Ceta, ad un anno dall’avvio si conferma opportunità di sviluppo

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N e l 1 ° s e m e s t r e 2 0 1 8, l ’I t a l i a h a complessivamente esportato in Canada merci per un valore di $3,31 mld di dollari canadesi, risultando il 3° fornitore europeo del Canada con un tasso di crescita del +9,4% rispetto al 1° semestre 2017, mentre rispetto alle importazioni, l’Italia risulta solo il 6° mercato europeo di destinazione delle merci canadesi, per un valore di $1,51 mld di dollari canadesi. E’ il dato che è emerso in occasione del Seminario “L’Accordo di partenariato strategico ed economico tra UE e Canada: SPA e CETA“ organizzato dal Centro Studi Italia-Canada in collaborazione con Confassociazioni Comunicazione e che ad un anno dalla entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada che ha disposto una serie di misure volte a facilitare ed incrementare l’interscambio commerciale tra il Canada e gli Stati membri UE, producendo opportunità e vantaggi per le imprese italiane, crescita della competitività sul mercato internazionale, riduzione dei costi ed aumento dei profitti, si pone in controtendenza alle preoccupazioni per le negative ricadute che avrebbe provocato con la riduzione dei dazi, sollevate con il suo avvio con particolare riferimento ai danni ipotizzati che avrebbe subito le aziende produttrici di grano italiano . Una situazione positiva del tutto diversa ed estranea a quella negativa prefigurata resa, per altro, anche più chiara dai valori rilevati relativi agli ultimi 3 anni: il calo delle esportazioni canadesi verso l’Italia (già dal 2015) è dovuto principalmente alla drastica riduzione di forniture di cereali, categoria che comprende grano duro e tenero, ritenuto nocivo per la salute pubblica italiana (dai $446 mln CAD del 2015 ai $173 mln CAD del 2017), in un quadro europeo, per altro, in cui già un Regolamento UE del 2014 è intervenuto in materia per i prezzi elevati del grano e già da allora il grano canadese arrivava a dazio zero. “Non che l’Accordo non possa presentare delle criticità, che peraltro ben possono essere esaminate e risolte in fase di implementazione, affrontando le invero poche questioni con spirito costruttivo nell’interesse di tutti, ma visti i risultati molto incoraggianti riscontrati nel primo anno di esecuzione (provvisoria) del CETA, certo, molto di più poteva essere fatto, solo se, accanto alle osservazioni critiche, si fosse badato ai concreti interessi degli esportatori italiani e le diverse componenti dell’expo italiano fossero state formate e messe in condizione avvalersi con profitto dello strumento che comunque era a loro disposizione.” – ha affermato nel corso del suo intervento ai lavori il Direttore del Centro Studi Italia-Canada, Avv. Paolo Quattrocchi.
“Ancora siamo perfettamente in tempo – ha proseguito Quattrocchi – sia per apportare quelle modifiche che vengono sollecitate, sia per attuare iniziative che consentano non solo il consolidamento dei lusinghieri risultati raggiunti ma anche e soprattutto il loro ulteriore miglioramento, evitando che i concorrenti europei e non, nei diversi settori, approfittando della nostra distrazione, se non apatia e scarsa reattività, occupino posizioni di mercato tradizionalmente nostre.”
Un invito da non sottovalutare, considerando che l’Unione Europea, con un valore di $ 31,351 mld di dollari canadesi, è il 2° fornitore del Canada, stando ai dati relativi al 1°semestre 2018, con un tasso di crescita del +12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parimenti si registra un aumento delle esportazioni del Canada verso l’Unione Europea del +2,2% dal 1° semestre 2017 al 1° semestre 2018, esportando merci per un valore totale di $ 22,71 mld CAD con l’UE nel mondo, 2° mercato di destinazione delle merci canadesi.
A sostegno di un più fiducioso orientamento verso il CETA va evidenziato che l’import italiano dal Canada nel 1° semestre 2018 ha fatto registrare un aumento delle quantità di beni ma non un cambio di preferenze qualitative. I dati mostrano come le principali categorie merceologiche importate dal Canada sono le stesse del periodo antecedente il CETA, ma maggiore è la quantità. In particolare, il settore minerario ed il metalmeccanico coprono più del 40% del totale importato. In particolare, il cambiamento evidente lo ha subito l’importazione della categoria dei cereali (che comprende anche grano duro e tenero) a causa della presunta tossicità. Una notevole riduzione, iniziata già da 3 anni, che va a sanare i dubbi sull’attuale utilizzo di materie prime di scarsa qualità da parte dei nostri produttori. L’importazione di cereali ha ceduto il passo a quella mineraria se consideriamo che tra il 2016 ed il 2017 il tasso di decrescita dell’import cereali è stato del -46% mentre il settore minerario ha avuto nello stesso periodo una crescita del +333,4%.
Altrettanto palese è l’assenza di un incremento delle importazioni di prodotti del settore food&beverage canadese, definiti da taluni nocivi per la salute pubblica. In un quadro in cui l’export italiano nel 1° semestre 2018, registra un incremento dei flussi commerciali verso il Canada, dall’analisi dei principali prodotti destinati al mercato canadese risulta che le categorie merceologiche più richieste sono i macchinari (settore metalmeccanico), il wine&spirits e l’automotive, che insieme coprono più del 40% delle merci esportate nel paese nord americano. L’agroalimentare, pur essendo un settore di punta del nostro export non sembra rientrare tra le principali quote del mercato canadese se non rispetto ai suoi competitors europei, ma piuttosto si distingue nel mondo per l’unicità e l’alta qualità dei prodotti.
Nello specifico, l’export italiano di prodotti agroalimentari diretto in Canada è cresciuto negli anni. Basti pensare che dal 2009 al 2017 il tasso di crescita è del +80,9% passando da un valore annuale di circa € 229 mln a circa € 415 mln, ma l’agroalimentare (ad esclusione delle bevande) non è il settore trainante delle forniture italiane verso il Canada, poiché le categorie merceologiche di questo settore non rientrano neanche fra le prime 10 in termini di quote di mercato. È altrettanto vero che, nel 2017, l’Italia si è confermata 1° fornitore agroalimentare europeo del Canada, davanti a Francia e Regno Unito. Inoltre, il 1° semestre del 2018, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostra un’ulteriore crescita delle esportazioni di agrifood, passando da un valore di circa € 176 mln a circa €203 mln, auspicando che il totale dell’anno 2018 sarà maggiore rispetto al 2017 e, dunque, di mantenere il 1° posto tra i fornitori europei del Canada nel settore. (N.R.)