Certificazione unica, è caos
Troppi oneri per le imprese

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Nel settore la chiamano già la “semplificazione che complica”. Si tratta del modello di certificazione unica 2015 pubblicato dall’Agenzia delle Entrate il 15 gennaio scorso. Il Nel settore la chiamano già la “semplificazione che complica”. Si tratta del modello di certificazione unica 2015 pubblicato dall’Agenzia delle Entrate il 15 gennaio scorso. Il suo obiettivo dovrebbe essere quello di semplificare, grazie al 730 precompilato e utilizzabile dal contribuente attraverso un sito. Di fatto, però, secondo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, il provvedimento assume connotati contraddittori. Qual è il problema più evidente riscontrato con la nuova Certificazione unica? Andando con ordine, il suo primo effetto è soppiantare il vecchio Cud. La nuova veste dell’adempimento, però, prevede numerosi dati in più ed una platea più ampia di soggetti da dichiarare: quella ‘d’ che sparisce indica che il modello non si applica più soltanto ai lavoratori dipendenti, ma anche agli autonomi. “L’intenzione del governo di semplificare è condivisibile – dichiara Francesco Duraccio, professionista partenopeo membro del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro – ma di fatto si tramuta in una enorme complicazione per le imprese e per i professionisti che le seguono in queste operazioni, come i consulenti del lavoro”. Oltre al maggior numero di informazioni da inserire, c’è anche un problema di tempistica. Il modello deve essere consegnato, come avveniva per il Cud, il 28 febbraio. Esiste, però, la possibilità di includere nella certificazione atti datati al 31 dicembre ma differibili anche a 60 giorni per la contabilizzazione. Quello che prima era un documento di due pagine arriva oggi a sei, con informazioni quadruplicate rispetto al modello precedente. “Il provvedimento, così com’è, ricade concretamente sulla tasca delle imprese – precisa Duraccio – senza contare il mancato accordo delle tempistiche con le altre scadenze e la difficoltà delle aziende di software di adeguare i programmi da noi utilizzati alle nuove regole”. Inoltre, è prevista una sanzione da 100 euro per ogni percipiente in caso di violazioni. Tradotto in numeri, un’impresa con 100 certificazioni (tra dipendenti, lavoratori autonomi e provvigioni), in caso di errori, rischia 10 mila euro di sanzione. E nessun periodo transitorio è previsto. Di tutti gli aspetti controversi della Certificazione unica si parlerà a Napoli il 27 gennaio, in un convegno organizzato all’hotel Ramada dall’Ordine partenopeo dei Consulenti del lavoro.