anni dopo” non poteva certo immaginare che a Napoli si potesse realizzare un opera “26 anni più tardi”. Ventisei lunghissimi anni, dopo i quali la stazione della circumvesuviana è ancora in costruzione, come mille altre opere meno evidenti ma tutte cantierate. È scontato chiedersi quale possa essere il futuro di un automobile del 1995 dopo 27 anni. Basti pensare ai bonus rottamazione per avere la risposta. Il passatello CentroDirezionale però è stato concepito da un genitore illustre e non si può rottamare con leggerezza. Probabilmente l’étoile dei progettisti aveva concepito il complesso con la fattiva mente di chi vede crescere intere città nel giro di pochissimo tempo. Il suo Centro per la Pace a Hiroshima fu realizzato in 6 anni, Il Centro Direzionale di Bologna in nove. Ah la tempra nipponica. Mai avrebbe pensato, il genio giapponese, che la senilità avrebbe colto la sua creatura mentre ancora si lavorava per completarla improperio giapponese. Siamo all’alba di una nuova era (dicono), post pandemica e votata alla riconversione green. L’epoca dev’essere verde ad ogni costo, è il PNRR che lo impone, e ci troviamo a dover ipotizzare un futuro alla senescente creatura. Nuovi cantieri per la sua riconversione green. Cappotti termici da saldo di fine stagione, facciate a tenuta termica. Lavori, lavori, lavori. Si può fare, ma i tempi delle lavorazioni devono migliorare e di molto. L’unico modo è sburocratizzare. La seconda parola magica per la città è questa. Senza l’inutile zavorra i tempi saranno ridotti e magari the second life potrà cominciare in tempi ragionevoli. Le case ci sono, i negozi sono andati via ma potrebbero tornare, studi professionali noncèmalegrazie, uffici tantiquanti. C’è tutto, ma quest’aquila che voleva volare si è trovata a becchettare il suolo. La formula magica è pronta: un pizzico di ammodernamento, due dosi di sburocratizzazione, una spolverata di sicurezza qb, e grande, grandissima la dose di collegamenti. La formula è pronta, se ben usata funzionerà.