Cessione del quinto: come funziona il prestito per dipendenti e pensionati

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Ottenere un prestito in Italia è sempre più complicato. Le finanziarie, infatti, per concedere finanziamenti chiedono ai richiedenti il possesso di garanzie le quali troppo spesso non sono in grado di presentare. Si calcola che attualmente, nel nostro Paese, il numero di persone in grado di relazionarsi con il settore senza eccessivi problemi ammonti ad appena dieci milioni. Una vera e propria minoranza rispetto a coloro che non hanno capacità reddituale o patrimoniale e merito creditizio adeguato.
Proprio per questo la soluzione più praticata in assoluto è ormai da tempo la cessione del quinto, di stipendio o di pensione. Andiamo a vedere di cosa si tratti, come funzioni e, soprattutto, perché questa formula è così gradita dalle aziende creditizie. Lo facciamo grazie agli esperti di cessione del quinto di Mondo Prestiti.

Cessione del quinto: cos’è e come funziona

Per cessione del quinto, di stipendio o di pensione si intende la formula che prevede un piano di rientro impostato su rate mensili le quali non devono essere superiori al 20% (un quinto, appunto) dello stipendio o della pensione del richiedente. E che vengono riscosse in automatico con un prelievo alla fonte, ovvero sulla busta paga o sulla pensione di chi chiede il prestito.
Il prestito, rientrante nella categoria di quelli non finalizzati, ovvero per i quali non è necessario specificare la destinazione, non può avere una durata eccedente i 120 mesi, ovvero i dieci anni. 

Chi può richiedere la cessione del quinto?

La cessione del quinto, di stipendio o di pensione, può essere richiesta dai dipendenti a tempo indeterminato, sia pubblici che privati, e dai pensionati. Indipendentemente dal godimento delle garanzie richieste solitamente a chi chiede un finanziamento, proprio per la particolare modalità di riscossione del rateo mensile. A fare da garanzia reale, per la finanziaria interessata, è il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) maturato al momento della richiesta.
I requisiti sono invece richiesti al datore di lavoro, nel caso dei dipendenti privati. Il quale deve dimostrare di avere non solo un numero di dipendenti non inferiore a 16, ma anche di possedere una solidità economica tale da rassicurare l’ente erogante.

Quali sono i documenti necessari per poter ottenere la cessione del quinto?

Per quanto riguarda i documenti necessari, chi chiede un prestito con la cessione del quinto deve presentare:
– la documentazione anagrafica e personale:
– il cedolino della pensione se a chiedere il finanziamento è un pensionato;
– l’ultima busta paga, il certificato di stipendio contenente la data in cui è avvenuta l’assunzione, l’emolumento mensile e annuo percepito (sia al netto delle imposte che al lordo) e il TFR maturato al momento, nel caso del lavoratore.

Perché la cessione del quinto è gradita alle aziende creditizie?

Come abbiamo già ricordato, la cessione del quinto è la soluzione creditizia maggioritaria nel nostro Paese. Un primato derivante dal gradimento di finanziarie e banche per questa formula. La quale non solo mette praticamente al riparo l’ente erogatore dal mancato pagamento del debito, stante la trattenuta alla fonte, ma presenta aspetti di grande convenienza in termini puramente finanziari.
In particolare, la convenienza per le aziende che operano nella cessione del quinto deriva:
1) da tassi di interesse che sono molto elevati, soprattutto se rapportati a quelli solitamente accordati per i prestiti personali;
– dalla presenza di una serie di costi accessori (apertura pratica, istruttoria, polizze per l’eventualità di decesso o perdita del posto di lavoro) i quali fanno schizzare verso l’alto l’importo della rata mensile.

Occorre fare attenzione al TAEG, non al TAN

Quando si deve valutare l’eventuale convenienza di un prestito, la maggior parte dei richiedenti compie un errore di non poco conto. Va cioè a limitare la sua visione al tasso di interesse previsto, invece di prendere in considerazione tutti i costi connessi al finanziamento. Ovvero va a visionare il TAN (Tasso Annuo Nominale).
Il vero indice in grado di fissare la reale convenienza del finanziamento è però rappresentato dal TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale). Il quale prende in esame tutti i costi e il tasso di interesse. Proprio per questo motivo le finanziarie tendono a mettere in evidenza il TAN, in modo da distogliere l’attenzione dal cliente sul dato più importante.

L’importanza del modulo SECCI

Proprio per evitare un comportamento scorretto, l’UE ha emanato la direttiva europea 48, risalente al 2008 e accolta nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 141 del 13 agosto 2010 (in vigore dal 1 giugno dell’anno successivo). La quale obbliga le aziende creditizie a presentare al cliente il modulo IEBCC (Informazioni Europee di Base per il Credito ai Consumatori), noto anche come SECCI (Standard European Consumer Credit Information). All’interno del quale è presente con la dovuta evidenza il TAEG, aiutando di conseguenza il consumatore a farsi una idea esauriente di quanto verrà effettivamente a costargli un prestito.