Cerfogli (Bper): La banca del futuro? OnLife, umana e digitale

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In foto: Pierpio Cerfogli al Giffoni Innovation Hub

di Francesco Bellofatto

OnLife, neologismo inventato dal filosofo Luciano Floridi, indica il nuovo ecosistema composto dal fattore digitale e umano. Questo termine diventa una chiave efficace per districarsi tra le sfide dell’innovazione e l’evoluzione dell’economia: “Non siamo in un’era che sta cambiando bensì in un cambio d’era – dice Pierpio Cerfogli, Vice direttore generale e Chief business officer di BPER Banca, intervenendo al Giffoni Innovation Hub -. Per rimanere al passo con i tempi è necessario aggiornarsi continuamente, ascoltare le nuove generazioni, capire cosa si respira nell’aria e quali sono le tendenze”.

Cerfogli, esperto in banking business models e autore del libro “2030 The Bank OnLife”, ha presentato ai giovani dell’Innovation Hub l’evoluzione del banking da un sistema solid, caratteristico del ventesimo secolo, a uno fluid che ha connotato i primi vent’anni del ventunesimo secolo, a un sistema airy in cui il banking comincia a muoversi.

“La Banca del Futuro – spiega Cerfogli – è quella che sta cambiando oggi. Ci sono due opposte visioni: c’è chi la immagina un luogo fisico, chi virtuale. E sarebbe banale immaginare che sarà l’una o l’altra cosa o, peggio, la somma acritica di essi. Occorre una weltanschauung, una nuova visione del banking, in cui la banca non è soltanto un open space, ma un contesto, una piattaforma multiservizi, il cui operatore è l’uomo, l’uomo che governa le macchine e i processi, fisici o virtuali, l’uomo che spezza i tempi tra le richieste e le risposte possibili, che realizza un sogno personale o risolve un problema aziendale. Immagino un consulente che siede dalla stessa parte del cliente, in un dialogo veramente sincero ed aperto. La molteplicità delle professionalità presenti in una banca, nella mia stessa BPER Banca, rende competitivo un istituto piuttosto che un altro. La qualità, l’umanizzazione dei rapporti, la ricchezza delle offerte in portafoglio faranno la differenza.

Quali sono i tempi e le prospettive di  questa transizione?

Ho adottato la suddivisione del banking in una fase iniziale, definita ‘solid’, in cui ogni attore e ogni parte del sistema è ben definito, con una gerarchia verticale, un processo di lavorazione lineare, una architettura rigida e ben ordinata, che ha caratterizzato il banking diciamo dalla nascita della Banca moderna (che potremmo datare 1844 con the Bank Charter Act) fino all’inizio del nuovo millennio; siamo passati in questi primi venti anni del 2000 ad un ecosistema ‘fluid’, caratterizzato da una forte competizione, una gande spinta tecnologica, una migrazione orizzontale di ruoli e competenze, da uno scambio globale e una valorizzazione dei bisogni interni ed esterni. L’airy system è invece quello che ci accingiamo a vivere e sperimentare, un mondo in cui l’intelligenza artificiale, la robotica, la blockchain, ed i data se da un lato renderanno evanescente la materia, dall’altro, a mio avviso, faranno divenire urgente la valorizzazione dell’essere umano e delle sue interrelazioni. L’impatto che questa evoluzione avrà sarà certamente strepitoso; sul piano del lavoro emergeranno tante nuove professioni le cui competenze spazieranno dai data scientist ai semiotici, dagli esperti informatici agli psicologi e sociologi.

I giovani sono pronti a questi cambiamenti? Che ruolo gioca la loro creatività?

I giovani sono il cambiamento. Sono soprattutto loro a generare il nuovo perché lo vivono in prima persona. I nativi digitali sono in modo naturale digitalizzati. Il nostro sforzo deve essere quello di accantonare le nostre convinzioni, radicate su conoscenze ed esperienze del passato, e dare ascolto alle loro visioni. Non è solo creatività è vita, è relazione, è bisogno. Un vecchio detto dice che i giovani camminano più velocemente ma gli anziani conoscono la strada. Gli uni hanno bisogno degli altri, insieme rappresentano la novità e l’esperienza, la lettura dei tempi e la conoscenza consolidata e collettiva. Dirò di più: c’è una continuità tra le generazioni che deriva dalla capacità di utilizzare lo stesso linguaggio, che è quello che la tecnologia ci impone, oramai trasversale alle generazioni. Certo, i giovani hanno la prerogativa di avere in sé una forte proiezione verso il futuro, orientamento all’innovazione e la possibilità di rendersi protagonisti del tempo che viviamo e di quello che verrà.

Nel corso dell’intervento a Giffoni ha giustamente parlato di cambio d’era: quali sono le sfide dell’innovazione che ci attendono e come rimanere al passo con i tempi?

Nel momento in cui parlavo di un’era che sta cambiando, veniva sottoscritto un protocollo tra Telecom, Fastweb, Tiscali, con l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Il protocollo prevede un gestore unico, compartecipato da tutti, per la banda larga, il 5G. È una rivoluzione, perché diventa un bene pubblico, un acceleratore dell’innovazione e della modernizzazione. Una fantastica velocità veicolerà le nostre operazioni domestiche, il nostro lavoro, le nostre transazioni bancarie. Una cosa prima inimmaginabile. Sulla piattaforma 5G si giocheranno partite importanti di un futuro che è già oggi; non stanno cambiando le regole, ma il gioco stesso. O ti adegui, o sei out. Il nostro modo di fare banca sta già cambiando: un nuovo modello di banca è per me motivo di ricerca, studio ed opportunità per stare al passo coi tempi e, dove è possibile, anticiparli.