Cesare Battisti catturato in Bolivia “In Italia già domani”

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Roma, 13 gen. (AdnKronos/dpa) – Finisce la fuga per . L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) è stato catturato a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia dall’Interpol e da agenti dell’Aise. Condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi, Battisti si era reso irreperibile dal dicembre scorso, dopo l’ordine di arresto emesso da Luiz Fux, giudice del Tribunale Supremo brasiliano e il decreto di estradizione firmato dal presidente uscente Michel Temer. Ora si attende che l’ex terrorista venga rimandato in Italia.

L’ESTRADIZIONE – Su Twitter il ministro degli Esteri brasiliano Ernesto Araujo assicura che “il ministero della Giustizia ed il ministero degli Esteri stanno prendendo tutti i provvedimenti necessari, in cooperazione con i governi di Bolivia e Italia, per estradare Cesare Battisti e consegnarlo alle autorità italiane”. L’avvocato brasiliano di Battisti, Igor Tamasauskas, in un’intervista alla radio BandNews FM, spiega: “Se arriva in Brasile, cercherò di fare qualcosa, ma se lo estradano dalla Bolivia non c’è nulla da fare. Bisogna aspettare e vedere cosa accadrà”.

IL RIENTRO IN ITALIA – “Non è escluso” che Battisti arrivi a Roma “già nella serata di oggi o nella giornata di domani” spiegano all’Adnkronos fonti del governo. Quanto ai tempi, molto dipenderà, dalla celerità delle procedure di espulsione dalla Bolivia. Il premier Giuseppe Conte precisa su Facebook che “un nostro aereo è in viaggio per la Bolivia dove atterrerà verso le ore 17 (ora italiana), con l’obiettivo di prendere in consegna Battisti e riportarlo in Italia”. A quanto apprende l’Adnkronos, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha parlato con il premier perché l’aereo con a bordo Battisti faccia scalo a Brasilia prima di riportare l’ex terrorista in Italia. Mentre il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, conferma che il lavoro continua affinché l’estradizione possa avvenire nei tempi più rapidi. Fonti dell’intelligence spiegano all’Adnkronos che una squadra di funzionari dell’Aise (una quindicina di uomini sono in Brasile da dicembre) riporterà Battisti in Italia insieme agli uomini della polizia di stato italiana “già domani”. Per il rientro non ci sarà “alcun problema” assicurano le fonti, spiegando che “non sono previste sorprese”.

LA DINAMICA DELLA CATTURA – Mail e telefonate, dagli uomini della polizia di Milano che erano sulle sue tracce con l’Interpol e l’intelligence. L’ex terrorista si nascondeva in casa di alcuni conoscenti boliviani. “A incastrarlo diciamo che sono state le indagini tecniche – spiegano fonti della polizia milanese all’Adnkronos – D’altra parte, Battisti non lo abbiamo mai mollato. Lo teniamo sotto controllo da sempre, lui e il suo entourage” e, anche se cambiava telefonini in continuazione, il monitoraggio della sua rete di protezione ha aiutato a non perderne le tracce. Decisivo per la cattura dell’ex terrorista, riferiscono ancora fonti dell’intelligence, è stato l’intervento del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. “Bolsonaro – dicono le stesse fonti – ha costretto Battisti a fuggire, consentendo a noi di prenderlo”. Gli agenti dell’Aise sono stati sulle tracce di Battisti “da subito dopo la fuga” dal Brasile e “da giorni gli 007 avevano individuato il rifugio del leader dei Pac in Bolivia”. Una volta lì, Battisti “si sentiva al sicuro” e, anzi, “sperava nell’aiuto” del paese sudamericano. La cattura è stata resa possibile anche perché “lo hanno mollato, ha perso tutte le sue protezioni”. Battisti aveva pianificato la sua fuga da mesi, anche grazie alla protezione degli amici della sinistra brasiliana, ma poi, una volta arrivato in Bolivia, si è ritrovato isolato. La svolta che ha consentito la cattura è arrivata “nelle ultime ore”.

GLI ISTANTI PRIMA DELLA CATTURA – Occhiali scuri e pizzetto, Battisti camminava per le strade di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, quando è stato catturato. In un video diffuso dal profilo twitter della Polizia di Stato, si vede l’ex leader dei Proletari armati per il comunismo, maglietta nera e jeans, camminare spedito tra i negozi pochi istanti prima che lo prendessero: sulle sue tracce un team di poliziotti di Criminalpol, Antiterrorismo e Digos Milano che, con la collaborazione dell’intelligence italiana, lo ha pedinato fino all’arresto da parte della polizia boliviana.

VERIFICHE SULLA LATITANZA – Il direttore centrale della Polizia di prevenzione Lamberto Giannini, facendo il punto al Viminale sull’indagine che ha consentito di mettere fine alla latitanza dell’ex terrorista dei Pac, ha spiegato che “sono in corso verifiche” per individuare nel dettaglio la rete di protezione che ha consentito a Battisti di lasciare il Brasile per trovare rifugio in Bolivia. Giannini ha sottolineato il “massimo impegno” assicurato dalla polizia e dall’intelligence italiane in tutte le fasi della delicata indagine.

LE REAZIONI – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso “la sua soddisfazione” per l’arresto di Battisti”. Il capo dello Stato si augura che “venga prontamente consegnato alla giustizia italiana, affinché sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia”. Su Twitter il presidente brasiliano Jair Bolsonaro fa le sue “congratulazioni ai responsabili della cattura” di Battisti. “Finalmente sarà fatta giustizia”, aggiunge. Mentre il figlio, il deputato federale Eduardo Bolsonaro, rivolgendosi a Salvini, scrive: “Il ‘piccolo regalo’ è in arrivo”.

Soddisfatto anche l’ambasciatore italiano in Brasile, Antonio Bernardini : “Battisti è stato preso! La democrazia è più forte del terrorismo” ha commentato su Twitter. Esulta il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “È finita la pacchia”, poi aggiunge: “Grazie di cuore Presidente @jairbolsonaro!”. Mentre il guardasigilli Alfonso Bonafede assicura che “ora Cesare Battisti sarà riconsegnato all’Italia e dovrà scontare la sua pena: chi sbaglia deve pagare e anche Battisti pagherà”. Sulla stessa linea anche il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio: “Dopo 25 anni possiamo finalmente dire: giustizia è fatta!”.

I FAMILIARI DELLE VITTIME – La notizia della cattura di Battisti è stata accolta con gioia dai familiari delle vittime dei Pac. Si dice “molto contento dell’arresto” Adriano Sabbadin, il figlio di Lino Sabbadin, il macellaio trucidato di Pac il 16 febbraio 1979. “Speriamo che sia la volta buona che sconti la sua pena, solo questo – dice all’Adnkronos -. Battisti è una persona squallida che l’ha sempre fatta franca, e merita di scontare in Italia la pena giusta per quello che ha fatto”. Gli fa eco Maurizio Campagna, fratello di Andrea, agente della Digos ucciso dai Pac a Milano nel 1979. “Ovviamente noi parenti siamo contenti perché finalmente questo terrorista è stato arrestato – dice all’Adnkronos -. L’unica cosa è che tra l’arresto e l’estradizione ce ne vuole. Speriamo solo che non inizi la tiritera del 2004”.

LA VICENDA – Ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo, Battisti è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi: in due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del ’78, e quello dell’agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell’uccisione del macellaio Lino Sabbadin, a Mestre, il 16 febbraio del ’79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell’uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del ’79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore. In quest’ultimo caso, poi, all’omicidio si aggiunse un’ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere Adriano fu colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle.

Dopo essere evaso da un carcere italiano, Battisti si è rifugiato in Francia, Messico e poi in Brasile dove nel 2007 venne catturato dalla polizia brasiliana e dagli agenti venuti da Parigi. Due anni più tardi il Tribunale Supremo Federale (Stf) autorizzò la sua estradizione in Italia ma la decisione venne bloccata dall’allora presidente brasiliano Lula. Battisti restò in carcere a Brasilia fino al giugno 2011, quando venne scarcerato ottenendo il permesso di residenza permanente. Il presidente brasiliano uscente Michel Temer aveva manifestato l’anno scorso l’intenzione di estradare Battisti in Italia. E anche il nuovo presidente Jair Bolsonaro ha promesso la sua estradizione. Pur riconoscendo di aver fatto parte dei Pac, Battisti si è sempre detto innocente.