C’era una volta il misterioso Oriente. Non sottovalutiamo la mina Iran

in foto manifestazione in Iran

L’attenzione del mondo nei confronti di quanto accade in Ucraina, sta mettendo in secondo piano incendi di guerra di portata simile che bruciano da anni, a volte con gran foga, altre volte con minor vigore, quasi dappertutto sul pianeta. È importante a ogni modo fare alcune considerazioni di carattere generale sui trascorsi di quei luoghi. Ciò al fine di tentare di comprendere lo stravolgimento che, nei secoli, ha interessato le popolazioni di quei luoghi. Tanto forte da farle piombare e rimanere nell’ attuale stato di barbarie. È un argomento non esauribile in poche righe, tuttavia da esso qualche spunto è possibile trarlo. Saltando in premessa e per brevità a piè pari la realtà Cina, che secondo alcuni storici avrebbe avuto tutti i numeri per evolvere ben diversamente, essi non furono ben valutati da chi di competenza tra le mura della Città Proibita. La realizzazione della Grande Muraglia, secondo i reggenti del tempo, sarebbe valso non solo per difesa, quanto anche per creare un filtro, meglio una barriera di protezione verso quanto di culturalmente diverso il resto del mondo andava proponendo. Tra gli altri esempi di blocco del progresso, in epoche lontane spicca il caso dell’ Iran o Persia che chiamar si voglia quel paese. Negli ultimi cinquanta anni sta attirando particolarmente l’attenzione generale per la politica adottata e più volte espressa in maniera feroce contro l’ Occidente. Verso di esso quindi la più dura avversione agli usi e costumi osservati a ovest, in testa le religioni. In poche parole, all’intero modo di vivere o life style delle popolazioni che vivono da questa parte del pianeta. Dall’inizio del terzo millennio, in quella regione lontana ma già nota alla Roma imperiale almeno dal primo secolo A.C, si stanno sempre più accentuando i segni di rottura violenta tra le loro cultura e religione e quelle di altre realtà. Al momento è in atto un’ azione di rivalsa da parte delle donne iraniane che lì continuano a essere considerate come bestie e di conseguenza così trattate. Viene da chiedersi coma una terra che ha dato I natali, tra gli altri, a Zaratustra o Zoroastro, pensatore ancora oggi tenuto nella dovuta considerazione, a Ciro il Grande, uno dei condottieri più validi di tutti i tempi e altri, sia potuta cadere in un dedalo culturale che la sta facendo involvere su se stessa fino a livelli fuori da ogni misura. La bizzarria della loro governance, caratterizzata da una forma di religiosità che è meglio definire più propriamente di fanatismo, in pratica ha collocato in sospeso nel tempo l’adeguamento del modo di vivere di quelle popolazioni rispetto agli standard di civiltà raggiunti altrove ormai da tanto tempo. Con la dinastia degli shah della stirpe Pahlhavi era iniziato un processo di apertura all’occidente, discutibile quanto si voglia per la sua particolare articolazione, comunque carica di propositi concreti. Vale la pena ricordare che Enrico Mattei, storico fondatore dell’ENI, in precedenza era stato al vertice dell’AGIP, la prima azienda di stato deputata a gestire le risorse di combustibili fossili del Paese. Si rese così conto che esse non sarebbero state mai sufficienti a soddisfare le necessità di un paese che si avviava a iniziare una lunga stagione di investimenti. Mattei iniziò così a stabilire rapporti diretti per l’approvvigionamento del greggio con Teheran. Cominciò così a allentare le corde della dipendenza del Paese dalle Sette Sorelle, le più grandi oil company del pianeta. Dall’avvento del regime degli Ayatollah, quel mondo è retrocesso di secoli, isolandosi sempre di più dal resto del mondo. Stando così le cose, la rivoluzione in atto da parte delle donne di quelle contrade per vedere riconosciuti i loro diritti fondamentali, finirá molto probabilmente con l’intervento di qualcuna delle superpotenze. Viene fuori spontaneo il pensiero che pochi, probabilmente nessuno, dappertutto nel mondo, stia aspettando con ansia che ciò accada. C’è tanta di quella carne al fuoco che la metà sarebbe già troppa.