Cercare il piacere e non solo sfuggire al dolore

27

“Nel mondo dell’immaterialità e della competenza il cammino da fare sarà ancora lungo, a sostegno delle strade parallele tra la crescita della conoscenza scientifica e la crescita dell’esperienza umana. E in questo percorso l’uomo sarà sorretto dalla sua condizione cognitiva, dalle sue motivazioni all’eccellenza, e infine

“Nel mondo dell’immaterialità e della competenza il cammino da fare sarà ancora lungo, a sostegno delle strade parallele tra la crescita della conoscenza scientifica e la crescita dell’esperienza umana. E in questo percorso l’uomo sarà sorretto dalla sua condizione cognitiva, dalle sue motivazioni all’eccellenza, e infine dalla sua etica. L’evoluzione del business e la crescita dell’uomo avranno bisogno, alla fine, di un forte contributo etico, che sarà il solo sostegno al rispetto delle regole della comunità professionale, ma soprattutto al rispetto di se stessi, per compiere definitivamente il passaggio dal suo avere il suo essere”. Primo Levi Siamo talmente occupati a sfuggire al dolore che ci siamo dimenticati della ricerca del piacere e questo oltre a rendere la vita più dura influenza tutto quello che ci circonda: come lavoriamo, come comunichiamo, come amiamo. Qualsiasi cosa che avvenga spinta dalla paura e dal dovere, senza la componente del piacere non può realizzare qualità. Ma come si fa? La fame, la paura, le morti assurde, i suicidi che trascinano innocenti compagni di viaggio e questa palese incapacità a trovare modi che risolvano i problemi ma prima ancora che tentino di evitarli. E’ questo ancora più drammatico che siamo sempre in attesa del peggio che poi inesorabilmente arriva perché sappiamo che la prevalenza del potere è incompetente e iniquo e il divario tra la complessità e la competenza cresce inesorabilmente. La corruzione si moltiplica e si ha l’impressione che ogni volta (ogni giorno) che si scopre qualcosa che quello che è ancora nascosto sia moltissimo: è un iceberg dove spunta una parte che indica un sommerso molto più grande. Ma, anche qui, il sommerso nella stragrande maggioranza dei casi si conosce ma non si riesce a fare nulla: il sommerso è nei fatti convalidato e si trattano le emersioni. Report, come sempre, ha fatto un’altra denuncia: 48.000 dirigenti pubblici che incassano premi. Il premio dovrebbe essere un riconoscimento straordinario che è dato a chi ottiene risultati straordinari, oltre a quelli che deve ottenere e per i quali è pagato (che anche questi dovrebbero essere di alto valore.) Invece no. Sembra che lo stipendio sia dovuto indipendentemente dal risultato e che il raggiungimento (o no) del risultato determini il premio. La retribuzione dei dirigenti è composta di almeno tre voci: lo stipendio base che e parte da 43.000euro quello di posizione, in media altri 40.000 euro e quello di risultato che dovrebbe essere legato al raggiungimento degli obiettivi. Ma mi chiedo se questo è determinato dal raggiungimento degli obiettivi, il resto perché è dato? Per fare delle cose? Ma non stiamo parlando di dirigenti?’ E non è intrinseco nel ruolo di dirigente raggiungere gli obiettivi? Il fatto è che mentre in altre nazioni, dove è gestito il mondo dirigenziale in termini di performance management, il premio è ottenuto in media dal 25% della popolazione, mentre da noi di più: dal 100%! Si va bene, ma da noi la pubblica amministrazione funziona come un orologio svizzero, mica vogliamo confrontarci con la Svezia? Gli 800 milioni all’anno di premi sono giustificati. E avete visto come reagiscono gli interessati a fronte delle domande dei giornalisti? Non hanno un brandello di senso di colpa, semmai coplevoli si devono sentire i fessi in una cultura che privilegia chi è più furbo. E’ un dato culturale e psicologico quello dell’iniquità e del privilegio che sembra immodificabile. Tutti sono contro i privilegi basta che non siano i propri e siccome sono in molti ad averne, soprattutto in situazioni di potere, la grande collusione agisce e quindi tartassati, sono coloro che privilegi non ne hanno. Una delle funzioni violente e tragiche del potere negativo è quella di trasformare in “oggettivo” il proprio vantaggio soggettivo inventando anche strutture e meccanismi operativi (oggettivi) che lo convalidino. Si affronta la vita con poca energia realizzativa con bassa motivazione perché siamo prevalentemente occupati a difenderci dal malessere incombente. Marcello Veneziani in un suo recente articolo afferma: “Si usa il disegno politico per conseguire il vantaggio individuale. Forse è deplorevole quando il fine giustifica i mezzi ma certo è spregevole quando i mezzi sostituiscono i fini.”. Siamo in una situazione, dove paradossalmente sembra che la cosa più logica che diventa anche quasi “giusta” sia quella di cedere alla corruzione perché se non si fa si è vittime di un gioco che chi lo fa può vincere e accanto a qualcuno che è scoperto moltissimi, la fanno franca sino alla fine. Come si fa a proporre modelli di comportamento virtuosi quando si considerano intoccabili le grandi cause dei nostri mali e quando i comportamenti del potere indicano così platealmente l’incapacità di proporre modelli di vita in grado di consentire la vita? Ma non abbiamo alternative: dobbiamo trovare il modo di costruire ora un futuro non rimandando tutto al futuro.