Ceta: Federdoc, occorre tempo prima di esprimere giudizi

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Roma, 16 lug. (Labitalia) – “Come Federdoc, dunque in rappresentanza dei Consorzi di tutela dei vini italiani a denominazione, siamo perfettamente consapevoli di come l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e Canada, in vigore dal 21 settembre 2017, possa costituire oggetto di opposta valutazione da parte dei diversi interlocutori. Tuttavia, riteniamo che soltanto con il tempo si potrà valutare l’effettiva efficacia di questo accordo; si dovranno aspettare, quindi, i dati dell’export per poter esprimere una valutazione supportata da dati di fatto sull’accordo di libero scambio. E’ necessario attendere che le misure e le agevolazioni previste trovino applicazione e si consolidino sul mercato”. Lo afferma Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, intervenendo sul dibattito relativo al Ceta.

Nell’analisi della Federdoc, l’accordo Ceta può rappresentare un buon punto di partenza per il riconoscimento delle Indicazioni geografiche in un Paese, come il Canada, che fino ad oggi ha concepito unicamente il sistema dei marchi. Diversi gli step con connotazioni positive per il settore: la previsione di un Comitato in grado di garantire una corretta e completa informazione sulla qualità e le caratteristiche dei nostri prodotti Ig tra i consumatori canadesi; l’abolizione di alcune ‘pratiche discriminatorie’ adottate finora dai Monopoli canadesi (tariffe applicate sui vini il cui importo era più elevato per i vini europei, in particolare italiani, in quanto determinato sulla base del loro prezzo sul mercato canadese; il riconoscimento e la tutela delle Ig italiane che generano circa il 90% del valore dell’export.

“Già dai primi dati export registrati in seguito alla conclusione dell’accordo – conclude Ricci Curbastro – possiamo constatare alcuni primi effetti positivi: le denominazioni italiane sono cresciute complessivamente di un 9% in valore. Dato confermato anche nel primo trimestre del 2018, al termine del quale abbiamo raggiunto sul confezionato un 10% di crescita in valore delle Do”.