C’era una volta… la favola dell’interpretazione, che favola non è

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C’era una volta, ormai tanti anni orsono…, purtroppo l’incipit della bella favola a lieto fine termina qui. Nulla di grave succede, se non che nel nostro caso I puntini sospensivi continuano, e continuano e continuano: Il corpo della favola ancora non è definito e non si tratta neanche di una favola. Si argomenta e si dibatte, si fanno esperimenti, e, studiatamente, solo quelli dal risultato certo. La gestione dei beni culturali attende però ancora la svolta, il su lieto fine.
Nel 1997 Vestige, associazione italo inglese, fece la sua dimostrazione pratica di buona gestione organizzando alla Casina Vanvitelliana al Fusaro ciò che sarebbe dovuto avvenire in tutti i musei e siti d’interesse culturale.
L’interpretazione dello spirito del luogo, il coinvolgimento dei visitatori, trasformarono la visita ad un bel sito dalla manutenzione, vogliamo dire, non perfetta e rinomatamente sempre a caccia di sostegno economico, in un esperienza memorabile per chi ebbe l’opportunità di viverla.
Partecipi alla giornata inaugurale furono cinquecento invitati, ma per tutto il mese le visite al sito, strutturate esattamente come la prima giornata ,furono tantissime, con numeri davvero impressionanti per l’epoca e principalmente per quel sito.
Ingresso gratuito, servizi a pagamento. Un sistema virtuoso di lavoro e guadagno innescato da un offerta che si ispirava alle giornate dei viaggiatori del Grand Tour: le gouache realizzate dal vivo con piccole lezioni d’arte sul quel genere di pittura andarono a ruba, le ostriche e le orate vendute da un pescatore sulle rive del lago portavano all’approfondimento sulla qualità delle acque e il collegamento del lago al mare che permetteva, appunto a pesci d’acqua salata, di prosperare davanti alla Casina Vanvitelliana. Il menu, offerto sulla banchina dell’edificio vanvitelliano, tutto a base di antiche ricette, fu realizzato dall’organizzazione di una famosa imprenditrice napoletana, e contribuì a sollecitare I sensi dei visitatori trasportandoli in un epoca lontana.
Un operazione fortemente didattica ma non ingessata dai canoni tipici di una lezione. Fu successo. Economico, di pubblico, di relazioni. La conseguenza per i due soci titolari, di cui una è chi vi scrive, fu l’invito del governo
britannico a Londra per una settimana di studio e confronto delle tecniche adoperate. Non ho voluto propinare a chi legge l’apologia di me stessa, molto più semplicemente ho confermato con un esempio reale, i benefici aspetti di una buona gestione. Sempre che buona essa sia.
La valanga di parole con cui oggi sedicenti esperti cercano una collocazione in un settore che potrebbe avere sorprendenti piacevoli ricadute occupazionali e reddituali, è appunto solo una valanga di parole. La maggior
parte delle azioni intraprese attualmente non ha altro risultato che il dissenso di tutti quelli che restano ancorati ai vecchi principi gestionali, in quanto propongono modelli fragili e poco convincenti per chiunque. Per questo motivo è sempre benvenuto chi ha il know how. I beni culturali non devono più essere l’oggetto di elemosine statali o anche private senza le quali non possono essere fruibili o quantomeno mantenuti in efficienza. Acquisire una mentalità ed un agire imprenditoriale in questo settore non significa ricevere più fondi e quindi fare mostre eventi o manutenzioni di maggiore portata. Con tutto il rispetto che ci vuole per l’oggetto della nostra attenzione, basti pensare che quando si usufruisce di un finanziamento per aprire un attività
esso è “una tantum”. L’attività, se ben organizzata, deve poi rendere, avere una potenza reddituale. Ovviamente una tabaccheria ha diverse esigenze rispetto ad un museo, ciò che però accomuna tutte le attività economiche è la
redditualità, e , in particolare per quelle aperte al pubblico la gradevolezza e il coinvolgimento del frequentatore sono fondamentali. Ad ognuna poi le modalità ed I limiti del caso. Non basta intuire però la potenzialità da mettere a frutto, importante è l’impiego di persone preparate proprio in questo settore,
poco importa di quale nazionalità: una volta imparato si potrà procedure da soli e con successo. Umiltà e voglia d’apprendimento sono fondamentali per spiegare le ali e volare altissimo, come la qualità del nostro patrimonio ci
impone di fare.